Nuova Via della Seta: dubbi Ue, India contraria

Dovrà essere una vera e propria nuova Via della Seta la “cintura” fortemente voluta dal presidente cinese Xi Jinping e che dovrà collegare Europa, Asia e Africa. Un progetto ambizioso e destinato, almeno nelle intenzioni ufficiali proclamate dal leader cinese, a “creare una strada di pace e prosperità”.

Pechino ha intascato un significativo successo con la conclusione del Belt and Road Forum for International Cooperation, tenutosi nei giorni scorsi nella capitale cinese, e a cui hanno partecipato una trentina tra capi di Stato e di governo, delegati ad alto livello, vertici della Banca Mondiale, dell’Onu e del Fondo monetario internazionale.

Una rete di strade, porti e ferrovie
Un appuntamento diplomatico importante, che affonda le sue radici in quattro anni di lavoro e preparazione. È infatti già dal 2013 che il presidente cinese Xi parla di questo progetto, dell’idea cioè di creare una sorta di reticolo, fatto di strade, linee ferroviarie e porti per collegare tre continenti.

L’idea porta la firma della Cina, e questo è innegabile, ma Xi, pur non sconfessando la paternità dell’immensa opera, non ha mancato, in più di una occasione, di affermare che la “cintura” dovrà essere un progetto corale, capace di coinvolgere a vari livelli tutti gli Stati interessati e di portare benefici a tutti, riducendo le distanze – non tanto e non solo fisiche, ma anche culturali e commerciali -, tra popoli e Paesi.


Il porto cinese di Shenzen

Una Cina sempre più aperta al mondo globalizzato, dunque. Il mastodontico progetto dovrebbe prevedere due percorsi principali: uno di tipo prevalentemente ferroviario, che collegherebbe Asia, Medio Oriente, Russia ed Europa. L’altro, “marittimo”, che andrebbe dalle coste della Cina verso l’Europa.

Anche l’Italia avrà un ruolo importante, specie nel settore dedicato agli investimenti portuali, come ha confermato il premier Paolo Gentiloni. “È importante che il presidente Xi abbia confermato l’intenzione di inserire i porti italiani tra quelli sui quali investire come terminali della nuova Via della Seta. In particolare – ha spiegato il presidente del Consiglio italiano -, è previsto il potenziamento dei porti di Trieste e Genova, collegati al sistema ferroviario e autostradale che raggiunge il cuore ricco dell’Europa”.

Oltre Fmi e Banca mondiale
Pechino sembra aver pensato praticamente a tutto, a cominciare dal piano economico e finanziario. Xi Jinping ha parlato di un costo complessivo di circa 124 miliardi di dollari. Un ruolo centrale, in questo ambito, sarà rivestito dall’Aiib, la Banca asiatica per gli investimenti in infrastrutture, che si è resa disponibile a finanziare progetti di tipo infrastrutturale concedendo prestiti ai Paesi aderenti.


Gentiloni con Xi

Questo, secondo quanto spiegato dai cinesi, consentirebbe di bypassare le istituzioni finanziarie tradizionali come il Fondo monetario internazionale o la Banca mondiale. Insomma, almeno sulla carta, la Road and Belt Initiative sembra avere tutti i requisiti per essere un successo e per portare ancora di più la Cina sul tetto del mondo. In questo, Xi può vantare l’appoggio della Russia e, inaspettatamente, persino degli Stati Uniti.

Fra Washington, Bruxelles e Nuova Delhi
Nonostante la politica fortemente protezionista della gestione Trump, il cui motto è “America first”, il delegato statunitense, il consigliere della Casa Bianca Matt Pottinger, ha fatto sapere che Washington “ha accolto con favore gli sforzi compiuti dalla Cina per promuovere il piano infrastrutturale nell’ambito del quale le società americane potranno offrire servizi di grande valore”.

Requisiti per il successo presenti sulla carta, però, dicevamo. Pur professando un’adesione di massima, l’Unione europea (Ue) ha infatti sollevato una serie di perplessità. A essere evidenziata negativamente è principalmente la mancanza di attenzione, nel progetto, per le tematiche ambientali (e questo, trattandosi della Cina, non è che meravigli eccessivamente) e di sostenibilità e trasparenza.

Esplicitamente contraria alla Belt and Road Initiative, invece, è l’India (che non ha proprio partecipato al Forum con alcuna sua delegazione): se da un lato Nuova Delhi si oppone ad una visione troppo sino-centrica dell’Asia (e persino del mondo), dall’altro è perplessa in relazione al passaggio di parte della “cintura” nella regione del Kashmir, tuttora contesa con il Pakistan.

La Cina, tuttavia, non sembra preoccuparsi eccessivamente né della posizione indiana, anche perché la contrarietà di Nuova Delhi appare praticamente irrilevante, vista invece l’adesione di tutti gli altri Paesi asiatici (fatta eccezione per il Bhutan, che però con Pechino non ha intrattiene rapporti diplomatici), né di eventuali altri “intoppi”. A chiusura del vertice, Xi Jinping ha infatti detto “che il progetto del secolo porterà nuovo splendore alla civilizzazione umana”.

(Nello del Gatto via Affarinternazionali.it)

 


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