Scoperto piano di evasione milionaria in Abruzzo, con vittime lavoratori slovacchi

Dopo un anno di di indagini la Guardia di finanza di Popoli (Pescara) ha scoperto e smantellato un piano per sottrarre ingenti somme di denaro all’Agenzia delle Entrate, all’Inps e all’Inail. Sono sette le persone coinvolte, a vario titolo, per diversi reati che vanno dalla dichiarazione fraudolenta con emissione di fatture per operazioni inesistenti alla sottrazione fraudolenta del pagamento delle imposte.

In base a quanto accertato dalla Finanza nell’ultimo quinquennio sono state emesse fatture per operazioni inesistenti pari a circa 2,7 milioni di euro, non sono stati dichiarati redditi per 718 mila euro e si sarebbero verificate violazioni all’IVA per 500 mila euro. Venti partite IVA, poi, sono state segnalate all’Agenzia delle Entrate per il provvedimento di chiusura. A capo del giro c’era un uomo abruzzese che ha coinvolto un gran numero di stranieri, residenti in Slovacchia, reclutati come maestranze da impiegare nel settore edile con la promessa di un compenso mensile, vitto e alloggio, ma poi utilizzati per scopi diversi.

Le indagini della Finanza sono scaturite da una serie di verifiche fiscali eseguite nei confronti di 25 tra societa’ e ditte individuali, coinvolte in un vasto giro di imprese inesistenti, che erano formalmente intestate a prestanomi slovacchi. Tutte queste realtà sono risultate di fatto riconducibili ad un unico soggetto, operante in Abruzzo e nelle Marche. L’uomo reclutava gli stranieri in Slovacchia, e all’arrivo in Italia queste persone dovevano firmare una serie di documenti, finalizzati a formalizzare la richiesta di attribuzione di nuove partite IVA. Attratti dal miraggio della regolarizzazione e non conoscendo bene l’italiano gli slovacchi firmavano, assolutamente ignari di cosa ci fosse dietro, ma così facendo si sono ritrovati ad essere titolari di ditte individuali o legali rappresentanti di società. Le ditte, tutte costituite da soci di nazionalità prevalentemente slovacca ma riconducibili tutte allo stesso uomo, erano state create per appaltare lavori edili. I lavori venivano effettivamente eseguiti dagli slovacchi, che pensavano di essere stati regolarmente assunti dall’imprenditore italiano il quale incassava e fatturava gli importi ricevuti in nome e per conto delle società, di fatto inesistenti. Attraverso il giro di fatture messo in piedi con questo meccanismo si generavano falsi costi e si conseguivano indebite detrazioni d’imposta, evitando il pagamento di ogni spettanza contributivo-previdenziale per i lavoratori stessi.

(Fonte abruzzo24ore)

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