Il ministro degli Interni Kalinak di nuovo al centro di affari poco chiari

Il ministero dell’Interno, guidato da Robert Kalinak (vicepresidente del partito socialdemocratico Smer-SD), avrebbe violato la legge sugli appalti pubblici quando ha deciso, senza gara d’appalto, di creare il suo nuovo Centro clienti a Bratislava in un edificio del quartiere Nove Mesto. Così ha stabilito l’Autorità di vigilanza sugli appalti pubblici UVO, che minaccia di comminare al ministero una multa da 260.000 euro. Tutta l’operazione per la creazione del centro – l’acquisto dell’edificio, la ricostruzione eccetera – sarebbe stata organizzata direttamente dal ministro Kalinak, secondo il deputato indipendente di opposizione Miroslav Beblavy.

Nel 2012 il ministro Kalinak ha lanciato il progetto di riforma della pubblica amministrazione ESO, che avrebbe dovuto progressivamente rinnovare il rapporto dei cittadini con l’autorità per ogni necessità attraverso una serie di Centri clienti diffusi in tutta la Slovacchia. E quello creato a Bratislava sarebbe dovuto diventare il gioiello dell’intero progetto, la cui struttura è stata acquistata per 12,8 milioni di euro da Vienna Invest nel 2015 e Kalinak promise allora che l’operazione non sarebbe costata un euro di più, a costo di rassegnare le dimissioni. Ma poi il prezzo è aumentato di altro mezzo milione, dice Beblavy, un ulteriore costo tenuto segreto per diversi mesi; ragion per cui il ministro dovrebbe mantenere la parola e andarsene.

Beblavy, che aveva chiesto l’ispezione di UVO, ha denunciato venerdì la posizione di Kalinak e ora dice che l’edificio è stato pagato una cifra superiore tra 700 mila e 2 milioni in più rispetto alla cifra promessa. Kalinak si difende dicendo di non aver violato alcuna legge e di non avere nessuna intenzione di dimettersi. Se l’autorità emetterà la sanzione, ha detto, lui è pronto ad andare in tribunale. Kalinak ha spiegato, contraddicendo quando detto dall’UVO, che i lavori di ricostruzione potevano essere fatti solo dal proprietario dell’edificio, al tempo appunto la società Vienna Invest.

Nel febbraio 2015 il ministero affittò la struttura, conosciuta come “stará Ikea”, la vecchia sede dell’Ikea, e il terreno circostante, per 73mila euro al mese da Vienna Invest, poi ha affidato i lavori di ricostruzione alla stessa ditta, per 6,6 milioni di euro inclusa l’Iva, senza fare alcun bando di gara pubblica e ha aumentato un paio di mesi dopo a 110mila euro il canone di affitto. Lamentando scarsità di fondi, per pagare il costo della ristrutturazione il ministero nel dicembre 2015 ha dato a Vienna Invest l’edificio per uffici su via Starometska, una posizione molto lucrativa nella Città Vecchia, di fianco all’hotel Falkensteiner, dove si trovava ad esempio l’ufficio per le licenze commerciali, valutato 4,8 milioni di euro, mentre altri 2,3 milioni sarebbero stati regolati in denaro. Di nuovo, dice Beblavy, è stata violata la legge sugli appalti firmando un contratto senza gara direttamente con Vienna Invest. Beblavy contesta il comportamento opaco del ministro e ha affermato che prima dell’ispezione UVO aveva chiesto tre volte, come parlamentare, informazioni dettagliate e documenti al ministero in base alla legge sulla libertà di informazione, ma non ha mai ottenuto quello che chiedeva nonostante l’obbligo delle istituzioni di fornire tutte le informazioni richieste.

Il ministro ha declassato le critiche di Beblavy a pura speculazione politica e ha sottolineto che con l’operazione si è riusciti ad aggiudicarsi l’edificio ad un prezzo inferiore del 30% al prezzo di mercato. Il mezzo milione in più di cui dice Beblavy in realtà non va considerato come “costo dell’edificio”, perché si tratta di attrezzature speciali, come stazioni di trasformazione e cavi elettrici, che non rientrano nelle dotazioni di un ufficio standard, ha detto Kalinak.

Le attività di gestione di Kalinak delle proprietà del suo ministero erano state oggetto di un attacco anche un paio di settimane fa quando Igor Matovic, capo del partito OLaNO-NOVA, aveva fatto luce su una transazione nella quale il ministero avrebbe perso almeno un milione di euro. Partendo da informazioni pubblicate dal settimanale Plus 7 Dni, Matovic ha affermato che nel dicembre 2016 il ministero ha scambiato due lotti di terreno in zone pregiate di Bratislava per l’affitto di quattro appartamenti in un’area periferica della capitale da assegnare a funzionari della polizia. Secondo Sme, appartamenti che sono gestiti da una società che si chiama House Services il cui amministratore è Peter Basternak, fratello dell’immobiliarista Ladialsv già ritenuto vicino a Kalinak e che nei mesi scorsi è stato origine di uno scandalo di presunte frodi fiscali milionarie di cui ancora non si vede la fine. Secondo Matovic i lotti di terreno ceduti hanno un valore di 1,6 milioni di euro, mentre il valore del contratto firmato dal ministero è di 600 mila euro: una perdita secca per lo Stato di 1 milione di euro, accusa Matovic. Una nota del ministero dice che le terre non erano utilizzabili per le attività ministeriali, e che le perizie sul valore dei lotti sono state eseguite da esperti indipendenti. Del resto, afferma il ministero, uno scambio di questo tipo è una operazione standard che viene utilizzata da anni.

Il ministro Kalinak è stato coinvolto dalla scorsa estate nello scandalo Basternak, e per lunghi mesi l’opposizione ha organizzato sit-in e manifestazioni per chiederne il licenziamento. Nemmeno mozioni di sfiducia in Parlamento hanno però ottenuto tale risultato, e sia il premier Robert Fico, capo dello stesso Smer, sia gli altri due partiti della coalizione di maggioranza, hanno sempre difeso il ministro, qualcuno probabilmente tappandosi un po’ il naso. Kalinak è considerato da molti osservatori la pecora nera di questo governo, e la sua posizione è ritenuta danneggiata da una gestione piuttosto liberale di affari personali e pubblici. La marcia anti-corruzione del mese scorso organizzata da due studenti delle scuole superiori che si dicono estranei alla politica aveva come primo obiettivo la rimozione di Kalinak, nonché del capo della polizia Tibor Gaspar e del procuratore speciale Dusan Kovacik, ritenendo le dimissioni di questi personaggi fondamentale per una azione davvero incisiva sulla corruzione nella pubblica amministrazione e ai piani alti del potere in Slovacchia.

(Red)


Foto vlada.sk

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