Intervista ad Andrej Danko: ottime relazioni con l’Italia, l’UE deve restare unita

Il Consiglio Nazionale della Repubblica Slovacca – il parlamento a camera unica di 150 membri eletto ogni quattro anni – è presieduto dal marzo 2016 da Andrej Danko, leader del Partito Nazionale Slovacco (SNS), seconda formazione della corrente maggioranza guidata dai socialdemocratici di Smer-SD cui si aggiunge Most-Hid, partito moderato per la coesione tra slovacchi e minoranza ungherese. Come presidente del Parlamento, Danko ha svolto una funzione importante nel corso del semestre di presidenza slovacca del Consiglio dell’Unione europea, nella seconda parte del 2016, ospitando tutti i leader dei parlamenti europei per un grande summit svoltosi al castello di Bratislava nell’ottobre scorso. E un secondo vertice dei capi parlamentari nella capitale slovacca si è tenuto nel mese di aprile. Alla fine di marzo 2017 Andrej Danko si trovava a Roma in occasione delle celebrazioni dei 60 anni dei Trattati di Roma che hanno istituito l’UE, una istituzione che Danko sostiene insieme al suo partito, ma che reputa necessario sia sottoposta a una profonda revisione per avvicinarsi di nuovo ai cittadini sfiduciati e per riportare al centro del discorso gli Stati nazionali e non più i burocrati di Bruxelles. Proprio a Roma è stato avvicinato per uno svelto scambio di parole, concluso qualche giorno fa con un ulteriore commento.

Egregio Signor Presidente, ci permetta di ringraziarla dell’intervista. Sappiamo che è molto impegnato sia per le attività legate alla carica di presidente del Parlamento Slovacco che di presidente di uno dei partiti maggiori di governo in Slovacchia e quindi siamo onorati che lei sia riuscito a dedicare il suo tempo per questa intervista a Buongiorno Slovacchia.

Andrej Danko: Anch’io vi ringrazio.


Danko giura sulla Costituzione nel marzo 2016

Lei nella sua carriera ha dimostrato capacità politiche coronate da successo. Come vede il futuro dell’Unione Europea oggi e come lo vedeva 10 anni fa? Qual è il futuro che vorrebbe vedere lei personalmente quale presidente del Parlamento slovacco e presidente del Partito Nazionale Slovacco (SNS – Slovenská Národná Strana)?

Andrej Danko: Sono solo da breve tempo in questa “battaglia”. Rilanciare un partito storico quale l’SNS (che è il partito con la vita più lunga sulla scena politica slovacca) è una prima importante sfida, mentre la seconda sfida è realizzare le idee e gli ideali politici. Per ragioni istituzionali e politiche, sono sempre di più costretto a viaggiare e mi accorgo come è difficile far accettare e far cambiare determinate posizioni perché ai nostri giorni, in ogni paese europeo, vincono le forze che sono superficiali – quelle che anziché analizzare la sostanza del problema, la criticano e la decompongono. E come dovrebbe essere l’Unione Europea? Forte, nei settori che le abbiamo affidato e dovrebbe essere in grado ad adempire gli obiettivi fondamentali che abbiamo ricordato in occasione del Sessantesimo Anniversario della sottoscrizione dei Trattati di Roma. Ciò significa in primis che l’Unione europea dovrebbe prestare attenzione ad ambiti quali la sicurezza e la moneta comune, l’Unione europea dovrebbe unire i sistemi sociali e concretizzare le visioni che sono state poste a suo fondamento con lo scopo di essere più vicini l’uno con l’altro così poi da riuscire a ricoprire al meglio il ruolo che gli spetta di partner dei grandi Stati, quali Cina, Russia, Stati Uniti d’America. I nostri “piccoli” paesi (dal punto di vista dell’economia, della difesa, della sicurezza, ecc.) soffriranno di sicuro se non rimaniamo insieme ma l’Unione europea deve ben tenere conto che l’Europa richiede un modello speciale; diverso dagli Stati Uniti d’America così come dal funzionamento della Federazione Russa. La mia visione è quella che l’Unione Europea debba essere un’entità compatta che tuteli i propri cittadini e al contempo mantenga l’identità dei singoli popoli. Torniamo quindi ad un modello speciale, secondo me un modello richiesto dalla stessa natura dell’Unione europea. Dovrebbe essere un modello in cui gli Stati membri abbiano pieno valore, funzionante sul principio di parità di diritti e di parità di voto. Ed è proprio questo che già “scricchiola”, molti paesi devono lottare con problemi riguardo l’onda massiccia dell’immigrazione, con i problemi generati dall’introduzione dell’Euro, che poi hanno portato, come dico io, ad un “egoismo nazionale”, come ad esempio per la Brexit.


Danko con il presidente della Commissione UE Juncker

Come valuta il livello di dialogo tra i presidenti dei Parlamenti dei vari paesi europei presenti a Roma nel mese di marzo e poi a Bratislava nei giorni scorsi?

Andrej Danko: Per quanto riguarda l’incontro a Roma, lo stesso si è tenuto con uno spirito solenne, si trattava del sessantesimo anniversario della sottoscrizione dei Trattati di Roma. Comunque il dialogo fra presidenti dei Parlamenti dell’Unione è continuo e franco: tutti constatano in armonia che l’Unione europea è comunque un buon progetto e che c’è la necessità di lavorare sul suo sviluppo, sulla collaborazione reciproca e su un dialogo di qualità in modo tale da poter evitare l’uscita di altri paesi membri.

Signor Presidente, quando ha avuto occasione di parlare con i colleghi italiani (il presidente del Senato Pietro Grasso e la presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini) che posizione hanno preso?

Andrej Danko: da tanto tempo siamo in buoni rapporti con la presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, che è venuta a visitarci anche a Bratislava, e ugualmente tengo in gran stima anche il presidente del Senato, Pietro Grasso. L’Italia non fa mistero, attraverso i propri massimi rappresentanti parlamentari, di volere una maggior federalizzazione dell’Unione europea, riforme e anche una più intensa collaborazione. La signora Boldrini ha promosso alcuni documenti che avevano per oggetto cambiamenti nell’ambito dell’Unione europea. Per me questi incontri sono comunque sempre una fonte di molte riflessioni ed ispirazioni.


Danko interviene alla Camera dei Deputati a Roma

Le viene attribuito il merito del rilancio del Partito Nazionale Slovacco (SNS) ed è ritenuto merito suo se il partito è ritornato in Parlamento e se si sia riusciti a formare una coalizione politica per la guida della Slovacchia. Secondo lei, che cosa bisogna fare in questo momento storico segnato da forti contrasti perché possa rinascere l’ambizione di unità di intenti nella politica europea?

Andrej Danko: Indubbiamente bisogna tornare ai valori fondamentali e alla stima reciproca. E grazie della domanda: pochi media in Slovacchia riescono a porre domande di questo tipo. Oggi noi ci troviamo spesso nella lotta politica a far fronte ad attacchi da parte dei media nazionali, perché purtroppo non esiste un dialogo costruttivo e la stima del prossimo; il lavoro di molti media slovacchi sembra nasca e si basi solo sulla critica e sugli attacchi verbali. La Slovacchia e il popolo slovacco sembra abbiano fatto un passo indietro per quanto riguarda la comunicazione reciproca. Oggi, quando accendo il telegiornale, non vedo quasi niente che possa avere un valore, e questo vale sia per la televisione statale che per quelle private. Proprio un ragionamento negativo e l’approccio ai vari problemi fortemente orientato alla mera critica crea un grave ostacolo sul percorso verso i necessari risultati di qualità e buona collaborazione. Dopo tanti anni in politica, io sostengo che la stima reciproca e il rispetto sono i primi e fondamentali presupposti per ottenere un qualsiasi successo, percepisco la loro carenza come uno dei più grandi problemi della società, a partire dalla famiglia fino allo Stato. Vedo poi che la mancanza di stima e di rispetto a volte porta i miei avversari politici a fare atti estremi ma senza nessun vero beneficio per la società ed i cittadini.


Danko con Antonio Tajani, capo del Parlamento Europeo 

Presidente, mi permetta una domanda relativamente ai rapporti bilaterali tra la Slovacchia e l’Italia. In quali settori, secondo lei, ci sono possibilità e spazio per una crescita comune?

Andrej Danko: A me personalmente piace molto visitare l’Italia. Ci sono stato anche l’anno scorso in occasione di una visita al Santo Padre, però rigorosamente distinguo la diplomazia del Vaticano da quella dell’Italia. Certo, mi piace moltissimo la storica Roma, dai tempi antichi siamo legati con l’Italia per diversi motivi. Basta costruire su queste fondamenta, sulla collaborazione culturale, parlamentare e commerciale. È davvero importante per sviluppare sani e solidi rapporti italo-slovacchi anche il fatto che molti imprenditori italiani sono riusciti ad affermarsi in Slovacchia, e viceversa, molti slovacchi hanno avuto successo in Italia. L’Italia potrebbe essere un esempio anche per il settore termale. Ancora ai tempi dell’Impero Romano si costruivano terme nelle diverse città, anche vicino al Danubio abbiamo un esempio di un insediamento romano dal quale i Romani attraversavano il Danubio per arrivare fino a Trenčín, e sino ad oggi si sono conservati i resti delle terme romane: nei fatti sono stati i primi ad aver capito il potenziale delle terme in Slovacchia e credo che anche oggi, come pure nel futuro, ci sia spazio per approfondire la collaborazione ed il supporto italiano anche nel settore termale.

(Red)


Foto nrsr.sk

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