In Slovacchia, viaggio verso la “piccola pioniera”

Negli ultimi anni, complice la ritrosia della mia compagnia di viaggio per l’aereo, ho scoperto quanto mi piaccia andare in esplorazione della Vecchia e Nuova Europa in macchina. È un approccio dolce, graduale, senza distacchi traumatici, che dà il senso di quello che per me è l’Europa, tante genti diverse per usi e lingue ma che convivono in pace senza confini e dogane. Per me, che le dogane le ho conosciute, superarle senza pensieri mi rende contenta come una bimba.

Con un amico dei tempi felici della mia famiglia, e con la moglie slovacca, entrambi perfetti Virgili in questo viaggio, ognuno per le loro competenze e conoscenze, ho conosciuto la parte che mi mancava della Slovacchia, la grande pianura danubiana, incrocio di altri tre grandi paesi, Austria, Repubblica Ceca e Ungheria, “appiccicati” gli uni agli altri in una piacevole commistione di lingue, odori e sapori.

È stato un viaggio, come si dice adesso, slow, coi tempi giusti, passeggiando e chiacchierando, curiosando in negozi e scaffali, gustando solo cucina slovacca e ungherese, alla ricerca di scatti che mi consentissero di “portarmi via” sensazioni del momento da ricordare anche in seguito. Il viaggio aveva due scopi, entrambi condivisi: il primo era quello di conoscere il paese e la piccola bella capitale Bratislava. Il secondo è stata una caccia al tesoro, in cui il tesoro era la piccola Pioniera, e con lei la Storia, anche la mia. Missione compiuta! Vedere i luoghi dove il romanzo è stato ambientato mi ha fatto capire tante cose, cambiare opinioni e sfatare luoghi comuni. Sentirmi accolta in famiglia è stato quanto ogni viaggiatore spera di vivere: partecipare ai gesti quotidiani di una famiglia straniera è il modo migliore per capire una nazione, e se ci si aggiunge l’affetto… un grazie sincero che va oltre le convenzioni e le apparenze.

Un’ultima osservazione: con la mia guida avevo a disposizione giusto dieci parole, di cui una strategica, che gli slovacchi usano continuamente, DOBRE. Si usa alla fine di una frase per dire bene! certo! sicuro! accompagnata da un cenno affermativo della testa o da un sorriso. Questo mi porto a casa, questo “dobre” positivo di una Nazione che crede nel futuro. Grazie.

(Anna Maria Marchetti)

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