Cina e soft-power, la lotta per l’influenza globale

La Cina è ormai definita una grande potenza, e come tutte le grandi potenze anche Pechino ha iniziato a stilare una propria strategia di soft-power, in modo da competere per l’influenza sul mondo: qui si tenterà di illustrare più approfonditamente tale realtà e le sue multiple incarnazioni. [Di Luca Bettinelli, thezeppelin.org]

Nel corso di tutto il XX secolo – e in maniera diversa anche nei tempi passati – le grandi potenze hanno cercato di presentare sé stesse nell’arena internazionale nel migliore dei modi, sperando conseguentemente di ottenere una maggiore influenza e guadagnare, così, un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti: stiamo parlando del “soft-power”, contrapposto al tipico “hard-power” che un Paese è in grado di generare attraverso il mero impiego della forza militare.

Tale “gioco” raggiunse indubbiamente l’apice della programmazione nel corso della Guerra Fredda, quando gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica fecero di tutto per dimostrare che la loro “way of life” fosse migliore di quella dell’avversario. Ciò trovò espressione in una miriade di campi: si potrebbe porre l’attenzione sul piano culturale oppure su quello scientifico (in questo modo rievocando la cavalcata che nell’arco di soli otto anni portò l’uomo nello spazio e sulla Luna), passando per le competizioni sportive, come è ben spiegato in questo paper titolato “The Olympics, International Geo-politics and Soft Power”, fino ad arrivare al campo dell’arte – basti pensare la CIA, ad esempio, utilizzò a loro insaputa artisti espressionisti come Pollock e De Kooning in questa “battaglia”.

Leggi anche:
Che cos’è il soft-power

Con la conclusione del conflitto ideologico e con l’emergere di una diversa situazione geopolitica dovuta alla caduta del Muro di Berlino, questo contesto si è modificato. Gli Stati Uniti sono rimasero l’unica superpotenza del sistema internazionale, e l’idea che fosse necessario influenzare culturalmente il resto del mondo è stata superata da altre necessità, anche in virtù del fatto che il modello americano continuava ad autoalimentarsi senza particolari sforzi.

Questo lo si rileva, soprattutto, nella percezione che la gente ha delle istituzioni statunitensi: da ciò è possibile comprendere come nonostante spesso non si condividano le scelte politiche della nazione nordamericana, in ogni caso si continua generalmente ad apprezzarne numerosi aspetti, e l’immagine degli Usa nel mondo rimane sostanzialmente positiva.

Il ritorno del soft-power

Oggigiorno, per via del mutamento e del ri-bilanciamento relativo della potenza nel sistema internazionale, si assiste al tentativo da parte della potenza emergente cinese di accrescere questa capacità d’influenza. Ben diversa dallo stato chiuso e arretrato esistente negli Anni ’70, la Repubblica popolare cinese degli anni 2000 ha imboccato la strada dello sviluppo economico, dell’apertura relativa dei mercati, e della necessità di rendere la propria immagine più attraente (e meno minacciosa) all’estero.

La problematica primaria che potrebbe incontrare il governo cinese nel riflettere al resto del mondo un’immagine positiva di sé è rappresentata – almeno per i paesi con una solida tradizione democratica alle spalle – dai perduranti elementi di autoritarismo che esso produce, e che non sembrano destinati ad essere abbandonati. Quindi qual è stata la proposta su cui il Politburo, su spinta dell’attuale Presidente, ha deciso di elaborare al fine di mutare il quadro?

Innanzitutto si è deciso di puntare fortemente sulla componente storica e culturale della Cina, che indubbiamente esercita un certo fascino su ampie fasce della popolazione mondiale, anche in Occidente. Attraverso la fondazione dell’”Istituto Confucio”, un’istituzione nata per la diffusione della lingua e della cultura cinese presente in 140 stati, si è avviata questa campagna internazionale in grado non solo di aumentare la conoscenza che si ha della Cina sotto il versante linguistico o delle tradizioni in generale, ma anche di “influenzare” il pensiero riguardo a determinati eventi della storia nazionale passata e/o presenti che riguardano in qualche modo la Cina.

Basti pensare come all’interno di tali istituzioni un evento altrimenti globalmente conosciuto come la repressione di Piazza Tiananmen del 1989 sia stato eliminato dai programmi scolastici. Persino un alto funzionario del Partito comunista cinese ammise qualche anno fa come le mosse sopra descritte non potessero non essere considerate delle vere e proprie azioni di propaganda. Ulteriori azioni attuate nell’ambito culturale si notano con il tentativo di acquisire partecipazioni nella case di produzione hollywoodiane (uno dei grandi motori del soft-power statunitense), nonché dei media tradizionali anche all’interno degli Stati Uniti.

Un aspetto particolarmente interessante lo si ricava anche dai tentativi in ambito sportivo di raggiungere livelli altamente competitivi. È di qualche anno fa la richiesta da parte del Presidente Xi Jinping di porre le basi per un forte sviluppo del calcio all’interno della Repubblica, con l’intenzione di riuscire ad accaparrarsi l’organizzazione un’edizione del Mondiale prima – e qui bastano soldi e volontà – e di vincerlo poi – mentre qui serve creare una cultura diffusa dello sport a livello agonistico. […continua…]

Continua a leggere qui


Foto Ryan Oriecuìa cc-by-nc
Foto Axel Rouvin cc-by

Rispondi

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

news giorno x giorno

ottobre: 2017
L M M G V S D
« Set    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  

ARCHIVIO

pubblicità google