Francia: se si può vincere con la bandiera dell’UE

La netta vittoria nelle presidenziali francesi di Emmanuel Macron apre una serie di scenari nuovi, per la Francia, ma anche per l’intera Europa. Prima di tutto il risultato ricaccia nell’angolo il Front National, che ancora una volta non è stato capace di aggregare voti al di là del suo bacino elettorale.

Le istanze di rivolta anti-sistema portate avanti dagli estremi dello schieramento politico francese rimangono all’ordine del giorno, ma la maggioranza dei votanti ha nettamente affermato la sua preferenza per un rinnovo del sistema, con il compromesso rappresentato da Emmanuel Macron: un candidato giovane, con una brillante carriera all’interno dell’establishment, che ha però avuto la prontezza di fare un passo di lato presentandosi fuori dai partiti tradizionali. La vittoria di Macron attualizza quel ‘soffitto di cristallo’ contro cui l’estrema destra sbatte in Francia da decenni.

La novità della collocazione politica
Ma la grande novità sta nella collocazione politica di Emmanuel Macron: non si tratta di un candidato della destra o della sinistra classica eretto a “campione anti estremisti”, come fu il caso di Jacques Chirac nel 2002. Macron vince con una logica centrista e con una piattaforma che permette la convergenza ideologica di una larga fetta dell’elettorato: un riformismo social-liberale con una forte attenzione alla dialettica con l’Europa.

La scenografia del suo trionfo, con lui che sale sul palco di fronte alla Piramide del Louvre e in sottofondo l’Inno alla Gioia di Beethoven, rinforza il simbolismo europeo intorno all’elezione di Macron. Ed è altrettanto importante e positivo constatare quanto i sostenitori di Macron accolgano con piacere questo riferimento europeo, un dato di fatto confermato dalla presenza costante di bandiere europee nella campagna del neo-presidente.

Fine del tiro al bersaglio sull’Europa
Rompendo la dialettica fra destra e sinistra, Emmanuel Macron ha anche rotto quel gioco di tiro al bersaglio sull’Europa che i partiti classici si sentivano in dovere di praticare nella loro ricerca di allargare il consenso agli estremi. Un segnale particolarmente incoraggiante, perché non crea quella discrepanza – constatata spesso di recente – prodotta invece da chi, con toni bellicosi, annunciava di volere rovesciare il tavolo a Bruxelles per poi praticare una politica europea tutto sommato classica, aumentando ulteriormente la diffidenza dell’elettorato verso l’Unione e le sue istituzioni.

Macron spezza questa catena per proporre una piattaforma politica che si articola su un metodo concreto e pragmatico, quello del riformismo interno ed europeo. Al di là delle azioni della sua futura presidenza, vanno salutate l’onestà e la trasparenza di questo approccio. È una svolta che potrebbe segnare non soltanto la politica francese, ma anche quella dell’intero continente: si può vincere anche lasciando da parte il famigerato “euro-bashing” e impugnando la bandiera dell’Unione.

Fuori dalla crisi con dinamiche positive
Se poi mettiamo insieme l’intera sequenza politica dell’anno scorso, con – dopo la Brexit – le elezioni austriache, olandesi e infine francesi, dobbiamo sottolineare che si sta uscendo da una crisi dell’Europa con delle dinamiche positive e interessanti. La Brexit fa ormai parte della storia, non soltanto perché è un evento passato ma anche perché ha mostrato il pericolo di un voto sbagliato, ovvero quello di caricare l’Europa di una serie di critiche fuori tema.

Ed è paradossale constatare che una certa rinascita francese ed europea si svolga anche nel contesto del dopo Brexit, come se tutto sommato il Regno Unito avesse risvegliato l’Unione con la sua uscita. Un giorno si potrà magari ringraziare gli inglesi che, sacrificandosi sull’altare del nazionalismo, hanno salvato l’Europa.

Emmanuel Macron ha appena iniziato il suo cammino. Deve trasformare la meta con un calcio franco nel contesto spigoloso delle elezioni politiche, ma potrà comunque beneficiare della vittoria alle presidenziali, che dovrebbe trainare la sua forza politica. Deve poi mettere in ordine una compagine governativa in grado di interpretare lo spartito che egli ha scritto durante questa campagna.

Ma le sue prime mosse da presidente eletto dimostrano la sua grande intelligenza e l’attenzione al rigore e alla trasparenza. Niente eccessi nel celebrare la vittoria – al contrario di Nicolas Sarkozy. Si presenta all’Eliseo con la moglie Brigitte, una coppia moderna ma anche stabile, una novità nella recente storia politica francese. Ha capito l’importanza della forma nei confronti del “paese che soffre” e si sta già muovendo per interpretare il ruolo del raffinato amatore di teatro.

Spesso in Francia si è peccato per eccesso di attese nei confronti di un presidente della Repubblica percepito come un Re taumaturgo. Emmanuel Macron ha subito indossato l’abito di monarca costituzionale della Quinta Repubblica, il che potrebbe anche riconciliare i francesi con la carica presidenziale, e, possibilmente, con la politica in generale. Auguri, Presidente!

(Jean Pierre Darnis via Affarinternazionali.it)

 


Foto Lorie Shaull cc-by-sa, flickr cc-by-nc, Lorie Shaull cc-by-sa

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