I tre Maggi – tri Máje. Trittico sul mese di maggio 2/3

Cari lettori, eccoci qui con la nostra seconda puntata del ciclo “tre Maggi – tri Máje“. Qui la prima, pubblicata la scorsa settimana.

Italia  – la compagnia maggistica

„Cantano il Maggio, cantano il Maggio!“ gridavano i bambini correndo entusiasti verso la piazzetta centrale, in uno sperduto ma bellissimo paesino nell’Alto Appennino Tosco-Emiliano. Mi sono subito immaginata  máj, il nostro alberello di buon augurio, ma veramente era agosto e non capivo come il “maggio” possa essere “cantato” da qualcuno. Così ho scoperto l’antica tradizione del teatro popolare, che nel comune di Villa Minozzo (provincia di Reggio Emilia) viene rappresentata da diverse compagnie maggistiche attive sul territorio e che nella stagione estiva si esibiscono in varie occasioni “cantando il Maggio”.

La compagnia Maggistica Monte Cusna di Asta è una delle compagnie maggistiche più attive: da quando nel 1973 ha ripreso l’attività, ha messo in opera più di 30 diversi copioni avvicinandosi alle trecento rappresentazioni partecipando a tutte le Rassegne Nazionali del Maggio. La compagnia è cresciuta sotto la guida di Berto Zambonini (nella foto sotto in veste del re Agramante, maggio di Rodomonte) che già negli anni sessanta ha creato alcune delle sue scenografie più elaborate e realistiche; essendo la passione per il Maggio contagiosa, oggi tra i 18 maggerini della compagnia Maggistica Monte Cusna  ci sono 8 tra figli, nipoti e pronipoti di Berto Zambonini. La compagnia si distingue per la gestualità e la mimica che accompagna il canto, la grande enfasi durante i combattimenti, nonché la notevole presenza femminile. Le donne infatti non ricoprono solo ruoli di damigelle o principesse, ma anche di guerriere dando vita a memorabili combattimenti.

Il Maggio drammatico, ancora prima di essere una forma di tradizione popolare, è una forma d’arte che sintetizza secoli di tradizione; esso non rappresenta solamente un rito o un cerimoniale ma uno spettacolo vero e proprio. Le rappresentazioni di Maggio, tratte dalle epiche cavalleresche rinascimentali italiane (Orlando Furioso, Rodomonte, Tristano e Isotta), avvengono all’aperto, preferibilmente sulle radure boschive, e vengono sempre allestite con la scenografia essenziale resa importante dal contesto naturale e dall’immaginazione dello spettatore. In passato il Maggio – in modo simile alla preparazione dei carri del Carnevale di Viareggio – impegnava tutto l’anno intere famiglie se non interi paesini: si inventavano e cucivano i costumi, si leggevano e riscrivevano i copioni, si assegnavano i ruoli, si adattava o modificava la sceneggiatura. Era un motivo per l’aggregazione anche durante i mesi invernali, e d’estate, quando il Maggio si cantava, era festa paesana per diversi giorni, tutto il paese era coinvolto e partecipava con entusiasmo come avveniva nell’antichità quando tutto il popolo partecipava agli spettacoli teatrali per intere giornate. Si creava così uno stretto legame di empatia tra i protagonisti del Maggio e gli spettatori.

L’origine del Maggio drammatico si inserisce nel complesso quadro delle feste e dei riti primaverili, il risveglio della natura dopo la rigidità dell’inverno, infatti, rinvia all’idea di fecondità, di vitalità e di rinascita. Dalle canzoni di Maggio, proprie del Maggio lirico sacro e profano, che trovano la loro origine nei riti di fertilità, è derivato il Maggio drammatico, influenzato anche da altre forme drammatiche come le Sacre Rappresentazioni, i riti nuziali e le danze armate.

Il Maggio epico-drammatico ha sicuramente origine nella Toscana, esso arrivò anche in Emilia grazie alle numerose forme di contatto che esistevano tra i due valichi che uniscono le due regioni.

Lo spettacolo del Maggio non avviene nel mese che gli dà il nome, bensì in estate, in un periodo che approssimativamente va dai primi di giugno alla fine di settembre. Si attende il periodo estivo perché gli attori del Maggio, chiamati a seconda delle località maggerini o maggianti, un tempo rincasavano solo in quei mesi verso i luoghi natii. Per la rappresentazione del Maggio si utilizza un’aia, uno spiazzo, possibilmente circolare.  Il pubblico è disposto intorno allo spazio scenico, come fosse in un anfiteatro naturale. La scenografia è costituita da pochi altri elementi simbolici e semplici particolari che vengono inseriti in base alle esigenze di scena: ad esempio un ramoscello può rappresentare una foresta oppure un fazzoletto può indicare un fiume impetuoso. Il maggiante non impara a memoria la parte, se la fa suggerire dal Suggeritore che con cenni avverte anche gli attori quando è il loro turno. Il maggiante che ha terminato la sua parte si siede tra il pubblico, si toglie l’elmo, si asciuga il sudore e, pubblico anch’egli, commenta e applaude.

I testi dei Maggi sono composti da schemi metrici fissi. Le quartine di ottonari (con rima ABBA), dette anche stanze, vengono utilizzate durate tutta la narrazione, e sono cantate dai maggerini su un tema monotono, una nenia. Altri schemi metrici vengono utilizzati nei momenti di maggiore tensione emotiva e di elevata intensità, durante le scene più commoventi, come le scene di addio, le richieste di perdono, le preghiere e gli abbandoni, e, spesso, nella scene finale di chiusura del Maggio.

Una costante dello spettacolo del Maggio è la musica. Durante tutta la rappresentazione è presente un’orchestrina composta solitamente da violino, fisarmonica e chitarra. Essa, oltre a fornire l’intonazione ai maggerini, ha il compito di interrompere l’andamento uniforme e monotono del racconto e del canto, eseguendo dei brani più frizzanti come mazurche, polche o valzer.

Se durante i mesi estivi vi troverete sull’Appennino Tosco-Emiliano, non mancante di verificare dove e quando verranno svolte le rappresentazioni di Maggio (trovate ulteriori informazioni sul sito di Villa Minozzo), per regalarvi quest’esperienza unica.

Il testo è liberamente tratto dal sito del Comune di Villa Minozzo. Le foto sono state gentilmente concesse dalla famiglia Zambonini.

(Michaela Šebőková Vannini  ―  vedi il suo blog)

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