La Francia alla guerra. Marine contro Emmanuel, graffi e colpi bassi nell’ultimo duello in tv

Domenica si corre per la presidenza della Francia, e il dibattito tv di ieri tra i due contendenti al secondo turno, Marine Le Pen ed Emmanuel Macron, si apre senza complimenti e con abbondanza di colpi bassi. Da una parte Le Pen spara ad alzo zero, definendo l’avversario «il candidato della globalizzazione selvaggia, dell’uberizzazione, della precarietà», l’uomo con il «sorriso da passaporto» capace di usare argomenti «vergognosi» e colpevole di essere «pilotato dal signor Hollande». Macron la dipinge come la candidata che incarna lo spirito della sconfitta ed è impreparata ad affrontare le sfide dell’economia. I due si scontrano con toni via via più aspri, punto su punto, dandosi sulla voce a vicenda di continuo. Fanno faticare parecchio i due conduttori, costretti a interromperli in continuazione («Per favore, così è incomprensibile»).

A se stessa Marine Le Pen riserva il ruolo di «candidata del popolo, della nazione, della tutela dei posti di lavoro, della sicurezza, delle frontiere, della protezione dal fondamentalismo islamico». All’avversario Macron invece rimprovera il fatto di avere «la freddezza del banchiere d’affari che non ha mai smesso di essere». D’altra parte a quattro giorni dal voto cruciale contro un avversario dato per favorito la candidata del Front National non ha altra scelta che giocarsi tutte le carte. A giochi chiusi, i sondaggisti attribuiscono la vittoria a Macron: il candidato di En Marche è ritenuto «il più convincente» dal 63% degli interpellati, Marine Le Pen s’è fermata al 34% (sondaggio realizzato dall’istituto Elabe per Bfm-Tv). Continua a leggere qui.

Qui la pagella dell’incontro di ieri su TF1, di Alberto Mattioli (La Stampa).

IL LOOK

Macron VOTO 5
Indossa l’uniforme d’ordinanza delle élite francesi: abito blu, camicia bianca, cravatta blu (la variante è il nero, ma davanti a madame Le Pen non era il caso). Paradossalmente, quanto a look il giovin candidato dà ragione a chi lo accusa di essere quel che è: un banchiere.

Le Pen VOTO 6
Anche Marine Le Pen è ovviamente in blu: tailleur pantalon scuro, diciamo blu notte e (purtroppo) non blu Marine. Poi camicia bianca senza collo, una collanina e la solita pettinatura da zia severa che ti infligge l’olio di ricino, beninteso per il tuo bene. Presidenziale ma un po’ banale.

IL LINGUAGGIO

Macron VOTO 8
In grande forma. L’avversaria attacca per prima, lui risponde alternando i sarcasmi a lezioncine da prof che spiega nozioni basiche alla ripetente. La miglior difesa è il contrattacco, anche a costo di trasformare il dibattito in rissa. Dal signorino dei salotti buoni, non se l’aspettava nessuno.

Le Pen VOTO 5
È sorpresa dalla grinta dell’altro. E appare meno tosta del solito. Anzi, quasi impacciata. In un paio di occasioni resta senza parole, ripetere a oltranza gli stessi argomenti non è una via d’uscita (nemmeno verso l’Eliseo). All’ennesima ripetizione, stufa anche il ritornello della globalizzazione selvaggia.

L’ECONOMIA

Macron VOTO 7
L’argomento è scabroso: oggi un ragionevole riformismo non è molto di moda. Però riesce a spiegare in maniera semplice alcune buone vecchie ricette moderatamente liberali (rischioso, in un Paese in cui «liberista» è un insulto) e a difendere l’Europa. Oggettivamente conosce i dossier meglio dell’avversaria.

Le Pen VOTO 5
Dipinge l’avversario come il caimano delle multinazionali contro l’economia francese, o almeno quel che ne resta. «I grandi mangiano i piccoli, ecco il vostro credo», è il mantra. La protesta è efficace; le proposte nebulose, comprese quelle sull’uscita dall’euro e dall’Europa, come e quando, chissà.

LA SICUREZZA

Macron VOTO 6
Sa che in materia rischia di pagare gli insuccessi degli ultimi anni, quindi si mostra intransigente. Promette «tolleranza zero» contro il terrorismo, cercando di togliere all’altra il monopolio della fermezza. Fino ad accusarla di volere la guerra civile. E la discussione diventa una gara: a chi le spara più grosse.

Le Pen VOTO 6
È il suo cavallo di battaglia. La ricetta è semplice, forse anche semplicistica: controlli alle frontiere, espulsione degli stranieri sospetti, meno lassismo, più prigioni, un giro di vite generalizzato. Attacca Macron sul bilancio di Hollande: facile, ma non del tutto convincente.

(Fonte LaStampa.it, cc-by-nc-nd)

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