Alle origini del populismo la poca istruzione

[Di Gianni Riotta, La Stampa] – Titolo di studio e luogo di residenza sono ormai la miglior sfera di cristallo per prevedere le scelte politiche degli elettori. Marx credeva che l’economia dominasse sulla politica, Weber studiava l’influenza di religione ed etica, McLuhan e Sartori la potenza della tv. Ma la turbolenta stagione elettorale 2016-2017, Brexit, Trump, referendum turco e il duello in Francia tra il tecnocrate Macron e la nazionalista Le Pen indicano, con un impressionante mosaico di dati, le vere tribù politiche del nostro tempo: Senza Laurea contro Laureati; Città contro Campagna.

I Laureati si raccolgono sempre intorno alle stesse bandiere, No a Brexit, per Hillary Clinton, contro le riforme costituzionali turche di Recep Tayyp Erdogan, per Emmanuel Macron. Chi ha solo un diploma, o non ha finito le scuole secondarie, si schiera dalla parte opposta, pro Brexit, Trump, Erdogan e Marine Le Pen. Come i topolini della fiaba di Esopo, gli elettori di Città e Campagna hanno opposti stili di vita. A StraCittà trionfano No Brexit, Hillary, No Erdogan, Macron; StraPaese premia Brexit, Trump, Erdogan, Le Pen.

Cas Mudde, politologo della University of Georgia, mette allo specchio gli elettorati gemelli di Trump e Le Pen, il Nord-Est francese, come la Rust Belt Usa, dove contadini e operai perdono le certezze delle loro, un tempo prospere, regioni, votando contro le élite. Nella colta area metropolitana di Parigi invece Macron domina, Le Pen raccoglie un magro 5%. Gli under 35 della capitale francese (il 44% di loro ha una laurea nel cassetto) scelgono Macron, Le Pen vince tra chi non bazzica il Quartiere Latino e non ha mai messo piede nelle scuole celebri Ena, Sorbona, Sciences Po.

Gli stessi umori hanno scosso, a novembre, l’America. Ancora nel 1996 Bill Clinton sapeva mobilitare insieme città, periferie, campagne, laureati e no. Hillary Clinton ha battuto Donald Trump in 48 delle 50 più popolose contee urbane, cedendogli però rovinosamente le 50 contee con meno laureati o popolazione: là ha perso il 30% dei voti di Obama e là, secondo lo statistico Nate Silver, «Trump ha vinto le elezioni». Come in Francia, Laureati (52 a 43 per Clinton) e Non Laureati si affrontano e tra i maschi bianchi con solo il diploma, Trump raccoglie uno schiacciante consenso, 67% contro il 28% dei democratici. E la somma dei voti populisti destra-sinistra Le Pen-Mélenchon in Francia è lo stesso blocco sociale, 40%, di Trump.

Al referendum turco le grandi città, Istanbul, Ankara, Smirne, bocciano i nuovi poteri per Erdogan, grazie all’alta scolarità della popolazione. Le aree rurali si schierano con il presidente. Votano No gli elettori colti ed abbienti, che producono il 72% del Pil turco e leggono l’85% dei libri venduti. Vota Sì chi contribuisce il 28% della ricchezza e acquista il 15% dei libri. In Gran Bretagna campagne e aree ex industriali votano Sì a Brexit per il 55%, contro le città europeiste, Londra, Manchester (polarizzata tra centro e sobborghi), Liverpool, Cardiff, Edimburgo, Oxford, Cambridge. Il Partito Laureati è con l’Europa, il Partito Non Laureati contro.

Citare online questi numeri suscita reazioni ostili: «Volete togliere il voto al popolo?», nel tono rabbioso tanto comune oggi. Ognuno tragga le conseguenze che desidera, i numeri non mutano. America, Europa, Turchia (dati interessanti anche dalla Russia) confermano un trend costante, elettori colti e urbani hanno opinioni e interessi, cultura e stili di vita che i ceti meno colti e rurali detestano. Non è la prima volta nella storia che le élite riformiste vengono condannate, come arroganti ed egoiste, dal «popolo», accadde in Vandea nel 1793 durante la Rivoluzione Francese, accadde a Napoli con i repubblicani della Pimentel sconfitti dai popolani sanfedisti nel 1799. Gli elettori di Trump, Brexit, Erdogan e Le Pen hanno, accanto a tratti di intolleranza, legittime ragioni di scontento, economiche in primo luogo, presto dimenticati da una società globale che li ha esclusi, ad esempio, da educazione superiore e tecnologie.

Una politica raziocinante dovrebbe, subito, colmare il gap, prima che l’odio lo allarghi, diffondendo scuola e istruzione gratuita e integrando, con infrastrutture, web, servizi, cultura, il centro e le periferie. Il governatore di New York, Cuomo, vara in tal senso un college finalmente senza tasse tagliagola, conscio dei pericoli di una democrazia in cui Cittadini Colti e Campagnoli Lavoratori siano nemici. Se eletto a maggio, questo sarà il problema numero 1 anche per il laureato Ena, ex banchiere, che corre ora da outsider, Macron.

(Gianni Riotta via La Stampa, cc-by-nc-nd)


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