Intervista ad Antonia Grande : gli slovacchi amano molto l’Italia e la visitano spesso

Durante la pausa pasquale abbiamo avuto modo di incontrare a Roma Antonia Grande, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura a Bratislava dal giugno 2013 alla fine del 2016. L’Istituto è ora diretto ad interim dal nuovo Ambasciatore Gabriele Meucci. Lo scorso autunno ci eravamo ripromessi con Antonia di fare una lunga intervista a chiusura del suo “periodo slovacco”, ma non siamo riusciti a concretizzarla per i molteplici impegni di fine anno. Lei ha lasciato il suo incarico in Slovacchia nei primi giorni del 2017 per rientrare al ministero degli Affari esteri a Roma, dove ricopre l’incarico di funzionario dell’area della promozione culturale.  Abbiamo dunque rimandato il compito, e l’intervista è stata ora finalmente portata a termine.

Antonia arrivò a Bratislava nell’estate di quattro anni fa nel pieno del festival Dolce Vitaj, quel concentrato di eventi che ad ogni mese di giugno ormai da dieci anni fa sbocciare nella capitale e in altre località della Slovacchia tutta la ricchezza e varietà della cultura, dell’arte, della musica e del gusto italiano per la “dolce vita” e il cibo buono e sano, prodotti tutti di secoli di talento, tradizione e amore del Belpaese. Una rassegna che lei ha avuto modo di preparare per le successive tre edizioni insieme ai tanti altri eventi svolti nel corso dell’anno e alle tante collaborazioni con festival, cattedre di lingua e cultura italiana e istituzioni varie.

Scopriamo di più nell’intervista.

Antonia Grande, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura (IIC) in Slovacchia dal giugno 2013 a dicembre 2016. Come sei arrivata a Bratislava, qual è stato il tuo percorso?

In precedenza ho lavorato 4 anni presso il Ministero degli Affari Esteri Italiano  – Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale durante i quali mi sono occupata principalmente di arte contemporanea, della Collezione Farnesina (Collezione di arte contemporanea presso il Ministero degli Affari Esteri), di grandi mostre in area soprattutto asiatica (Anno dell’Italia in Cina, mostre in onore delle visite di Stato in India, Primavera italiana in Vietnam) e del Premio New York (premio per giovani artisti italiani). Successivamente mi sono trasferita per 5 anni e 6 mesi in India dove ho svolto la funzione di Vice Direttore presso l’Istituto Italiano di Cultura di New Delhi. L’esperienza è stata straordinaria, mi ha formato sia dal punto di vista umano sia professionale. Tuttavia la vita in India è molto impegnativa e può mettere a dura prova sia il fisico che la mente pertanto, quando è giunto il momento di cambiare sede, insieme a mio marito ho deciso di spostarmi in Europa. Conosco abbastanza bene Paesi quali la Gran Bretagna (dove mi sono recata per la mia prima esperienza all’estero), l’Irlanda, la Spagna (dove ho studiato durante il mio soggiorno di studio ERASMUS), la Francia (dove a Nancy ho seguito il mio master in studi comunitari e a Strasburgo dove ho trascorso un periodo di ricerca presso la Corte europea dei diritti dell’uomo) perciò ho ritenuto fosse più interessante spostarmi in Europa centrale per conoscere meglio un’area geografica in grande fermento. In particolare, ho scelto Bratislava per comprendere la storia di un Paese giovane che ha saputo separarsi dai fratelli cechi in maniera pacifica e indolore e che è entrato nell’area euro prima degli altri colleghi del Visegrad.


Antonia Grande con il marito Massimiliano

Dal subcontinente indiano, un posto cosmopolita dai mille colori e religioni, con alte temperature e dove tutto è estremo, la povertà come le piogge monsoniche, a un piccolo paese montagnoso dell’Europa continentale, relativamente vicino all’Italia ma che molti italiani non sanno neppure indicare sulla carta geografica. Si direbbe un cambiamento radicale, un discreto shock culturale. Come l’hai vissuto? E come è cambiato il tuo approccio al lavoro di promozione culturale da New Delhi a Bratislava?
I primi giorni a Bratislava ero smarrita, confusa, confermo di aver avuto uno shock culturale. Mio marito ed io siamo arrivati il 15 giugno, di sabato, Bratislava era deserta, mi sembrava una città disabitata in confronto a Delhi, popolata da una moltitudine colorata di 18 milioni di abitanti. Per fortuna era estate pertanto non abbiamo sofferto a causa dell’escursione termica, erano i giorni in cui a Bratislava facevano 30 gradi e, pian piano, ci siamo abituati alla nuova realtà anche grazie al supporto dei miei collaboratori e di nuove amicizie sbocciate appena arrivati. Abbiamo scoperto una cultura più vicina a quella italiana rispetto a quella indiana, qui in Slovacchia posso dire di aver compreso il senso dell’espressione “casa comune europea” perché al di là delle diversità fra i singoli Paesi, l’Europa è accomunata dalle stesse radici culturali e da una storia in cui, nel bene e nel male, gli europei hanno sempre interagito gli uni con gli altri. Anche la promozione culturale deve adeguarsi al contesto socio-politico del Paese in cui si opera pertanto sarebbe stato miope realizzare le stesse manifestazioni in India e in Slovacchia. In considerazione delle radici comuni e della reciproca conoscenza, la promozione culturale in Europa deve necessariamente essere più attenta ad aspetti meno noti della nostra cultura rispetto a quella attuata in Paesi situati in altri continenti. Inoltre, la presenza di strutture museali di standard elevati e di sale concerti ben attrezzate mi ha consentito di realizzare eventi di alto livello che in India sarebbe stati impossibili in considerazione della carenza di strutture adeguate. La vicinanza all’Italia consente di portare in Slovacchia numerosi artisti a costi contenuti, ciò sarebbe stato impossibile in India.

Quali sono le attività che hanno dato maggiore soddisfazione all’Istituto e a te in questi anni?

Ho svolto il mio lavoro con grande passione e ho cercato di realizzare sempre iniziative in cui credevo. Ritengo che anche i collaboratori dell’Istituto abbiano ottenuto grandi soddisfazioni dalle attività che abbiamo costruito insieme. Ognuno dei collaboratori dell’IIC ha le sue propensioni e le sue specializzazioni ed io cercato – nei limiti del possibile – di assecondare le loro passioni affinché potessero lavorare con piacere ed entusiasmo. Fra i risultati più importanti raggiunti vi sono le grandi mostre dall’archeologia all’arte contemporanea (Etruschi di Perugia presso la sezione storica del Museo Nazionale Slovacco 29/10/2014-29/03/2015, Viva Italia! presso la Galleria Civica di Bratislava 14/06/2016-02/10/2016), i grandi concerti organizzati in proprio (Roberto Cacciapaglia, Fabrizio Paterlini, Antonella Ruggiero, Enzo Avitabile) o nell’ambito di festival importanti quale è stato il concerto di Enrico Rava al Bratislava Jazz Days e le attività in settori poco frequentati in passato quali il design, l’architettura e la fotografia (per l’architettura si ricordino la mostra Piccole Utopie presso la Design Factory nel 2015 e la mostra Atlantide nell’ambito del DAAD 2016; per il design si ricordino le mostre Svicolando – Omaggio a Vico Magistretti nell’ambito del BDW 2015 e Design per ogni giorno presso la sala Dvorana del Ministero della Cultura; per la fotografia si ricordino le tre partecipazioni consecutive al Mesiac Fotografie con mostre di prestigio: Gabriele Basilico, Walter Niedermayr e Bianco e Nero – Fotografia italiana 1930-1970).


Con il compositore Roberto Cacciapaglia  (2014)

Ti senti soddisfatta del lavoro fatto a Bratislava? C’è qualche rimpianto?

Credo di poter essere soddisfatta per il lavoro svolto a Bratislava anche alla luce dei numerosi riscontri positivi ottenuti sia presso la comunità italiana sia presso il pubblico slovacco. Si parte sempre con la sensazione di non aver realizzato tutto quello che era nella valigia dei progetti, li conserverò per la prossima destinazione!

L’italiano è la quarta lingua più studiata al mondo. Come va con l’insegnamento della lingua italiana in Slovacchia, che è forse una delle attività dell’Istituto meno visibile?

Una delle prima domande che ho rivolto ai miei futuri collaboratori quando ero ancora in India era relativa al numero degli studenti dei corsi di lingua, questo sicuramente costituisce un indice del gradimento ottenuto presso la comunità locale; il numero è nettamente superiore a quello raggiunto in India pertanto, facendo le dovute proporzioni, i 700 studenti all’anno di Bratislava rappresentano una cifra enorme. Come ho ripetuto in varie occasioni, la promozione della lingua italiana è un aspetto centrale della nostra attività di promozione dell’Italia e, alla luce di questo, ho monitorato l’attività di insegnamento qui all’Istituto di Cultura, ho realizzato ogni anno un corso di formazione per tutti i docenti di lingua italiana in Slovacchia e ho mantenuto rapporti costanti con scuole e università presso le quali si insegna la lingua italiana. Ho cercato di mettere le basi per un ampliamento dell’insegnamento della lingua italiana presso le scuole slovacche mantenendo un rapporto costante con il Ministero dell’Istruzione slovacco e per il consolidamento della presenza dell’italiano presso le università. Ho salutato gli insegnanti di lingua italiana con l’auspicio che possano fondare un’associazione di docenti di lingua italiana che sicuramente contribuirebbe a risolvere problematiche, a condividere informazioni e a coordinare iniziative.

Come viene compresa la cultura, l’arte, e in generale l’italianità in Slovacchia? C’è differenza nella percezione del nostro Paese tra gli intellettuali e la gente comune?

Gli Slovacchi amano molto l’Italia, la considerano un faro per la cultura mondiale e, grazie alla vicinanza geografica, la visitano spesso. Ne apprezzano le destinazioni turistiche, i paesaggi, le città d’arte, i musei, i teatri e la gastronomia. Le nostre manifestazioni sono seguite costantemente dal pubblico slovacco e i corsi di lingua molto frequentati sia da giovani studenti sia da appassionati cultori dell’italianità. Fra gli intellettuali vi sono molti italofoni e italofili che comprendono anche le proposte più raffinate e particolari che possono risultare ostiche per la gente comune. Ad esempio, ho notato che talvolta la gente comune ha avuto delle difficoltà a comprendere le nostre proposte cinematografiche autoriali.


Un corso di italiano all’Istituto di Cultura

In Slovacchia, dicevi, hai ritrovato un certo sapore d’Europa, una vicinanza culturale anche legata alle stesse radici cristiane e storiche.  Questo Paese è poi parte di quella entità geografico-culturale-storica che viene identificata come Mitteleuropa. Cosa si intende esattamente con questo termine?

Si tratta dell’Europa “di mezzo”, l’Europa che prima dell’89 era definita orientale in contrapposizione all’Europa occidentale al di qua della cortina di ferro, ma che ora è giustamente considerata Europa centrale visto che geograficamente l’Europa arriva fino agli Urali.

Ci hai detto del gran numero di persone che si rivolgono all’Istituto per imparare l’italiano. A parte loro, qual è il pubblico che si rivolge all’Istituto? Ci sono anche italiani? E quali sono i libri più richiesti della biblioteca? (più classici o contemporanei?)

Il pubblico dell’IIC è composto da giovani e adulti che si avvicinano all’IIC per imparare l’italiano ma anche perché attratti dalla nostra variegata offerta culturale (cinema, concerti, mostre, conferenze, serate letterarie, spettacoli teatrali); ad essi si affiancano gli italianisti slovacchi e coloro che amano l’Italia per i suoi paesaggi, il suo patrimonio culturale, la sua enogastronomia. Molti italiani seguono le attività dell’IIC perché all’estero di tanto in tanto gradiscono sentirsi a casa. La biblioteca è frequentata da studiosi, traduttori, giovani studenti che richiedono sia classici sia letteratura contemporanea. La raccolta libraria della biblioteca dell’Istituto consta di 4376 volumi a cui si aggiungono continuamente le primizie dal mercato editoriale italiano (abbiamo recentemente acquisito un centinaio di volumi di autori contemporanei da Elena Ferrante a Nicola Lagioia, da Michela Murgia a Edoardo Albinati, vincitore dell’ultimo Premio Strega).


L’IIC alla Giornata europea delle lingue 2014

Sei anni in India, tre in Slovacchia. Praticamente sei in trasferta costante all’estero da nove anni. Cosa ti è mancato di più dell’Italia? Ti immagineresti una vita in uno di questi paesi?

Posso correggerti? 5 anni e 6 mesi in India, 3 anni e 6 mesi in Slovacchia. Ho solo seguito le regole del gioco: una circolare ministeriale stabilisce che il personale della carriera culturale può trascorrere un periodo ininterrotto di 9 anni all’estero. È sempre molto difficile distaccarsi da un Paese dopo averci vissuto a lungo, tuttavia non ho preso in considerazione la possibilità di trasferirmi in uno dei due Paesi che ho avuto modo di conoscere e amare.

Che cosa ti ha maggiormente colpita delle abitudini degli slovacchi? O del loro approccio alla cultura? In particolare della gente semplice.

Mi hanno colpito la gentilezza e la mitezza degli slovacchi e la loro grande ammirazione nei confronti dell’Italia.

Quali sono state le aree culturali promosse dall’Istituto nel tuo mandato che più hanno ottenuto attenzione dal pubblico slovacco? Arte, musica, cinema, letteratura, quali discipline danno maggiore riscontro?

Le manifestazioni artistiche e musicali hanno ottenuto grande riscontro presso il pubblico slovacco, probabilmente grazie all’assenza di barriere linguistiche. A titolo di esempio potrei ricordare il grande successo della mostra sugli Etruschi ammirata da 29.000 visitatori, la mostra Viva Italia! presso la Galleria Civica di Bratislava, i concerti di Roberto Cacciapaglia e di Fabrizio Paterlini che hanno fatto il tutto esaurito presso l’Auditorium della Radio Nazionale Slovacca. Tuttavia anche gli eventi di design, gli spettacoli di danza e le serate letterarie hanno ottenuto grande successo presso il pubblico slovacco.


Viva Italia! (2016) con Carlo Palli e l’ambasciatore Martini

L’Istituto ha rinnovato recentemente il sito web. L’importanza del web è ormai innegabile, dato che sempre più pervade la vita della gente. Esiste nella politica di comunicazione della rete degli Istituti Italiani di Cultura una strategia per utilizzare internet in modo più compiuto, ed eventualmente attuare una parte della promozione culturale su piattaforme digitali?

Il rinnovamento dei siti web è stato deciso dal nostro Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale e ha interessato tutta la rete degli Istituti di Cultura; il medesimo Ministero raccomanda a tutte le sedi di utilizzare i nuovi mezzi di comunicazione digitale (twitter, facebook, instagram e telegram) tenendo conto delle regole di riservatezza e discrezione che governano la nostra azione di comunicazione con il pubblico.  La nostra strategia di promozione culturale in Slovacchia si avvale ormai sistematicamente dei social network, del sito web, di flickr, ecc.


Con il marito Massimiliano ed Enzo Avitabile (2016)

Avendo base nella capitale, l’Istituto in qualche modo trascura il resto del paese. Pensi si possa fare di più in questo senso?

C’è sempre spazio per migliorare la nostra attività tuttavia dobbiamo confrontarci con la scarsità di risorse finanziarie e umane. Gli Istituti di Cultura sono localizzati principalmente nelle capitali dei Paesi con cui si intende mantenere e consolidare le relazioni culturali; in taluni casi, sono situati nelle città più importanti dal punto di vista economico e politico; infine, nei casi più fortunati, essi sono collocati in più città del Paese (come in Argentina, Australia, Canada, Cina, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, India, Russia, Spagna, Stati Uniti) in ragione dell’estensione del Paese o della presenza di importanti comunità di italiani o della rilevanza delle relazioni bilaterali. La copertura dell’intero Paese dipende dalla discrezionalità del direttore dell’Istituto; abbiamo realizzato tante attività nelle principali città dell’India nonostante la vastità del Paese e in Slovacchia ho cercato di non trascurare nessuna delle principali  città: Nitra, Zilina, Banska Bystrica, Banska Stiavnica, Ruzomberok, Kosice.


Con il regista Ivano De Matteo (2015)

Come funziona nella pratica il rapporto tra Istituto e Ambasciata? Quanto il programma dell’Istituto viene condiviso con l’Ambasciata e come le due istituzioni interagiscono per una più efficace diplomazia culturale?

Da un punto di vista giuridico, l’Ambasciata ha potere di vigilanza e indirizzo sull’attività dell’Istituto che agisce in quanto sezione culturale dell’Ambasciata. L’Ambasciatore approva il bilancio dell’Istituto anche se il direttore dell’Istituto gode di autonomia e indipendenza nell’azione di promozione culturale. Nella pratica l’efficacia della diplomazia culturale dipende dalle buone relazioni e da una comunicazione fluida fra i due soggetti in essa coinvolti.

Quali sono i tuoi luoghi preferiti di Bratislava, e cosa hai fatto nel tuo tempo libero? Nelle visite in Slovacchia che cosa ti ha colpita di più?

Amo molto il lungo-Danubio e ciò che resta del ghetto ebraico (la zona dove è situato il Museo dell’Orologio). Durante questi tre anni ho avuto poco tempo libero, l’ho dedicato alle passeggiate, alle visite ai musei di Bratislava, a qualche serata alla Filarmonica o al Teatro nazionale, alle cene con gli amici e ai viaggi insieme a mio marito. Ho amato molto Banska Stiavnica, Bardejov e Kosice.


Con lo staff dell’IIC di Bratislava

Cosa hai portato con te come souvenir quando hai lasciato la Slovacchia?

Ho portato con me: oggetti in ceramica di Modra, alcune piccole opere di artisti slovacchi, alcuni CD di musica popolare slovacca e non.

Ti è piaciuta la cucina locale, qualche piatto in particolare?

I brynzove halušky che ho mangiato a Ruzomberok.


Con lo scrittore Paolo Giordano (2016)

Mai fatto delle gaffe con gli slovacchi a causa della lingua o i diversi costumi o tradizioni culturali?

Sono stata invitata ad una colazione di lavoro ed ho ordinato un cappuccino mentre il mio interlocutore slovacco ha ordinato una bistecca!

Differenze e somiglianze tra slovacchi e italiani?

Sia gli slovacchi sia gli italiani attribuiscono grande importanza alla famiglia. Per quanto riguarda le differenze, a noi piace il calcio e agli slovacchi piace l’hockey!!!

Che cosa si dovrebbe fare per aumentare la conoscenza della Slovacchia da parte degli italiani?

Inviterei giornalisti italiani in Slovacchia affinché scrivano e producano trasmissioni televisive sulla Slovacchia. Incentiverei le attività di promozione turistica della Slovacchia in Italia attraverso l’Ambasciata slovacca a Roma.

Sei stata la quarta donna di fila a dirigere l’Istituto di Bratislava dopo la riapertura nel 2001. Peraltro, Bratislava ha visto anche una delle poche ambasciatrici italiane (Brunella Borzi Cornacchia). Sembrerebbe difficile definirlo un caso… Il Danubio attira solo donne? In cosa differisce l’approccio femminile nella gestione culturale, e che cosa questo ha significato per il pubblico slovacco?

La percentuale di donne nell’Area della Promozione Culturale è molto alta. È una questione di statistica…

Quali differenze hai trovato nel ruolo della donna nelle società italiana e slovacca?

Credo che le donne in Italia e in Slovacchia condividano le stesse problematiche: stiamo facendo grandi passi in avanti per assumere ruoli di maggior rilevanza nella società ed occupare posizioni apicali sia nel settore pubblico sia nel privato, tuttavia è necessario che vengano attuate norme che consentano di conciliare le esigenze familiari con quelle della carriera professionale. Mi è sembrato che le donne slovacche contraggano matrimonio in età più giovane e abbiano un numero maggiore di figli rispetto alle italiane.

(P.S.)


Foto: IIC Bratislava

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