Due nuovi partiti pronti ad affacciarsi nel breve periodo sulla scena politica slovacca

L’opposizione, già di per sé abbastanza frammentata, potrebbe vedere la nascita nel breve periodo di due nuovi partiti, cercando di cogliere l’insoddisfazione crescente della gente per il governo di Robert Fico e del suo Smer, evidenziata anche dalla manifestazione pubblica anticorruzione del 18 aprile scorso lanciata da due studenti delle scuole superiori, cui hanno partecipato almeno 5.000 persone, un numero considerevole per gli standard slovacchi.

Uno è già certo, e sebbene ancora non abbia nome né collocazione nell’emiciclo, vede alla sua testa i due deputati indipendenti Miroslav Beblavy e Jozef Michal (foto sotto), cui si aggiungono altri cinque parlamentari indipendenti, fuoriusciti in questi ultimi dodici mesi dai rispettivi partiti nelle cui liste sono stati eletti nel marzo 2016. Beblavy, già numero due del partito #Siet di Radoslav Prochazka, ha lasciato la formazione con alcuni colleghi poco dopo le elezioni per non andare al governo insieme allo Smer di Fico. La parabola di #Siet è stata fulminante, e nonostante si fosse accaparrato il ministero dei Trasporti dopo pochissimi mesi divisioni interne, abbandoni e crollo del consenso popolare l’hanno condannato a morire senza processo. Il partito ha oggi tre deputati in Parlamento, numero insufficiente ad avere un suo gruppo parlamentare, e il ministero è stato ceduto al partito Most-Hid dove alcuni fuoriusciti sono confluiti. Attualmente nei sondaggi appena l’uno per cento circa delle persone dice che voterebbe per #Siet. Nonostante la posizione di indipendente non sia particolarmente favorevole, Beblavy è tuttavia tra i deputati più attivi in Parlamento, con continue proposte e conferenze stampa, denunciando scandali e tirando fuori il marcio della politica slovacca.

Con lui è ora Jozef Mihal, già ministro del Lavoro nel governo Radicova (2010-2012) e co-fondatore e a lungo vice presidente del partito liberale SaS da cui se n’è andato in febbraio dopo lunga agonia per i dissidi con il leader Richard Sulik. Dando le dimissioni, dopo che lo scorso anno aveva tentato la scalata alla presidenza del partito, ha dichiarato che «SaS non è più un partito liberale». Oltre che fare il politico Mihal ha una intensa attività di lezioni e conferenze sui temi del diritto del lavoro, sicurezza sociale e le imposte sul reddito. Non si sa ancora se il partito si posizionerà a destra, al centro o a sinistra, ma Beblavy ha precisato sarà un “partito pro-Europa” basato su «una combinazione di principi economici liberali seppur con la possibilità di forti interventi da parte dello Stato». Per il momento l’iniziativa ha preso il via con un gruppo Facebook intitolato “V Mojom Mene” (In mio nome).

L’altro partito in itinere è Progresivne Slovensko (Slovacchia Progressiva) che per ora è una associazione con interessi per un programma di centro-sinistra alternativo a quello dei socialdemocratici, e raccoglie nomi intorno all’uomo d’affari Ivan Stefunko (sua la società Neulogy di venture capital che investe in startup tecnologiche). PS è stato chiamato in causa pochi giorni fa quando il presidente Kiska ha negato che sarebbe divenuto il leader del partito nascente. Ora che Kiska si è defilato (e in molti attendevano di conoscere le sue ambizioni politiche, dato l’alto gradimento tra la gente e il suo potenziale politico) è probabile che le personalità di Progresivne Slovensko definiscano a breve i propri programmi per l’ingresso sulla scena politica e decidano la leadership. L’associazione ha scritto che condivide molte delle posizioni e valori che sono difese dal presidente Andrej Kiska, ma che l’attività futura dell’associazione non è legata alle scelte del capo dello Stato ma piuttosto di unire un ampio gruppo di persone che «vogliono far procedere la Slovacchia».

(Red)

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