Lapide per i caduti slovacchi sul Monte Grappa, molte le autorità presenti alla cerimonia

Martedì 11 aprile a Cima Grappa, uno dei luoghi più significativi del fronte italiano nella prima guerra mondiale, è stata inaugurata una lapide commemorativa dedicata alla memoria dei soldati slovacchi caduti in combattimento nella zona delle Prealpi. La targa è stata apposta nel corpo centrale del museo presso il Sacrario militare ed è accessibile a tutti i visitatori del memoriale del Grappa. Nel cimitero militare sono sepolti 12.615 soldati italiani e 10.295 austro-ungarici.

Il progetto volto a conservare la memoria storica dei tanti slovacchi che hanno combattuto nella Grande Guerra da entrambe le parti, sia con l’Austria Ungheria che tra le fila della Legione cecoslovacca, a fianco dell’esercito italiano, è stato reso possibile dall’iniziativa dell’Ambasciata e del ministero degli Interni della Repubblica Slovacca, in collaborazione con diverse istituzioni italiane come il ministero della Difesa, l’Associazione Nazionale Alpini (ANA) e i rappresentanti del complesso militare del Sacrario del Monte Grappa.

La delegazione slovacca era guidata dall’ambasciatore Ján Šoth e dal direttore generale della sezione pubblica amministrazione del ministero degli Interni Adrian Jenčo. Per parte italiana hanno preso parte all’evento il colonnello Maurizio Masi, presidente della commissione intergovernativa sulle sepolture di guerra, il direttore del Sacrario di Asiago Giuseppe Margoni, il presidente dell’ANA Sebastiano Favero, il presidente della commissione Sacrari dell’ANA Renato Cisilin e diversi sindaci della zona del Monte Grappa.

Presente alla cerimonia anche il Gruppo Alpini della Slovacchia con alcuni membri, tra i quali il presidente Alessandro Zazzeron, il vice Marco Eugerio e Fabio Bortolini. Come ci informa Zazzeron, dopo la scopertura della targa si sono deposte corone al monumento di Cima Grappa. Qui Stanislav Bajanik dell’Associazione mondiale degli slovacchi all’estero (SZSZ) ha deposto anche un po’ di terra slovacca, per far sentire simbolicamente i caduti slovacchi un po’ più vicini a casa. Lo stesso Bajanik aveva in precedenza intonato un canto in lingua slovacca dell’epoca bellica.

(Red)


Foto FB.com/SlovakEmbassyinRome
Foto FB.com/pg/Slovacivzahranici

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