La Svezia ritorna al servizio militare universale

Il servizio militare obbligatorio per tutti i giovani di entrambi i sessi nati dal 1999 verrà reintrodotto in Svezia, secondo Paese in Europa dopo la Norvegia a estendere l’obbligatorietà della leva alle donne. Già a seguito della decisione di Oslo, Stoccolma aveva paventato la possibilità di reintroduzione della legge in vigore fino al 2010 (ma all’epoca solo per gli uomini) per la riattivazione del servizio militare obbligatorio.

La legge che poneva fine alla coscrizione obbligatoria prevedeva infatti la possibilità di reintroduzione della leva in caso di condizione deficitaria delle Forze Armate e della sicurezza in Svezia. Si tratta comunque di una decisione significativa per un Paese la cui politica militare è improntata alla neutralità.

Lo stato delle Forze Armate

Nel 2015 il governo aveva promosso una commissione d’inchiesta sulla sostenibilità del servizio militare volontario. Secondo i risultati dell’indagine, le Forze Armate svedesi hanno subito un deficit di arruolamenti di circa 1500 persone l’anno. Se lo scorso 2 marzo il governo non avesse preso la decisione di ripristinare il servizio militare, le riserve si sarebbero esaurite entro il 2025, senza considerare il deficit di personale di alto grado che si sarebbe parallelamente prodotto.

Alla luce dell’esito negativo dell’inchiesta, non è risultata sufficiente la parziale riattivazione della leva per le ex reclute, per condurre prove ed esercitazioni. Sempre secondo lo studio, la Svezia dovrebbe semmai aumentare il numero di personale da inserire nell’esercito – attualmente vi è un bisogno di circa 4000 reclute all’anno fino al 2019 – fino ad arrivare a 8000 tra uomini e donne nel periodo 2022-2025.

Come per il caso norvegese, la Svezia terrà conto, al momento della selezione dei 4000 giovani che inizieranno l’addestramento dalla metà di quest’anno, non solo dell’effettiva capacità fisica dei singoli, ma anche della volontà degli stessi di intraprendere una carriera nell’esercito, con l’intento di coadiuvare le esigenze delle Forze Armate con quelle della fascia di popolazione chiamata.

Il ministero della Difesa dovrà certamente tenere in considerazione il livello di paga medio che un giovane lavoratore potrebbe guadagnare qualora decidesse di rimanere nell’esercito. Infatti, ad oggi in Svezia la retribuzione media di un giovane soldato è più bassa di quella di un lavoratore medio della stessa fascia d’età con un impiego civile.

Un più basso livello di retribuzione rappresenta un disincentivo per i giovani che si trovano a dover decidere, dopo il periodo di addestramento obbligatorio, se continuare in armi o meno, con la conseguenza che le posizioni di rango superiore potrebbero non essere coperte adeguatamente.

La militarizzazione dell’isola di Gotland

La decisione di reintrodurre la coscrizione universale arriva a poca distanza da quella relativa alla militarizzazione dell’isola di Gotland. La disposizione del governo è stata annunciata al vertice Nato di Varsavia del luglio 2016 – al quale la Svezia, che dell’Alleanza non è membro, ha partecipato per invito – e prevede lo stanziamento permanente di un battaglione meccanizzato sull’isola.

Gotland non è solo l’isola più grande della Svezia, ma anche la più vicina al confine con la Russia e per questo strategicamente importante. Il battaglione, operativo a partire dal 2018, sarà verosimilmente in grado di controllare lo spazio aereo e marittimo, nonché le linee di comunicazione nella parte sud del Baltico.

Secondo quanto affermato dal ministro della Difesa Peter Hultqvist ad Oslo lo scorso febbraio, Mosca sta modificando il proprio apparato di difesa tramite non solo la reintroduzione dell’obbligo del servizio militare, ma anche attraverso modernizzazioni e addestramenti specializzati, come lo stanziamento del battaglione a Gotland. Tutti segnali di risposta alla minaccia percepita da Stoccolma e proveniente dalla Russia.

Sicurezza regionale e neutralità

Nel formulare le raccomandazioni sul personale, Il resoconto della commissione tiene in considerazione motivazioni di sicurezza nazionale e regionale. La modifica dell’atteggiamento svedese in ambito di difesa è stato reso esplicito già con la decisione di qualche mese fa sull’ampliamento del budget dedicato alla difesa del Paese di circa 500 milioni di corone svedesi. Questa decisione è in linea con il trend svedese degli ultimi anni di incremento della spesa per la difesa.

A seguito dell’annessione della Crimea da parte russa, la Svezia, allarmata anche dalla presenza russa nella regione, ha deciso di cambiare la propria postura difensiva. Ad ogni modo, la tradizione di neutralità di Stoccolma non viene intaccata. Neutralità, infatti, non significa impreparazione alla difesa del proprio territorio.

Sebbene membro dell’Ue ma non della Nato, il Paese è considerato un partner affidabile dell’Alleanza transatlantica, con la quale Stoccolma ha incentrato la cooperazione nelle missioni di peace-building e peace-keeping in Kosovo e Afghanistan, pur rimanendo il Mar Baltico il principale luogo di interesse per la sicurezza.

Data la sua partecipazione attiva nelle operazioni congiunte, la Svezia rientra in uno dei cinque Enhanced Opportunities Partners, cioè uno dei cinque partner con cui l’Allenza intrattiene rapporti di collaborazione bilaterale privilegiati, dando anche la possibilità al Paese di rendere esplicite le sue esigenze di sicurezza.

La cooperazione internazionale in materia di difesa è per Stoccolma una garanzia di sicurezza e la presenza della Nato nella regione del Baltico risponde non solo alle esigenze dei membri dell’Alleanza prossimi al vicino orientale, ma anche a quelle del partner svedese.

(Ester Sabatino, Affarinternazionali.it)


Foto mod.gov.sk

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