I robot non potranno fare tutti i lavori al posto nostro

[Di Tony Andrews, Quartz] – Liberi dalla prospettiva della rielezione, i presidenti uscenti tendono a usare i loro ultimi discorsi per metterci in guardia dalle questioni che, secondo loro, rappresentano una minaccia per la società. George Washington parlò dei mali del debito eccessivo. Dwight Eisenhower denunciò il potere dell’industria militare.

Il presidente Barack Obama, nel suo ultimo discorso a Chicago, ha identificato un solo pericolo per quanto riguarda l’economia: “La prossima ondata di delocalizzazione non arriverà dall’esterno”, ha detto, “ma dall’avanzata inarrestabile dell’automazione, che renderà obsoleti molti buoni posti di lavoro tipici della classe media”.

Barack Obama ha dato voce a una paura che è comune a molte persone in tutto il mondo, e cioè che in futuro i robot svolgeranno tutti i nostri lavori.

Alcuni studi alimentano questa paura: da una ricerca è emerso che l’impiego di mezzi elettronici che escludono il controllo degli esseri umani minaccerà circa il 47 per cento dei posti di lavoro negli Stati Uniti e l’85 per cento nel resto del mondo. Secondo alcuni economisti, però, questa visione dell’automazione è parziale.

Se ci limitiamo a dire che l’automazione farà sparire posti di lavoro, ignoriamo del tutto il potenziale aumento di produttività. Secondo la Business Harvard Review, tra il 1995 e il 2005 la rivoluzione tecnologica ha determinato una crescita dello 0,6 per cento nella produttività della forza lavoro e una crescita complessiva dell’1 per cento in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone.

I bancomat non hanno provocato la disoccupazione dei cassieri, anzi. Tra il 1980 e il 2010 i posti di lavoro per i cassieri di banca sono aumentati

“È una questione di domanda”, dice Jim Bessen, docente di economia all’università di Boston. Se la crescita di produttività è tale da rilanciare la domanda, il risultato potrebbe essere la crescita di posti di lavoro. Questo è vero soprattutto quando le nuove tecnologie creano posti di lavoro che prima non esistevano, come per esempio i social media manager. In quei casi, qualsiasi posto di lavoro creato rappresenterà un contributo netto al mercato del lavoro.

Un esempio emblematico è l’arrivo degli sportelli bancomat negli Stati Uniti. Introdotti negli anni settanta, il numero di sportelli bancomat tra il 1995 e il 2010 è passato da centomila a 400mila. Gestire un bancomat è più economico che pagare lo stipendio di un cassiere, perciò a mano a mano che gli sportelli bancomat diventavano più numerosi dei cassieri, i costi delle filiali di banca si abbassavano.

Poiché la gestione di una filiale di banca diventava sempre meno costosa, sono state aperte nuove filiali con un incremento del 40 per cento tra il 1988 e il 2004. Questo significa che il numero di cassieri assunti è aumentato. I bancomat non hanno provocato la disoccupazione dei cassieri, anzi. Tra il 1980 e il 2010 i posti di lavoro per i cassieri di banca negli Stati Uniti sono in realtà aumentati. Questa crescita di posti di lavoro è stata possibile grazie all’aumento di produttività dovuto all’automazione.

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Illustr.: marki Marsh / CC0

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