A che punto siamo con le armi chimiche nel mondo

L’attacco a Khan Seikhun in Siria, i cui principali sospettati sono il regime di Assad e i suoi alleati, ha fatto tornare l’incubo della guerra chimica. Non solo le armi chimiche tendono a causare morti orribili e lesioni debilitanti nei sopravvissuti, ma sono un pericolo. Soprattutto per i civili. “Una guerra chimica non solo è una guerra che uccide: è un salto di qualità. Incoraggia gli eserciti a vincere distruggendo le popolazioni civili, piuttosto che sconfiggendo l’esercito nemico sul campo”, scriveva Max Fisher sulWashington Post qualche anno fa.

Tale è l’orrore della guerra chimica che vennero stabilite proibizioni internazionali sul loro uso fin dalla Convenzione dell’Aia del 1899, ben prima del loro esordio nella prima guerra mondiale. Ciò nonostante, 118 anni dopo, la guerra chimica resta un incubo concreto. Allo stesso tempo, però, bisogna riconoscere che il disarmo chimico è uno dei più grandi successi internazionali di cooperazione internazionale e di civiltà dell’ultimo secolo.

L’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw) riporta che, a ottobre 2016, il 90% delle riserve dichiarate di armi chimiche era stato distrutto, 67.098 tonnellate su 72.304, e tutti i siti di produzione dichiarati disattivati. Il bando delle armi chimiche ha avuto talmente successo che viene portato per esempio per altre convenzioni internazionali militari come quella sulle mine antiuomo. Questo, sia chiaro, vale per i 192 paesi che implementano la Convenzione sulle armi chimiche (Cwc) del 1993. Restano fuori Israele, Egitto, Corea del Nord, Sud Sudan e Taiwan (ironicamente, la Siria ne fa invece parte, e nel 2013 sembrava avesse distrutto i siti di produzione).

A parte il conflitto incentrato sulla Siria, il Medio Oriente ha ancora varie situazioni problematiche sulle armi chimiche. C’è innanzitutto la questione dell’arsenale chimico iracheno dei tempi di Saddam Hussein, che non è mai stato distrutto sistematicamente. Con la situazione caotica dell’Iraq post-seconda guerra del Golfo si possono incontrare armi chimiche abbandonate un po’ dappertutto, specialmente intorno all’ex impianto di Muthanna. Lo sanno i militari americani che ci sono incocciati per caso, contaminandosi con gas mostarda o sarin. Un numero imprecisato di queste munizioni chimiche è stato razziato e usato da Daesh/Isis, che potrebbe aver condotto attacchi chimici in Siria e Iraq più di 50 volte, specialmente contro i curdi.

Resta inoltre la situazione di stallo di Israele ed Egitto. Entrambi i paesi non hanno ratificato la Cwc: Israele probabilmente per mantenere una politica di deterrenza tramite ambiguità, ovvero non dichiarano di avere o meno armi chimiche, così che nel dubbio i nemici preferiscano usare cautela. Ci sono fondati sospetti che comunque Israele produca e studi agenti chimici nell’Istituto israeliano di ricerca biologica, un istituto di ricerca militare di massima sicurezza. Dal canto suo l’Egitto, che ha usato armi chimiche negli anni ’60 in Yemen, rifiuta di ratificare la convenzione finché non lo farà anche Israele. C’è infine l’Iran, che non ha armi chimiche dichiarate e anzi, dopo averle subite sulla sua pelle durante il conflitto con l’Iraq negli anni ’80 si dichiara contraria. Ma alcuni report dell’intelligence tedesca sembrano insinuare il dubbo che mantengano quantomeno la capacità di produrle facilmente, se volessero.

Fuori dal Medio Oriente, l’unico conflitto armato recente in cui si sospettano seriamente attacchi chimici è la guerra civile in Darfur, in Africa. Tra gennaio e settembre 2016, Amnesty International ha dichiarato di avere evidenze di almeno 29 villaggi sui quali il governo sudanese avrebbe usato armi chimiche (probabilmente vescicanti come la mostarda) a giudicare dalle lesioni e sintomi delle vittime. Sempre Amnesty ha denunciato il 5 aprile che dei giornalisti della rete televisiva inglese Channel 4 sarebbero stati torturati perché investigavano sull’uso di armi chimiche in Sudan.

In Asia, persistono accuse continue da parte di gruppi ribelli, dell’uso di armi chimiche in Birmania, ma pare non vi siano ancora prove concrete. Situazione potenzialmente apocalittica è invece quella in Corea del Nord, che recentemente non si è fatta scrupoli a usare il VX, uno dei gas nervini più letali, per uccidere il Kim Jong Nam, fratellastro del dittatore Kim Jong Un. Secondo RealClearDefense, il regime nordcoreano possiede uno degli stock di armi chimiche più grandi del mondo: 5mila tonnellate, che includono 25 agenti chimici diversi. La Corea del Nord è tecnicamente pronta a usare questi armamenti su testate missilistiche che potrebbero facilmente colpire Seul e le altre città sudcoreane.

North Korea fires missiles, three reach Japan waters
Lancio di missili dalla Nord Corea verso il Giappone

Per il resto, il grosso degli armamenti chimici esistenti al mondo è il residuo dell’imponente corsa agli armamenti della guerra fredda, in Usa e in Russia. Entrambi hanno già distrutto buona parte dei loro armamenti dichiarati, e dovrebbero terminare nei prossimi anni. Gli Usa, che nel 1997 dichiaravano 31.100 tonnellate di agenti chimici, dovrebbero concludere il programma di disarmo entro il 2023. La Russia, che un tempo aveva le riserve più grandi del mondo (quasi 40mila tonnellate dichiarate, 50-70mila secondo l’intelligence), nel 2015 aveva distrutto più dell’86% del proprio arsenale dichiarato, e prevede di concludere nel 2020.

Sulla Russia aleggiano però sempre dei sospetti: soprattutto in quanto, a partire dagli anni ’70, ha prodotto in segreto i cosiddetti gas nerviniNovichok (letteralmente novellini o niubbi), agenti chimici di nuova generazione considerati più potenti del VX. Secondo un lungo approfondimento sulle armi chimiche di Jonathan B. Tucker, esperto di armamenti chimici e biologici, i novichok sono stati progettati per essere difficili da identificare con i sistemi classici di rilevazione dei gas nervini – e sfuggono facilmente alle ispezioni previste dal trattato Cwc. Inoltre vengono sintetizzati in più componenti, che creano l’arma chimica solo mescolandosi. In questo modo sono più sicuri, più stabili, e anche più facili da preparare: i singoli componenti possono essere sintetizzati in una fabbrica di pesticidi.

È plausibile che l’uso di agenti chimici continui a diminuire. Oltre a quelli elencati, altri paesi come la Cina sono a volte sospettati di mantenere munizioni chimiche, ma il loro uso è considerato sempre più ingiustificabile (e viene infatti regolarmente negato anche dai regimi che ne fanno uso, consci dello stigma internazionale che ne deriva). Tucker avverte però che le armi chimiche possono continuare ad avere un ruolo, per esempio nel terrorismo o tramite quello che chiama “conflitto chimico improvvisato”. Un esempio significativo sono stati i bombardamenti serbi contro impianti chimici croati nella guerra in Yugoslavia degli anni ’90. Bombardamenti che avevano anche lo scopo di far fuoriuscire agenti chimici dall’impianto minacciando i civili – la strage è stata evitata solo grazie alla prontezza dei croati nel far evacuare la popolazione. Nel 2007, in Iraq, i guerriglieri di Al Qaeda hanno fatto esplodere bidoni di cloro, normalmente usato per purificare l’acqua o trattare i liquami. Una guerra chimica senza possedere armi chimiche, che sfugge ai patti internazionali sugli armamenti, dalla quale potrebbe essere più difficile difendersi.

(Massimo Sandal via Wired.it, cc-by-nc-nd)arm


Foto Samuel King Jr (dett.) cc-by-nc
arif_shamin (c)

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