Quanti stati ci sono nel mondo? Questione di punti di vista

Gli eventi che si susseguono nell’agone della politica internazionale e i diversi punti di vista pongono dei dubbi su quale sia il numero effettivo degli Stati – polity statuali – presenti al mondo, data l’assenza di un’autorità normativa in tale settore: insomma, il mondo così come lo conosciamo da quanti Stati è costituito?

Alcune settimane fa vi abbiamo parlato della possibilità che la Groenlandia, nei prossimi anni, possa diventare uno stato a sé, ponendo fine alla storica dipendenza dal Regno di Danimarca. Nel 2021, più o meno la data prevista per il raggiungimento dell’indipendenza di questo territorio di poco più di 2 milioni di chilometri quadrati di superficie, abitato da circa 56 mila persone, la Groenlandia, o Kalaallit Nunaat, potrebbe diventare il 196esimo Stato della comunità internazionale. Almeno questo sarebbe il suo ranking nel caso ci affidassimo al conteggio ufficiale dell’Organizzazione della Nazioni Unite (Onu) che annovera 193 Stati membri e due Stati non membri ai quali è stata attribuita la qualifica di osservatori permanenti, Città del Vaticano e Palestina.

Il posizionamento della Groenlandia potrebbe slittare di undici posizioni, diventando lo stato numero 207 della comunità internazionale, se conteggiassimo anche gli Stati con riconoscimento parziale e contestato (come Taiwan, Abkazia, Cipro del Nord, Kosovo, Ossezia del Sud, Repubblica Araba dei Sahrawi) e quelli de facto ma senza alcun riconoscimento da parte di membri Onu (“Repubblica Popolare di Donetsk”, “Repubblica Popolare di Lugansk”, Nagorno-Karabakh, Somaliland, Transnistria…). La conta degli Stati dipende anche dai punti di vista: in Medio Oriente alcuni stati non riconoscono l’esistenza di Israele, mentre in Cina a non essere riconosciuto è Taiwan. Nonostante le numerose divergenze in campo economico-commerciale, gli USA – nonostante le probabilmente poco ponderate azioni di Donald Trump – condividono la “One China Policy”, secondo la quale Taiwan non è uno Stato a sé stante, ma parte integrante della Cina: il Dipartimento di Stato americano riconosce, pertanto, l’esistenza di 195 stati indipendenti, ovvero i 193 elencati dall’Onu, con l’aggiunta di Vaticano e Palestina.


Il Nagorno-Karabakh

Questa “differenza di vedute” di carattere politico, circa l’effettivo numero di Stati sovrani, trova la sua replica anche nel campo sportivo, dove le organizzazioni che presiedono ai principali eventi sportivi di respiro mondiale utilizzano diversi metodi di valutazione. Il Comitato Olimpico Internazionale (IOC/CIO), l’ente che organizza le Olimpiadi, ammette la presenza ai Giochi di 206 nazioni, riconoscendo il diritto di partecipazione a Kosovo e Taiwan (con il nome di China Taipei), nonché ad alcuni territori dipendenti, come ad esempio Puerto Rico (territorio dipendente dagli USA) o Bermuda (territorio dipendente dalla Gran Bretagna).

La FIFA, la federazione internazionale di calcio che regola la partecipazione delle rappresentative nazionali alla Coppa del Mondo e ad altri tornei, ammette l’esistenza di un totale di 211 squadre: la sua particolarità sta nel fatto che è concesso ad Inghilterra, Scozia, Galles ed Irlanda del Nord di partecipare separatamente e non come un insieme unico rappresentante la Gran Bretagna (qui è spiegato il perché di tale configurazione). Tale ordinamento potrebbe essere considerato un precursore della futura situazione politica britannica: la decisione della Gran Bretagna di uscire dall’Unione Europea ha rinnovato i propositi di indipendenza degli scozzesi, mentre alcuni partiti nord irlandesi hanno riportato in auge l’idea di unirsi all’Irlanda.

Come puro esercizio di curiosità si potrebbe elencare anche il conteggio più estensivo, quello relativo all’applicazione degli Standard ISO, che annovera ben 249 stati, ognuno indicato con una sigla (US per gli Stati Uniti, DE, per la Germania, IT per l’Italia…): la particolarità di questo metodo è che conteggia tutti i territori dipendenti, tra i quali addirittura l’Antartide!

Poiché l’ordinamento internazionale non contempla l’esistenza di un’istituzione “super partes” normativa e giudiziale, ma lascia tutto alla libera iniziativa degli Stati e alle loro relazioni reciproche, non è possibile definire una procedura univoca di acquisto della soggettività internazionale. inoltre, al momento, non esistono altre forme giuridiche in grado di sostituire lo Stato come entità organizzata di persone. Secondo una parte di studiosi di diritto internazionale, un’organizzazione che eserciti effettivamente ed indipendentemente il proprio potere su di una comunità territoriale diviene soggetto politico automaticamente, senza che – in teoria – sia necessario il riconoscimento degli altri Stati, come, invece, sostiene un’altra serie di studiosi. Questa valutazione molto aperta, se spinta alle estreme conseguenze e adattata alla situazione contingente, porterebbe a riconoscere l’effettività statuale dell’ISIS nei territori di Siria e Iraq attualmente sotto il suo controllo.

Il riconoscimento da parte della “comunità internazionale”, o di una parte di essa, non avrebbe quindi valore costitutivo della personalità giuridica di uno Stato, ma esprimerebbe soltanto la volontà di stringere rapporti amichevoli ed avviare forme di collaborazione, sebbene queste possano poi essere le premesse per trasformare una situazione de facto in una de jure.

Aldilà delle dispute giuridiche è incontestabile che l’ammissione all’ONU rappresenti la garanzia internazionale più sicura che uno Stato possa ricevere circa l’acquisizione della soggettività internazionale. È altrettanto incontestabile che l’attuale situazione politica internazionale può evolvere ulteriormente nei prossimi anni, sotto i colpi degli eventi che si susseguono in ogni angolo del globo. I principali conflitti attualmente in corso in Siria, Iraq, Ucraina, così come i rinnovati propositi di indipendenza di catalani, scozzesi, baschi, valloni potrebbero costringere i geografi a ridisegnare nuovamente le mappe mondiali e le organizzazioni di cui abbiamo parlato ad aggiornare, ognuno, la propria lista!

(Danilo Giordano via The Zeppelin, cc-by-nc-nd)


Illustr. Nicolas Raymond cc-by

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