Il glossario della Brexit, da Agricoltori a Whisky

È partito con l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona da parte del governo britannico il processo della Brexit che porterà nel giro di due anni all’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Qui di seguito una breve lista delle cose che subiranno cambiamenti per i cittadini, da una parte e l’altra della Manica, dopo che Londra avrà lasciato l’UE.

A come Agricoltori. 91mila di loro prendono sovvenzioni dalla Ue come protezione dalle fluttuazioni del mercato. Ogni anno Londra incassa 2,5 miliardi di sterline. I «farmer» esportano nella Ue il 73% dei loro prodotti. Che ne sarà? La rovina è dietro l’angolo senza accordo con l’Ue.

B come Birra. I prezzi delle celebri pinte nei pub del Regno sono schizzati in alto, colpa dell’inflazione e della sterlina debole. Heineken, Carlsberg e i maggiori produttori hanno alzato i prezzi e non sembra che il trend cambierà. Ma difficilmente i pub perderanno clienti.

C come City. Il cuore pulsante dell’economia, la fortuna della Londra contemporanea: investitori, banche, istituti d’affari e melting pot. Solo sottovoce banchieri e analisti confessano di aver timori che l’ombelico del mondo finanziario possa spostarsi. A Milano ci sperano.

D come Downing Street. Al numero 10 sta Theresa May. Passerà comunque alla storia per aver avviato i negoziati con la Ue. Se avranno successo, sarà ricordata per la sua abilità (oltre che per le scarpe colorate), altrimenti perderà mestamente il posto e finirà nella polvere.

E come Elisabetta. I tabloid hanno provato a tirare la Regina per la giacca ai tempi del referendum ipotizzando una sua simpatia per il Leave. Mai confermata. Né smentita tuttavia. Certo è che in un Regno Unito che rischia di perdere pezzi, l’unica certezza resta la monarchia.

G come Giocattoli. La Brexit non è amica dei bambini. I celebri mattoncini colorati Lego costano già il 5% in più e la Hobby Association prevede un altro 15% di rialzo nei prossimi mesi. Anche nel fantastico mondo di Legoland, insomma, le case con giardino saranno meno abbordabili.

H come Hard Brexit. Ovvero Regno Unito chiuso nella sua splendida solitudine. Barriere, tariffe, file agli aeroporti, commercio farraginoso. Nessuno crede che andrà così, altrimenti sarà (non solo per i britannici) davvero «hard» (dura) ma non la Brexit, la vita nella perfida Albione.

I come Industria ittica. Ovvero i pescatori. Vedi alla voce agricoltori. I pescatori hanno le loro quote di pescato concordate con l’Ue, ne faranno a meno, pescheranno quel che vorranno ma rischiano di non poterlo esportare o quantomeno a condizioni vantaggiose. Chi getterà ancora le reti?

J come Johnson (Boris). Vulcanico, geniale, istrionico, gaffeur, uomo copertina della Brexit. Quando è sceso in campo, aprile 2016, i Brexiteers hanno recuperato e vinto le elezioni. Come ministro degli Esteri parla di tutto, e poco di Brexit. Troppi tecnicismi. Non è materia per un cavallo di razza come lui.

K come Khan. Il sindaco di Londra sembra Don Chisciotte. Lotta con i mulini a vento per far capire agli europei che Londra li ama e che vuole essere amata come un tempo. Il leader laburista Corbyn non gli dà manforte. Anche perché, lo scorso 23 giugno nel segreto dell’urna Corbyn – dicono i maligni – ha votato Leave.

L come Low cost. Come le compagnie aeree, quelle che negli Anni 90 hanno reso la perfida Albione meta privilegiata di milioni fra turisti e lavoratori. Scordatevi di viaggiare con 9,99 sterline dall’Italia a Stansted. Soprattutto se sarà hard Brexit.

M come Migranti. Frontiere chiuse, anzi no. Metteremo le quote. Sì, ma solo per i lavoratori stranieri non specializzati. Anzi nel Regno Unito post Brexit saranno tutti benvenuti. Purché paghino le tasse. Per ora il ministro Davis tiene calmi gli spiriti. Saremo sempre ospitali. Vedremo fra due anni.

P come Passaporto. Il signor Philips ha votato Leave. Oggi è fiero che la sua nazione abbia riconquistato la sovranità ceduta per 40 anni ai cattivoni di Bruxelles. Chissà se la penserà ancora così quando arriverà a Roma per visitare il Colosseo e sarà costretto a fare la coda a Fiumicino al controllo passaporti insieme a ghanesi, keniani e cinesi.

S come Sterlina. L’amata moneta, simbolo della sovranità britannica, continua a perdere. Dal luglio scorso ha lasciato oltre il 16% sul dollaro e poco più del 10% sull’euro. L’11 ottobre ha toccato il punto più basso (1,21 sul dollaro) in 32 anni. E per gli analisti non è ancora finita.

T come Tabloid. Non cambieranno mai. L’ultima copertina del Daily Mail, le gambe di May e Sturgeon in mostra e il titolo che riporta la storia indietro agli Anni 50 (parole di Ed Miliband) lo dimostrano. Sesso, sangue, soldi e scalpore. Con o senza Brexit.

U come Ukip. Il partito indipendentista ha vinto il referendum e poi è sparito. Ha perso anche l’ultimo di tre deputati a Westminster. Intanto lo storico leader Farage continua a percepire il salario da parlamentare europeo. Il suo erede Paul Nuttall dice: saremo i guardiani della Brexit. Ma nessuno lo ascolta più.

W come Whisky. Basta una cifra: 4095 milioni di sterline, l’export del celeberrimo liquore Made in Uk. Tre quarti delle esportazioni di cibo e liquori finisce sugli scaffali europei. Londra confida che agli europei si sostituiscano i cinesi: con gli americani lo scorso anno hanno bevuto e mangiato prodotti britannici per 20 miliardi di sterline.

(Alberto Simoni via La Stampa cc-by-nc-nd)


Immagine: B.Slovacchia
Foto Number 10 cc-by-nc-nd
Theresa May, discorso 17/1/2017 alla Lancaster House

Foto duncan c cc-by-nc
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