Condanna confermata a 30 mesi per i due italiani falsificatori di banconote

Due siciliani sono stati giudicati colpevoli ieri presso la Corte specializzata di Pezinok del reato di contraffazione, alterazione e produzione non autorizzata di denaro contante e titoli in fase di sperimentazione. I due, considerati attigui alla criminalità organizzata italiana di stampo mafioso, hanno ricevuto una condanna a 30 mesi di reclusione da trascorrere in un carcere di bassa sicurezza. Ma saranno presto liberi, perché sono in galera ormai dal novembre 2014, cioè da da 29 mesi. Sulle loro teste penderà tuttavia un decreto di espulsione dal Paese con il divieto di rimetterci piede per i successivi dieci anni.

Il tribunale ha così confermato il giudizio già espresso nel settembre dello scorso anno, che in febbraio la Corte Suprema, cui si era appellata la difesa degli imputati, aveva annullato ritornando il procedimento alla Corte di Pezinok.

Secondo l’accusa i due, Sergio Giovanni G. di 52 anni e Salvatore G. di 69, che si sono dichiarati innocenti ed estranei ad ambienti mafiosi, hanno girato diverse località e paesi nell’Europa centrale alla ricerca di chi poteva aiutarli a falsificare su larga scala banconote da 20 e 500 euro. Presi contatti con persone in Slovacchia, hanno trovato una macchina da stampa disponibile in Repubblica Ceca, e se fossero riusciti nel loro intento avrebbero prodotto gradualmente banconote per un totale di circa 80 milioni di euro.

Le banconote avrebbero avuto tutte le speciali caratteristiche di sicurezza previste dalla Banca Centrale Europea, dato che sarebbero stati usati prodotti originali rubati in Italia: cartamoneta filigranata, colori per stampa e matrici autentiche delle banconote. Il denaro stampato avrebbe poi dovuto essere distribuito all’estero, al di fuori dell’Europa.

Le informazioni a disposizione della polizia slovacca legano gli imputati ad ambienti della mafia siciliana, e secondo l’Interpol almeno uno dei dui è affiliato a una cosca , come affermato dal procuratore. I due erano stati arrestati dalla polizia slovacca il 31 ottobre 2014 nell’area di servizio Sekule sull’autostrada D2, tra Bratislava e il confine ceco.

(Red)


Foto geralt/CC0

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