Slovenske Elektrarne, stallo tra lo Stato ed Enel sul completamento di Mochovce

L’assemblea generale della società elettrica Slovenske Elektrarne (SE) è stata in parte monopolizzata dalle discussioni tra i soci (Enel, EPH e lo Stato slovacco, in quote di un terzo ciascuno) riguardo il completamento della centrale nucleare di Mochovce, il cui progetto di due nuovi reattori (il 3 e il 4) è stato avviato quasi dieci anni fa dal gruppo italiano dopo la privatizzazione della società.

Hospodarske Noviny ha scritto mercoledì che i colloqui sono a un punto morto dopo che sono stati approvati negli anni scorsi diversi aumenti al budget della centrale. La società ha comunicato al socio statale (al ministero dell’Economia, che gestisce la partecipazione azionaria) nel mese di ottobre la richiesta di ulteriori 800 milioni per finire i lavori. Somma che porta a triplicare il bilancio del progetto dal costo originario di 1,8 agli attuali 5,4  miliardi. Anche l’ultimo aumento, risalente a fine 2014, era stato di 830 milioni di euro.

Questi continui aumenti di budget hanno provocato inoltre consistenti ritardi nei lavori, per i quali il governo non ha mai nascosto una forte irritazione: si stima ora che il primo dei due blocchi in completamento possa essere avviato nel 2019, ben sette anni dopo la data prevista inizialmente, il 2012, e il secondo dovrebbe seguire nel giro di sei mesi o un anno. Rimandare l’avvio commerciale dei due blocchi significa procrastinare il momento in cui lo Stato comincerà a ricevere dividendi dai profitti derivanti dalla vendita dell’energia prodotta, dividendi che ci si aspetta in centinaia di milioni di euro.

Ma il punto forse più delicato della discordia tra i rappresentanti del ministero e gli italiani di Enel è il fatto che lo Stato ha chiesto che sia Enel a finanziare i lavori fino alla conclusione della centrale. «Enel è responsabile, quindi dovrà i soldi», sarebbe il ritornello della posizione del governo. La responsabilità di Enel per la conclusione del progetto era stata messa nero su bianco nell’ultima intesa con il governo. Per questa ragione la volontà del gruppo italiano di cedere la sua quota del 66% nella società ha subito un rallentamento, e se una metà è già passata nelle mani dei cechi di EPH, come anche la gestione e le persone chiave all’interno di SE, per l’altra metà si dovrà attendere la messa in funzione dei due blocchi nucleari.

In passato il premier Fico ha usato toni ruvidi con il socio italiano. Risale all’aprile del 2015 una dichiarazione di questo tono: «Io non chiedo, ma con fermezza avverto la società italiana Enel che, se decide di vendere le azioni di Slovenske Elektrarne, non sfuggirà alle sue responsabilità così facilmente. Loro devono completare la terza e quarta unità di Mochovce, dunque siano così gentili da avviare i loro cervelli italiani e finire [l’opera]. Poi potranno pensare al futuro di Slovenske Elektrarne».

(Red)


Foto: da video seas.sk

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.