Quaranta anni fa la morte del filosofo dissidente Jan Patocka, la mente di Charta 77

Il 13 marzo cadevano 40 anni dalla morte del filosofo ceco Jan Patočka, uno dei fondatori e primo portavoce del movimento Charta 77 per i diritti umani in Cecoslovacchia. Patočka, che soffriva di problemi di salute, di cui le autorità sarebbero state al corrente, fu interrogato per 10 ore di seguito dalla polizia segreta cecoslovacca, la famigerata Sicurezza di Stato (Štátna bezpečnosť / ŠtB). La sua salute peggiorò rapidamente e più tardi morì.

All’inizio del gennaio 1977 un gruppo di intellettuali dissidenti cechi decise di uscire allo scoperto per denunciare la mancata attuazione degli impegni sottoscritti dal governo, anche a livello internazionale, in materia di diritti umani, politici e civili. L’iniziativa prese piede dopo l’arresto dei membri di una band di musica psichedelica, i Plastic People of the Universe. Un documento denominato appunto “Charta 77” fu redatto da un numero ristretto di personalità del dissenso tra le quali Václav Havel, Jan Patočka, Zdeněk Mlynář, Jiří Hájek e Pavel Kohout, e sottoscritto in pochi giorni da 247 cittadini di diversa estrazione. Tre di loro, tra i quali Havel che si fece cinque anni di prigione, furono arrestati mentre tentavano di consegnare la dichiarazione all’Assemblea federale e al governo di Praga. Copie clandestine uscirono dal paese e furono pubblicate il 6 gennaio 1977 dai maggiori quotidiani internazionali.

Jan Patočka / filosofo, fenomenologo, professore, attivista per i diritti umani, portavoce di Charta 77, morto dopo un estenuante interrogatorio della ŠtB

Il regime reagì immediatamente, definì i firmatari “traditori e rinnegati” e “agenti dell’imperialismo”, e li sottopose a una serie di rappresaglie tra le quali perdita del lavoro, interrogatori, fermi, arresti e vessazioni varie. Jan Patočka, che aveva 69 anni ed è considerato la vera mente del documento, fu incarcerato ai primi di marzo e interrogato per un giorno intero. Subì un collasso e fu ricoverato in ospedale, dove fu stabilizzato, ma qualche giorno dopo, in seguito a un aggravamento delle sue condizioni, morì di attacco cardiaco il 13 marzo 1977.

Il suo funerale divenne una vera e propria manifestazione di protesta contro il regime, malgrado la polizia cercò in tutti i modi di sabotarlo: anticipandone la data di un giorno, arrestando alcune delle personalità che vi avrebbero partecipato, e facendo volare sopra il cimitero un elicottero per disturbare i discorsi dei presenti, al cui rumore si aggiunsero quelli assordanti dei motori dellle moto da speedway del vicino circuito Stella Rossa. Vi parteciparono, sembra, circa 900 persone, soprattutto giovani e assidui del movimento artistico clandestino.

Nonostante le repressioni, continuavano le adesioni a Charta 77, che fino alla caduta del comunismo nel 1989 fu firmata da quasi 1.900 persone. Il movimento ebbe risonanza mondiale, ed è tutt’ora di esempio. Nel 2008 gli intellettuali e attivisti dei diritti umani cinesi pubblicarono una Carta 08, che prevede l’eliminazione del partito unico in Cina.

(La Redazione)


Foto Ben Skála cc-by-sa

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