La storia infinita del rapimento del figlio del presidente e delle amnistie di Meciar

È arrivato sui grandi schermi appena pochi giorni fa, e sarà oggetto di discussione in Parlamento questo mese, il caso che nel 1995 sconcertò la Slovacchia e fece toccare il fondo alla credibilità del Paese a livello internazionale. Il 31 agosto 1995 uomini incappucciati fermarono nei pressi di Bratislava l’auto di MichalKováč jr, figlio minore dell’omonimo presidente in carica (1993-1998) Michal Kováč, e lo portarono in Austria, nella cittadina di Hainburg poco oltre il confine. In base alle testimonianze esistenti si ritiene che ad agire furono agenti del Servizio di Intelligence Slovacco (SIS), con la partecipazione di elementi della malavita della capitale Bratislava. Allora la Slovacchia non era ancora parte di Schengen, e ogni auto che attraversava la frontiera veniva controllata, e spesso setacciata. Cosa che evidentemente non avvenne in quella occasione.

Kováč è stato fatto ubriacare e pestato, ed è stato abbandonato senza conoscenza dentro la sua Mercedes parcheggiata davanti alla locale stazione di polizia. Con una telefonata anonima la polizia austriaca è stata poi informata che sulla testa dell’uomo nell’auto lì davanti pendeva pendeva un mandato di cattura internazionale.

Il primo ministro Vladimír Mečiar, che aveva un pessimo rapporto con il presidente della Repubblica (nonostante militassero nello stesso partito), è ritenuto essere il mandante del rapimento, fatto con lo scopo di mettere in imbarazzo il presidente. Il figlio era ricercato in Germania per l’accusa di aver commesso un reato finanziario. Tuttavia, al contrario di quanto immaginavano gli autori del sequestro, le autorità austriache decisero di non estradare l’uomo in Germania, ma di restituirlo alla Slovacchia.

Mečiar allora era all’apice del potere, e in Slovacchia faceva il bello e il cattivo tempo, non risparmiandosi metodi discutibili e autoritari. Come fondatore e leader del Movimento per una Slovacchia Democratica (HZDS), nonché uno dei protagonisti della divisione della Cecoslovacchia in due Stati (insieme al ceco Vaclav Klaus poi presidente in Repubblica Ceca), Mečiar fu primo ministro della neonata Repubblica Slovacca dal 1993 al 1998, uno dei periodi che i politologi ritengono i più bui della recente storia del Paese. L’allora segretario di stato americano Madeleine Albright (di origine praghese) definì la Slovacchia il «buco nero nel cuore dell’Europa». Europa che non voleva sentir parlare di Slovacchia, inserita solo per il rotto della cuffia alla fine degli anni ’90, per un atto di fede della Commissione europea presieduta da Prodi verso un Paese che non aveva ancora i numeri giusti per essere ammesso nel club, nel gruppo di 10 paesi poi entrati di fatto nell’Unione nel 2004.


Il sequestro come immaginato nel film Únos (2017)

Il SIS, dove Mečiar era riuscito a nominare il suo braccio destro Ivan Lexa, è anche il primo sospettato per l’omicidio dell’ex agente Róbert Remiáš, bruciato vivo dentro la sua auto nel 1996, che aveva aiutato a nascondersi l’amico Oskar Fegyveres, testimone inconsapevole del rapimento e principale accusatore dei servizi segreti. Fegyveres, dal canto suo, sarebbe riparato all’estero sotto falso nome e non sarebbe più rientrato in Slovacchia.

Nel 1998, tre anni dopo i fatti, quando alla fine del mandato di Kováč le elezioni per il nuovo presidente non andarono a buon fine, Mečiar prese per un breve periodo l’incarico di presidente ad interim e in quella posizione decretò l’amnistia per tutti i reati connessi con il sequestro (e la morte di Remiáš). Amnistie che hanno finora salvato da condanne l’ex capo del SIS Lexa e una dozzina di altre persone, e che da vent’anni sono ancora al centro della discussione politica e ragione di turbamento nella società slovacca.


Vladimír Mečiar (alla sua destra Ivan Gasparovič allora presidente del Parlamento) alla cerimonia di chiusura del mandato presidenziale di Michal Kováč – Foto: youtube

Lexa, il cui padre era stato ministro durante il socialismo è stato uno degli uomini chiave del regno di Vladimír Mečiar. Già capo dell’ufficio del governo nel 1991, un incarico mantenuto anche in seguito, fu proposto nel 1992 da Mečiar come ministro delle Privatizzazioni ma incontrò il veto del presidente Michal Kováč («Il signor Lexa non soddisfa le condizioni per la nomina a questa funzione e non ha la mia fiducia personale»). Il governo allora lo nominò segretario di Stato del ministero delle Privatizzazioni, dove era vacante il posto di ministro, e Lexa divenne di fatto capo del ministero. Un secondo conflitto con il presidente avvenne due anni dopo, quando in seguito alle elezioni del 1994 Kováč rifiutò di nominare Lexa alla testa dei Servizi di Intelligence (SIS). Mečiar allora fece passare in Parlamento una modifica costituzionale per dare al governo (e non più al presidente) il potere di nomina del capo dei servizi segreti, e Lexa si insediò nella primavera 1995 al SIS, che sotto la sua guida fu coinvolto in diversi affari sporchi, tra i quali il rapimento di Kováč jr e l’assassinio di Remiáš, intercettazioni illegali di giornalisti e politici dell’opposizione, e diversi reati finanziari. Durante la sua direzione il SIS fu radiato dall’organizzazione europea MEC (Middle European Conference). Dopo il 1998 per un breve periodo Lexa finì in custodia preventiva, in attesa di giudizio per i reati non coperti dall’amnistia. Nel 2002 fu arrestato in Sudafrica sulla base di un mandato di cattura internazionale ed estradato in Slovacchia. Al processo, tuttavia, i giudici lo decretarono innocente.

Mečiar è ritornato al governo nel periodo dal 2006 al 2010 all’interno di una coalizione con Smer-SD e il Partito Nazionale Slovacco (SNS) presieduta da Robert Fico, ma il suo partito ha continuato a perdere pezzi e consensi, finendo a livello dello zero virgola nelle successive elezioni, fino al recente scioglimento.


Vladimír Mečiar

Le amnistie hanno bloccato qualunque indagine attiva sul caso, e ad oggi si conoscono solo una parte dei risultati raggiunti dalla procura in quegli anni, mentre il fascicolo completo è segreto. Diversi tentativi sono stati fatti dai partiti del centro e della destra per abrogare le amnistie (l’ultimo nel 2012 quando la destra governava con Iveta Radičova) e riprendere le indagini. Il dibattito pubblico è stato riaperto nell’ottobre scorso dalla morte del presidente Kováč, e l’obiettivo di eliminare le amnistie potrebbe oggi essere diventato realizzabile. Nella prossima sessione del Parlamento slovacco prevista per questo mese sarà discussa una proposta del deputato Jan Budaj (OLaNO-NOVA) in tal senso. Sebbene numerosi avvocati e giudici di rango ritengano l’operazione legittima, non è del tutto chiaro se i parlamentari abbiano o meno il potere di abrogare delle amnistie presidenziali (che peraltro il presidente della Repubblica non può eliminare).

Dopo un lungo periodo di scetticismo, il premier Robert Fico, mentre nei cinema slovacchi arrivava il film Únos che riportava a quell’atmosfera tetra della metà degli anni ’90 e riapriva il dibattito pubblico, ha accettato solo negli ultimi giorni di discutere della questione con i suoi alleati. Soprattutto Bela Bugar, leader del partito Most-Hid, stava spingendo per convincere Smer-SD e l’intera coalizione su una posizione di possibile sostegno all’abrogazione delle amnistie, per rendere possibile arrivare a raccogliere almeno 90 voti in Parlamento, maggioranza qualificata necessaria per modifiche di livello costituzionale. Un intervento in televisione di Mečiar alcuni giorni fa ha di nuovo fatto scaturire un intenso dibattito sulla scena politica e tra la gente. L’ex primo ministro ha ribadito in quella occasione una serie di affermazioni che sono state ritenute falsità da diversi osservatori (anche analisti della comunicazione non verbale che hanno fatto una disamina del comportamento di Mečiar alla trasmissione) e ha fatto velate minacce avvisando che la verità sui fatti di allora potrebbe “destabilizzare il Paese”.

A far cambiare idea al primo ministro è stato presumibilmente un importante cambiamento dell’atmosfera nel Paese e in certi circoli. All’inizio del mese un sondaggio ha decretato che quasi due terzi degli slovacchi vogliono che le amnistie siano revocate, e lo stesso hanno detto alcune personalità di rilievo tra i socialdemocratici di Smer-SD (i ministri Madarič e Lajčak, il deputato e consigliere per i media del premier Erik Tomas), mostrando un progressivo sgretolamento del muro opposto fino ad oggi dal partito e lasciando intendere un cambio di politica.


L’ex presidente Michal Kováč

Lunedì scorso una riunione dei leader della coalizione si è conclusa con una proposta effettiva per l’abrogazione delle amnistie, coinvolgendo il Parlamento per un provvedimento di natura costituzionale che richiederà una larga maggioranza e il consenso successivo della Corte costituzionale. La soluzione trovata, che la ministra della Giustizia Lucia Zitnanska (Most-Hid) ha ammesso essere “non convenzionale”, per rispondere a una situazione che convenzionale non è, ha ricevuto il via libera mercoledì dal consiglio dei ministri, e sarà portata in aula con un procedimento d’urgenza durante la prossima sessione parlamentare che sarà aperta il 21 marzo.

La soluzione prospettata dalla coalizione, tuttavia, non soddisfa l’opposizione perché il passaggio in Corte costituzionale è ritenuto un passaggio a rischio in quanto una parte dei giudici della corte sono considerati essere stati vicini a suo tempo all’ex primo ministro Mečiar. Il ministro Madarič, vice presidente di Smer, ha detto a Radio Expres che se sapesse che i giudici costituzionali rigetteranno la mozione, sarebbe disponibile a votare la mozione parlamentare dell’opposizione, che prevede per l’abrogazione un voto secco in Parlamento, con maggioranza costituzionale, senza alcun passaggio successivo.

In tutto questo garbuglio è arrivata anche, qualche giorno fa, una dichiarazione dell’ex boss mafioso Mikuláš Černák, che sta scontando una pena all’ergastolo nel carcere di massima sicurezza di Ilava e che ha approfittato della sua telefonata settimanale per chiamare un’amica e registrare la sua opinione sul fatto. Černák, un personaggio di primo piano del crimine negli anni ’90, è responsabile di alcuni omicidi e dell’assassinio a coltellate nel 1997 di un ex poliziotto al cui amico ha pure tagliato la testa. Egli ha detto nella registrazione che Mečiar è il mandante del sequestro di Kováč, messo in opera dai servizi segreti (SIS), e che l’omicidio di Róbert Remiáš è collegato a questo fatto. «Se potessi incontrare Mečiar gli direi in faccia» che l’accusa al vice presidente del SIS, che è ormai morto, «è stato un altro atto di codardia» dell’ex premier, che «non sa essere uomo e prendersi la responsabilità di affrontare il proprio passato».

(La Redazione)


Foto vlada.gov.sk
Foto TA3.com

2 comments to La storia infinita del rapimento del figlio del presidente e delle amnistie di Meciar

  • Jozef M. Rydlo

    Caro Solieri,

    ho letto sul Suo sito numerosi articoli ma questo qui puzza di fazione fiorentina. Lei sa meglio di me che tutta quella “amnesty story” è un affare strettamente politico – figuriamoci che la polizia trovi il colpevole e la giustizia lo condanni. Dopo vent’anni..L’abrogazione delle amnistie, quella di Kovac per suo figliolo prediletto che non è un ladro di biciclette passoliniano, ma un ladro di grande stile con le ramificazioni internazionali, è strettamente legata a quella di Meciar. Che l’on. Lexa non sia un agnello è ovvio, ma dei 13 processi indetti contro lui ha vinto tutti i 13, il suo articolo non ne dice praticamente nulla. A proposito: può indicarmi in Italia, in Europa o altrove un capo dei servizi segreti con le mani pulite ?

    L’affare in sè potrebbe essere considerato grave, anzi gravissimo, tuttavia, mi pare che alla Sua redazione sfugge il costante e sistematico sforzo di smantellare lo Stato slovaco! Il capo dello stato fa l’ostruzione e non nomina i giudici che mancano alla Corte costituzionale. Perché? Per impedire il proprio impeachment, per rendere la Corte costituzionale inoperante, incapace di deliberare. E cosi via…

    Non Le sembra che l’abrogazione delle amnistie sia un problema cruciale in uno Stato di diritto? Ogni amnistia é fondamentalmente immorale. Non ha osservato che l’on. Budai che promuove per un’ennesima volta l’iniziativa era un agente dell’OVRA comunista ossia STB; Che coloro che sono contro Meciar oggi lo furono anche all’epoca e gli sono ostili anche vent’anni dopo, fino ad oggi solo perché creò lo Stato slovaco che funziona a dispiacere di tutti i falsi profeti di ieri e di oggi.
    Certo, il crimine va chiarito, giudicato e punito. Da quanto emerge non tutto sia così liscio come lo dice il Suo scritto redazionale.. A chi profittava il sequestro? Certo no a Mečiar. Avrei gradito un articolo “scritto dall’osservatore” estraneo, italiano, e non un servizio che racconta le favole che poi non sono ne quelle di Grimm. ne di Andersen o di Perrault. … Il resto non lo commento, è inutile: chi non vede la costante mirante allo sfacelo dell’indipendenza nazionale degli Slovachi é cieco o comprato.

    Rispettosamente,

    J. M. Rydlo
    presidente della Commissione AAEE del Parlamento slovaco 2006-2010.

  • Redazione

    Caro professore, la ringraziamo per i suoi sempre preziosi commenti. Ipotizzare tuttavia che qualcuno ci abbia “comprati” (chi?) è un complimento che non ci meritiamo. Quello che cerchiamo (fallibilmente) di fare è proporre un ritratto di questo paese, tenendo per quanto possibile una posizione “neutrale”. Ovviamente, la neutralità assoluta come lei sa bene non esiste, e la si infrange anche solo nel momento in cui si tratta di un certo argomento piuttosto che di un altro, e perché anche inconsapevolmente si prende sempre una delle parti.
    L’articolo in questione è per forza di cose parziale, come lo sono tutti quelli pubblicati su questo media, di qualunque tema trattino. Non abbiamo infatti né i mezzi (e conoscenze), né il tempo e la volontà (è questione per storici o analisti politici, non per noi) per occuparci di cose così ramificate e che nel tempo si sono stratificate con nuovi fatti, commenti, opinioni, come quella in oggetto. Purtroppo non crediamo di potere ignorare questo tipo di fatti che sono stati, e sono, ragione di divisione così profonda all’interno della società slovacca. Per cui cerchiamo di farne un sunto con le informazioni a nostra disposizione. Sbagliamo? E’ possibile, ma lei conosce il proverbio “chi non fa, non falla”. Si sbaglia solo se si “fa”. Nel grande disegno universale potremo comunque bilanciare questi errori con (crediamo) tante altre cose buone fatte, sapendo che questi “sbagli” sono stati fatti in buona fede.
    Il nostro è un piccolo contributo per dare agli italiani una idea su fatti di cui nessun’altro parla. Sarebbe meglio non parlarne? Forse. Del resto, la Slovacchia non è certo l’ombelico del mondo, nonostante molti (istituzioni comprese) qui pensino il contrario.

    Un saluto cordiale,
    Pierluigi Solieri

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