Riabilitata la prima vittima della Cortina di ferro: Hartmut Tautz morì a Petrzalka dilaniato dai cani

Il tribunale distrettuale di Bratislava ha riabilitato, per la prima volta in Slovacchia, una vittima della Cortina di ferro. Su richiesta della sua famiglia  e dell’associazione Piattaforma per la memoria e coscienza europea (vedi) è stata riabilitata almeno moralmente la figura di Hartmut Tautz, uno studente diciottenne della Germania Orientale che nell’estate 1986, 31 anni fa, fu dilaniato dai cani della polizia di frontiera cecoslovacca mentre tentava di scappare in Occidente.

A raccontare questa storia è oggi il quotidiano Dennik N, che ricorda come le persone che sono morte sulla Cortina di ferro durante il regime comunista non sono mai state riabilitate, al contrario delle altre vittime del regime che sono hanno ottenuto la riabilitazione automatica per legge dopo il ritorno della democrazia. L’Istituto della memoria della nazione (UPN) ha accolto con favore il provvedimento, dicendo che è un precedente importante e che spera che arrivino altri risultati simili. Le famiglie di chi morì sulla frontiera slovacca con l’Austria, difesa allora da soldati armati, cani addestrati e recinzioni elettrificate, non hanno mai ricevuto indennizzo. La Piattaforma ritiene che questa sia una svolta cruciale per arrivare all’indennizzo di tutte le vittime del comunismo finora ignorate.


Hartmut Tautz

 

Tautz, come abbiamo ricordato lo scorso anno in questo articolo, dopo la maturità a Magdeburgo fu espulso dall’accademia di musica a causa di una battuta che fece a scuola sul presidente della DDR Erich Honecker e non gli fu permesso di continuare a studiare. L’unica alternativa che lui vedeva per coronare il sogno che covava fin da bambino di diplomarsi in musica (già suonava flauto e clarinetto in una orchestra giovanile) era fuggire in Europa Occidentale. Viaggiò allora per 700 chilometri fino a Bratislava, dove sapeva che il confine con il mondo libero era vicinissimo. La sera dell’8 agosto 1986, atteso il buio, tentò di passare la recinzione nell’area chiamata Kopčany nel quartiere di Bratislava-Petržalka, da dove si potevano vedere, verso ovest, le luci del villaggio austriaco di Kittsee. Tagliato con delle pinze il filo spinato, partì l’allarme e i soldati di guardia lanciarono verso di lui i cani lupo cecoslovacchi – i famigerati “supy”, avvoltoi -, nuova razza espressamente creata per questo scopo dalle autorità cecoslovacche, animali che erano in grado di fare anche 400 metri in appena 45 secondi. Il fuggitivo tentò inutilmente di correre per attraversare la ‘terra di nessuno’, poche centinaia di metri coltivate a granturco che lo dividevano dalla libertà.


Un segnale indicante il confine in Cecoslovacchia (wikicommons)

 

I cani lo raggiunsero e bloccarono ad appena 22 metri dal confine, procurandogli diverse ferite gravi (in particolare alla testa /qui le immagini, per stomaci forti) che tuttavia, secondo l’autopsia fatta da un medico legale, non sarebbero state fatali se le guardie di frontiera avessero chiamato l’assistenza medica. Le guardie invece, due soldati di leva, pretesero di interrogare sul posto il ragazzo, che fu portato più tardi in caserma e infine, oltre tre ore dopo il fatto, in un ospedale militare. Qui Tautz morì per le conseguenze dell’emorragia nelle prime ore del 9 agosto (qui la copia del rapporto ufficiale stilato il 10 agosto 1986). L’uso dei supy in quella occasione provocò diverse critiche, e dopo una successiva tentata fuga verso Occidente i cani furono eliminati definitivamente dal servizio di frontiera.


Insegne della guardia di frontiera della Repubblica Socialista Cecoslovacca (ČSSR)

 

Sono 320 i casi documentati di persone che nel periodo tra il 1948 e il 1989 morirono sul confine occidentale della Cecoslovacchia, scrive Dennik N, e altre decine sono state sepolte negli anni ’50 in luoghi sconosciuti.


La “Porta della Libertà” presso Devin, Bratislava. Qui, dove la frontiera con l’Austria è segnata dal fiume Morava, sono state uccise decine di persone in fuga dalla Cecoslovacchia (foto BSK)

 

Alla memoria di Tautz e di tutte le vittime della Cortina di ferro è stato dedicato lo scorso anno, per il 30esimo anniversario della sua morte, un memoriale vicino al luogo della sua morte. In quella occasione diverse personalità hanno firmato una lettera aperta a 21 rappresentanti della Cecoslovacchia comunista ritenuti responsabili, e nominati uno ad uno (dai membri del presidio del partito comunista all’allora ministro degli interni fino ai due militari di pattuglia), chiedendo loro di scusarsi pubblicamente per l’uccisione di Hartmut Tautz e degli altri civili sulla frontiera con l’Occidente. Il testo della lettera è consultabile anche in inglese.

(La Redazione)


Foto sotto al titolo: un tratto di cortina di ferro
vicino a Znojmo, tra Rep.Ceca e Austria
Rich Gibson cc-by-nc-sa

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