Il Gruppo di Visegrad contrario a un’Europa a due velocità

I paesi del Gruppo di Visegrad (V4 – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia) non vogliono una riforma in forma federativa dell’Europa, né un ritorno al solo mercato unico, e soprattutto non vogliono una Unione europea a più velocità. Questa è la risposta comune dei quattro paesi membri al Libro bianco presentato nei giorni scorsi dal presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker che offre cinque possibili scenari per il futuro dell’integrazione europea. Ma sarebbe anche l’unica cosa su cui sono d’accordo, scrive Vít Dostál, direttore di ricerca presso l’Associazione per gli affari internazionali (AMO) a Praga, su Euractiv.

Repubblica Ceca e Slovacchia infatti gradirebbero proseguire il percorso indicato con la Dichiarazione di Bratislava, risultato del summit tenuto in settembre nella capitale slovacca, che propone maggiore integrazione in alcuni settori come la politica di asilo e migrazione e l’agenda digitale, ma non si occuperebbe di questioni più delicate come il bilancio dell’UE. Mentre i governi di Polonia e Ungheria gradirebbero di più la variante che vede l’UE concentrarsi solo su alcune aree, ma potrebbe funzionare in modo più efficiente, senza interferire nella politica sociale dei singoli Stati membri ma sostenendo una protezione comune dei confini dell’Unione.

Dalla riunione di Varsavia di giovedì scorso emerge, si legge su Euractiv, che i leader di Visegrad si sono concentrati sugli aspetti istituzionali ma non sulle politiche che l’UE dovrebbe sviluppare. Mentre Juncker non ha proprio trattato la questione delle “istituzioni” e piuttosto parla di “processo decisionale”.

Le quattro capitali di Visegrad stanno sulla difensiva ed esprimono preoccupazione per la creazione di club esclusivi all’interno dell’Unione, chiedono parità per gli Stati membri e vogliono coinvolgere di più i parlamenti nazionali nel processo politico. Un’accordo al ribasso che porteranno a Roma a fine mese dove l’anniversario dei 60 anni del trattato istitutivo della CEE sarà occasione per delineare il futuro dell’Unione europe, e questa volta ci vorrà tutta la buona volontà dei migliori artisti del compromesso.

(Red)


Foto premierrp/CC0

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