Vladimir Meciar difende le sue amnistie e nega partecipazione del SIS a rapimento Kovac jr.

Ieri sera il programma “Téma dňa” della televisione privata TA3 ha ospitato l’ex primo ministro Vladimir Meciar per parlare del sequestro del figlio del presidente Michal Kovac, un fatto che nel 1995 sconvolse il Paese. Meciar, come fondatore e leader del Movimento per una Slovacchia Democratica (HZDS), nonché uno dei protagonisti della divisione della Cecoslovacchia in due Stati, fu primo ministro della neonata Repubblica Slovacca dal 1993 al 1998, uno dei periodi che i politologi ritengono i più bui della recente storia del Paese.

Nel corso della discussione (qui la registrazione) moderata dal giornalista Peter Bielik, cui ha partecipato anche Bela Bugar, leader del partito Most-Hid parte della coalizione di maggioranza e a favore dell’annullamento, Vladimir Meciar ha insistito a dire che le amnistie sul caso del rapimento di Michal Kovac Jr. sono giuridicamente irrevocabili. «La Corte costituzionale ha detto che sono irrevocabili. Il Parlamento non ha il potere di abrogare le amnistie», ha detto Meciar, che è avvocato, e la cui retorica (per la quale era famoso) non sembra essersi affievolita dopo anni di lontananza dalla scena politica. Secondo lui un voto in tal senso del Parlamento porterebbe il caso davanti alla Corte europea. Bugar ha contestato queste affermazioni, dicendo che l’ex primo ministro ha paura della revoca delle amnistie, riferendosi al presunto coinvolgimento nell’azione criminale dell’intelligence slovacca (che era alle dirette dipendenze del capo del governo), affermazioni alle quali Meciar ha risposto di non avere «nulla da temere». In realtà, ha detto, il vero obiettivo dell’opposizione non è lui, ma il primo ministro Robert Fico (Smer-SD). A me «non succederà nulla», ha chiosato. Qui si tratta «di permettere alla gente di sapere finalmente cosa è successo, così da scriverlo nei libri di storia e insegnarlo ai giovani, ed evitare che si ripeta in futuro», ha sottolineato Bugar.

Meciar ha ribadito la sua posizione sul fatto che il SIS non ha niente a che fare con il rapimento, anche se non ha escluso che qualche agente “deviato” avrebbe potuto fornire informazioni privilegiate agli autori. L’ex premier ha anche contestato la credibilità della testimonianza di Oskar Fegyveres e del rapito Michal Kovac Jr, sostenendo che il primo è stato pagato per accusare il SIS. Meciar ha dichiarato di non essere stato a conoscenza del rapimento, mentre il presidente Kovac (morto nell’ottobre scorso a 86 anni) «sapeva che sarebbe accaduto» e sapeva anche «chi lo avrebbe compiuto. Il presidente sapeva … e non ha fatto niente» per impedirlo. Toni che hanno fatto sbottare il suo avversario Bugar (che ai tempi dei fatti era deputato del partito SMK): «Non sei cambiato per niente, se fossi nei tuoi panni, vorrei almeno chiedere scusa. Stai vomitando solo bugie», ha risposto. Bugar ha ripetutamente invitato Meciar a chiedere scusa anche alla madre di Robert Remias, al che Meciar ha risposto «Per cosa?», «Non approfittare della tragedia di quel giovane. Non c’è nessun organo di stato [dietro la sua morte]».

Richiesto più volte dal moderatore Bielik se era disposto a dire finalmente tutta la verità e alzare così il velo sul mistero più pesante della repubblica, Meciar ha detto che non è il caso, perché la verità potrebbe «minare la stabilità del Paese».

La vicenda delle amnistie sarà discussa in Parlamento nelle prossime settimane, e il consenso sull’abrogazione sembrerebbe prendere slancio. Servono 90 voti tra i 150 deputati per approvare la mozione, un numero al momento al di fuori delle possibilità ma non così lontano da raggiungere, secondo Bugar. Lui sta facendo in queste settimane una azione di convincimento anche dei più recalcitranti deputati della coalizione – Smer e Partito Nazionale Slovacco –, sapendo che sono state espresse opinioni a favore dell’iniziativa da alcuni personaggi di peso all’interno di Smer come i ministri Marek Madaric e Miroslav Lajcak e il deputato Erik Tomas. Robert Fico, che a lungo ha sostenuto l’impossibilità di cancellare delle amnistie presidenziali, ha invece suggerito ieri con un video postato su Facebook che la strada forse più ragionevole sarebbe di rivolgersi alla Corte Costituzionale per chiedere il parere. Bugar, dal canto suo, dice: «approviamo prima l’abrogazione in Parlamento, e poi magari la Corte Costituzionale dirà la sua».

(La Redazione)


Foto TA3.com

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