L’Ungheria scava la sua trincea contro i migranti

Via libera ieri al Parlamento ungherese – a schiacciante maggioranza – alla reintroduzione della detenzione sistematica per i migranti che giungono nel paese, una misura soppressa nel 2013 per le pressioni dell’UE e dell’alto Commissariato Onu per i rifugiati (UNHCR). La legge stabilisce il collocamento dei migranti in «zone di transito» alle frontiere con Serbia e Croazia, dove saranno detenuti in attesa dell’esame della domanda di asilo. Il premier Viktor Orban dice che l’Ungheria è “sotto assedio”. Nel 2016 sono arrivati in Ungheria 19.211 migranti, numero che in Italia si è raggiunto (15.760) nei soli primi due mesi del 2017.

I più fortunati, i pochissimi che riescono a entrare legalmente nel Paese, rinchiusi in campi recintati fino a che le loro richieste d’asilo non siano state esaminate, a dormire in spartani containers. Tutti gli altri, gli irregolari che tentano ancora di superare il «muro» al confine serbo-magiaro, arrestati dalla polizia e ricacciati sbrigativamente oltre frontiera. Anche con le cattive, come già accade oggi.

È anche questa l’Ungheria, Paese-fortezza in prima fila in Europa nell’introdurre misure draconiane contro migranti e profughi. Ungheria che ieri ha alzato ancora più alta l’asticella per chi fugge dalla guerra e per chi tenta di raggiungere l’Europa più ricca via Budapest, in cerca di lavoro e di una vita migliore. Lo ha fatto reintroducendo detenzioni automatiche per chi chiede protezione internazionale. Sì anche ai respingimenti verso il primo Paese d’ingresso di chi viene localizzato dalla polizia in qualsiasi parte del territorio nazionale.

Una mossa obbligata, perché l’Ungheria rimane «sotto assedio», la tregua negli arrivi di migranti è solo temporanea, ha assicurato ieri il premier magiaro, Viktor Orban. Menzogne, hanno replicato attivisti e Ong, sul piede di guerra. Altro che «orde in arrivo», si tratta solo di «politiche xenofobiche», dice senza mezzi termini Zoltan Somogyvari, avvocato ed esperto legale all’Helsinki Committee, Ong in prima fila nel denunciare le violazioni dei diritti umani in Ungheria. «Orban parla di milioni di migranti in attesa di entrare nell’Ue», costruzione retorica di «una nazione che protegge l’Ue, i suoi valori, che difende l’Europa in una guerra» asimmetrica, continua l’esperto. Ma i numeri rivelano l’opposto. Secondo l’Helsinki Committee, oggi sono meno di 500 i richiedenti asilo presenti in Ungheria, un centinaio quelli che ogni giorno cercherebbero di entrare illegalmente nel Paese, solo dieci al giorno quelli ammessi attraverso due zone di transito sul confine serbo, a Röszke e Tompa, uniche porte d’accesso legale in Ungheria.

Sono quelli i due campi che le autorità magiare starebbero già rinforzando posizionando nuovi containers per ospitare i richiedenti asilo da tenere sotto chiave, minori sopra i 14 anni inclusi. Campi chiusi, con condizioni dure. Si parla di «spazi sovraffollati, stanze di otto-dieci metri quadrati con quattro-cinque letti e poco spazio per muoversi, un cortile molto piccolo dove si può camminare, senza alcuna protezione dagli agenti atmosferici», chiarisce Somogyvari. I nuovi siti chiusi difficilmente faranno eccezione.

Peggio va però e andrà a chi tenterà di passare la frontiera illegalmente. «Se catturati dalla polizia, saranno deportati in Serbia, senza che possano fare domanda d’asilo», spiega Somogyvari. Deportazioni che avvengono già oggi, spesso nel segno della violenza. «Ci sono centinaia di testimonianze di persone respinte, che dicono di essere state maltrattate da persone in uniforme», conferma un attivista per i diritti umani, presente da mesi sul confine magiaro. Tante le testimonianze raccolte anche dall’Ong magiara Migszol, che riferisce di migranti picchiati, di «polizia che usa bastoni», di «cani sguinzagliati» per spaventarli. «Sono stato colpito alla testa dalla polizia ungherese in territorio serbo, non avevamo neppure passato la frontiera», la denuncia di un migrante, corredata da una foto di una ferita aperta alla testa, postata ieri su Twitter da Medici Senza Frontiere.

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Denunce, va detto, sempre respinte con sdegno da Budapest. Che intanto continua a rinforzare il muro al confine con la Serbia per sigillare l’immensa pianura che da Belgrado si distende fino a Budapest. Oltre alla recinzione costruita nel 2015, una seconda lunga 150 chilometri sarà completata entro il primo maggio, a ridosso della prima. Sarà «intelligente», ha promesso il governo. Con telecamere, camere termiche, corrente a basso voltaggio per allertare la polizia se «qualcuno tenta di violarla». E una parte del confine Ue è sempre più ermetico.

(Stefano Giantin via La Stampa, cc-by-nc-nd)


Foto © UNHCRCE
Foto Bőr Benedek cc-by

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