Arriva nei cinema Únos, la possibile storia vera del rapimento del figlio del presidente Kováč

È uscito in questi giorni nei cinema slovacchi un film basato sul sequestro di Michael Kováč jr., figlio dell’allora omonimo presidente della Repubblica, un evento che nel 1995 sconvolse la Slovacchia. Il fatto avvenne nel corso di un forte conflitto istituzionale tra il presidente e il primo ministro Vladimír Mečiar, il cui governo portò il Paese a un vero e proprio isolamento internazionale (non per niente l’ex Segretario di Stato Usa Madeleine Albright definì la Slovacchia un “buco nero nel cuore dell’Europa”). Al tempo Meciar era il vero padrone del Paese, ed è ritenuto essere stato il mandante del rapimento mensso in opera da agenti dei servizi segreti in combutta con la malavita. Tre anni più tardi lo stesso primo ministro, mentre agiva da presidente ad interim dopo la fine del mandato di Kováč, concesse l’amnistia ai sospettati del sequestro (e del successivo assassinio di Robert Remiáš, saltato in aria nella sua auto nel 1996).

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La questione dilania da ormai da due decenni il Paese ed è stata oggetto di infinite discussioni e polemiche a livello politico. Solo oggi si riesce forse ad intravedere, dopo diversi tentativi di abrogazione in Parlamento, la reale possibilità di arrivare alla cancellazione delle amnistie di Mečiar, e una discussione sull’argomento è prevista per la prossima sessione parlamentare, dopo che nel dicembre scorso la coalizione di governo ha sostenuto una condanna ufficiale del Parlamento contro le amnistie.

Únos è un thriller politico ispirato a eventi realmente accaduti, dove regnano legami inscindibili tra potere politico, criminalità, mafia, polizia e agenti segreti, riportando all’atmosfera claustrofobica della metà degli anni ‘90. La storia ha inizia con la giornalista Marta che trova un sacchetto di plastica davanti a casa che contiene la testa insanguinata di suo fratello. In quel momento, non sapendo che questo è solo un pezzo di un puzzle più ampio che coinvolge anche alti funzionari politici, decide di cercare la verità da sola e accidentalmente si ritrova nel bel mezzo di un ciclo di violenza mostruosa. Le relazioni malate tra pratiche mafiose, servizi segreti e politica portano alla morte di altri innocenti.

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Tra le scene più crude, ben chiare nella memoria degli abitanti di Bratislava di quella tremenda stagione di sangue, l’esplosione della Bmw dell’ex poliziotto Robert Remiáš, davanti al ristorante Riviera nel quartiere di Karlova Ves della capitale. Il 25enne, ex poliziotto, aveva aiutato il testimone chiave dell’indagine, che accusava i servizi segreti del SIS del rapimento di Kováč, a fuggire all’estero.

Il film Únos (Il sequestro) è l’ultimo lavoro della regista Mariana Čengel-Solčanská (nota, fra gli altri, per La leggenda del monaco volante del 2010), ed è tratto dal libro Popol všetkých zarovná (La cenere rende tutti uguali) di Dominik Dán, pubblicato da Slovart nel 2005. Pur essendo un’opera di fantasia, il film ricostruisce l’atmosfera cruda di quegli anni in cui potere e denaro la facevano da padroni in una società appena uscita da quarant’anni di comunismo, inondando anche le strade e la vita pubblica di sangue e paura.

Alla premiere del film erano presenti diverse personalità del mondo politico e della cultura. Tra i politici, presenti il presidente Kiska, il ministro della Cultura Madarič e quello dei Trasporti Ersék e diversi parlamentari. Alla proiezione era presente anche Anna Remiášová, mamma di Robert.

Documentario sul film Únos

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(La Redazione)


Foto: unos.sk

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