Sarà beato il salesiano slovacco Titus Zeman, martire del regime comunista

Papa Francesco ha autorizzato nell’udienza concessa questa mattina al cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, la promulgazione dei decreti riguardanti un nuovo Beato e sette nuovi Venerabili Servi di Dio. Il Pontefice ha in particolare autorizzato il decreto per il martirio del Servo di Dio don Titus Zeman (1915-1969), sacerdote della Società Salesiana di San Giovanni Bosco, ucciso in odio alla fede l’8 gennaio 1969. L’inchiesta diocesana per la beatificazione del salesiano fu aperta a Bratislava il 26 febbraio 2010 e si concluse il 7 dicembre 2012. All’inizio del 2013 tutto il materiale, incluse le perizie mediche, fu spedito al Vaticano.

Nato il 4 gennaio 1915 da una famiglia cristiana a Vajnory, villaggio all’interno del territorio comunale della capitale Bratislava, Titus Zeman fu ordinato sacerdote a 25 anni nel 1940 a Torino, realizzando un desiderio nutrito sin da bambino. A Vajnory celebrò la prima messa. Fu studente di teologia presso l’Università Gregoriana di Roma e poi a Chieri, dove sfruttava il suo tempo libero per fare apostolato nell’oratorio. Successivamente ha fatto servizio come cappellano, e in seguito è stato insegnante di chimica e membro del consiglio della sua scuola.

Nell’aprile del 1950 il regime comunista della Cecoslovacchia vietò gli ordini religiosi, chiuse i monasteri e iniziò a deportare consacrati e consacrate nei campi di concentramento. Divenne allora necessario organizzare dei viaggi clandestini verso Torino per consentire ai religiosi salesiani di completare gli studi per ricevere l’ordinazione sacerdotale, una rischiosa attività per la quale si offerse don Zeman. Egli organizzò due spedizioni per oltre 60 giovani. Ma alla terza spedizione, mentre attraversava il fiume Morava in piena, fu arrestato insieme agli altri fuggitivi il 9 aprile 1951.

Torturato durante gli interrogatori dell’indagine, il sacerdote subì un processo durissimo: venne accusato di essere un traditore della patria e una spia del Vaticano, rischiando la morte. In considerazione di alcune circostanze attenuanti, il 22 febbraio 1952 venne condannato a 25 anni di pena. Visse il suo calvario con grande spirito di sacrificio: «Anche se perdessi la vita, non la considererei sprecata, sapendo che almeno uno di quelli che avevo aiutato è diventato sacerdote al posto mio», diceva. Passò centinaia di giorni di isolamento e di esperimenti sulla sua pelle: fu costretto alla triturazione manuale e senza protezione dell’uranio radioattivo. Quando arrivò la libertà, il 10 marzo 1964 dopo 12 anni di reclusione, era irriconoscibile. Don Titus era ormai irrimediabilmente segnato dalle sofferenze e torture subite in carcere. Morì cinque anni dopo, l’8 gennaio 1969. Da subito fu circondato dalla fama di martirio e santità. Persino le spie presenti ai funerali ne parlarono nei verbali come di un martire che aveva sofferto per la sua Chiesa.

«La storia di don Tito è rappresentativa del destino di numerosi vescovi, sacerdoti, religiosi e laici che hanno sofferto e sono stati perseguitati a causa della loro fede in Gesù Cristo, in Slovacchia e in altri paesi dell’Europa orientale», ha detto don Pierluigi Cameroni, postulatore generale della causa di beatificazione, aggiungendo che la testimonianza di questo «martire per la salvezza delle vocazioni religiose» rappresenta un forte impulso e una sfida per la famiglia salesiana e per la Chiesa a «sentire l’urgenza e la necessità di sostenere le vocazioni e maturare dei progetti di vita in sintonia con il Vangelo, per diventare discepoli e apostoli di Gesù Cristo».

Titus Zeman sarà il primo sacerdote ad essere beatificato nell’attuale Slovacchia come martire cattolico del periodo comunista (1948-1989), ha notato il portavoce dei Salesiani di Don Bosco in Slovacchia. La data per la beatificazione non è ancora stata fissata, ma si pensa che potrebbe aver luogo a Bratislava in autunno. L’Arcivescovo Metropolita di Bratislava Stanislav Zvolenský ha commentato la beatificazione di Zeman come un dono per la Slovacchia, rendendo la storia del sacerdote, già modello di coraggio nella sofferenza e fedeltà alla Chiesa cattolica, ancora più straordinaria. Anche il salesiano provinciale slovacco Jozef Ižold ha definito «un regalo enorme per tutti noi vedere un nostro fratello elevato agli altari, un fratello cresciuto in mezzo a noi, che ha sacrificato la sua vita e ha accompagnato nella vocazione i giovani sacerdoti». Egli, ha proseguito Ižold, «rappresenta anche una moltitudine di altri fedeli nel nostro Paese che erano pronti ad affrontare molti rischi e sacrifici per la loro fede e per amore delle anime nel periodo comunista».

 

(La Redazione, parti da La Stampa cc-by-nc-nd)

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

  

  

  

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

novembre: 2017
L M M G V S D
« Ott    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  

ARCHIVIO

Dal diario di una piccola comunista

pubblicità google