Terre agricole, Bruxelles vuole liberare i vincoli alle vendite, il Partito Nazionale si oppone

La legge in vigore per l’acquisizione di terreni, che pone limiti all’acquisto speculativo di terre da parte degli stranieri, è restrittiva anche per gli agricoltori slovacchi, e non c’è modo di evitare che cittadini stranieri si accaparrino terreni agricoli perché possono farlo tramite aziende slovacche. Questo ha detto ieri la ministra slovacca dell’Agricoltura e Sviluppo rurale Gabriela Matecna (SNS) annunciando la presentazione di un emendamento alla normativa attuale nella sessione parlamentare del mese di marzo.

La modifica proposta rimuove la condizione di dieci anni di residenza permanente in Slovacchia, rispondendo così alle critiche di Bruxelles che ha avviato una procedura di infrazione contro la Slovacchia per la presunta violazione del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. La Slovacchia avrebbe, dice la Commissione europea, con la legge approvata nel 2014 ha limitato la libertà di impresa dei cittadini di altri paesi membri e la libera circolazione dei capitali.

Nel maggio 2014 era scaduta la moratoria decennale concessa dall’Unione europea in base alle condizioni di ingresso del Paese in UE nel 2004, e la Slovacchia, come altri paesi entrati con lei in quell’anno nel club europeo, ha deciso di stringere le maglie per la compravendita di terreni coltivabili. Chi vuole vendere un terreno agricolo (oltre i 2.000 metri quadrati / 20 are) deve attualmente prima offrirlo a persone o entità attive nel settore agricolo da almeno tre anni nel comune specifico, in particolare a cooperative agricole, imprese agricole e piccoli agricoltori. In seguito, il terreno può essere offerto a persone e imprese nei comuni limitrofi, e in seguito a compratori nelle altre regioni. Per le persone fisiche vale anche il requisito della residenza decennale in Slovacchia. I terreni agricoli possono essere offerti a soggetti stranieri solo dopo aver concluso la procedura di cui sopra, e dunque se nessuna ditta con sede in Slovacchia attiva nel settore agricolo mostra interesse all’acquisto.

Il Partito Nazionale Slovacco (SNS), membro della coalizione di maggioranza, ha deciso lo scorso anno di spingere per includere il divieto di compravendite speculative di terre agricole nella Carta Costituzionale, e a dicembre 2016 ha preparato un emendamento costituzionale in tal senso, che tuttavia necessita di una maggioranza qualificata di 90 voti (su 150) che oggi la maggioranza non possiede. Oggi la Costituzione definisce i terreni agricoli come una «qualsiasi altra merce». Nella proposta di SNS si sostituirebbe quel testo con «la terra è una risorsa naturale insostituibile che è soggetta a protezione speciale da parte dello Stato e della società», allo stesso modo dell’acqua potabile.

Quell’emendamento dovrebbe arrivare a breve alla discussione in seconda lettura in Parlamento, e alla prima discussione è passato con 112 voti di quasi tutti i gruppi parlamentari, dice una nota emessa ieri dal partito SNS, che spiega anche di come il partito non sia d’accordo con la rimozione del requisito della residenza, che potrebbe portare speculatori internazionali ad abusare della situazione dopo la fine di datto del periodo di protezione iniziato nel 2004. Il partito, dice la nota, è pronto a contrastare le pressioni di Bruxelles su questo tema, e intende farlo velocizzando l’approvazione al più presto della modifica costituzionale. Il vice presidente di SNS Jaroslav Paska, uno degli estensori della proposta costituzionale, ha detto che aziende cinesi, americane, tedesche e francesi sono molto attive nella conquista di grandi appezzamenti di terreni in ogni parte del mondo. Lo Stato deve fare il possibile per prevenire un tale stato di cose anche in Slovacchia, che andrebbe a discapito dell’interesse pubblico.

(La Redazione)


Foto Freefoto cc-by-nc
Foto Mathias Beckmann/CC0

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