Geopolitica dell’Europa

Stretti tra l’impossibilità della Geuropa (l’Europa germanica) e degli Stati Uniti d’Europa, e l’insostenibilità del vessillo nazionale ottocentesco, forse dovremmo abbandonare per sempre sia il concetto di nazione, sia quello di unione. E concentrarci su quello di Stato. [di Pierluigi Fagan]

Europa – Europe

1. Europa è considerata espressione geografica ma con alcuni corollari. Il primo corollario è che anche solo “geograficamente”, Europa è un sistema impreciso, avendo tre confini certi ed uno – quello orientale – incerto, per lo meno per la piana tra fine degli Urali ed i tre bacini del Mar Nero, del Caspio e il lago d’Aral, che rimane aperta al centro Asia. Il secondo corollario è che la stretta vicinanza con Turchia, Medio Oriente e Nord Africa la rendono molto sensibile alle interrelazioni con ciò che lì succede. Europa non è un sistema isolato. I due corollari portano al terzo, ovvero la constatazione che per quanto attiene alla Russia si ha a che fare con un sistema che geograficamente (anche se non demograficamente) è più asiatico che europeo. Per quanto attiene all’Europa del sud-est, si ha a che fare con un sistema storicamente molto influito sia dalle migrazioni centro-asiatiche, sia dalla penisola anatolica (impero bizantino e poi ottomano), sia dalle divisioni determinate dalla contrapposizione est-ovest del Novecento. Per quanto attiene la Gran Bretagna, non solo questa deriva da una storia isolana (non isolata ma isolana) ma ha manifestato molta più propensione storico-culturale verso l’America del Nord che non verso l’Europa, almeno dalla fine della Guerra dei cent’anni in poi (1453).

Definito così il sistema con incertezza dei confini (più certi quelli nord-ovest, meno quelli sud-est), l’Europa è un territorio assai complesso. Dotato di penisole grandi (scandinava, iberica, italica, greco-attica) medie (danese) e piccole (bretone), penisole che favoriscono la speciazione di caratteri locali poiché aperte (e nel caso iberico-Pirenei ed italico-Alpi neanche così “aperte”) solo da un lato.  A ciò si aggiungono varie isole maggiori e minori. Ha poi fiumi relativamente grandi tutti di linea verticale (Senna, Mosa, Reno, Weser, Elba, Oder, Vistola, Neumas, Divina a nord, Dnester, Dnper, Don, Volga, Ural a sud est), una linea diagonale composta da Reno e Danubio che la divide in due più o meno su quello che era il limes dell’impero romano e, di nuovo, una seconda (Vistola, Dnester) che la divide da quell’est che diventa un po’ più asiatico.

Poi ci sono le catene montuose, gli stretti e vari mari su cui c’è affaccio, incluso l’Atlantico. Climaticamente, dai deserti spagnoli di famiglia nordafricana, ai ghiacci norvegesi ed islandesi di famiglia polare, c’è altrettanto varietà. Tutto ciò a dire che l’Europa ha una geografia fatta apposta per creare speciazioni, un gran numero di popolazioni con un più o meno pronunciato grado di differenza. Sarà poi la storia a dirci quanto differenti e quanto sovrapposte, stante che la geografia ne ha certo segnato i limiti di espressione.

2. Questa “propensione” europea alla speciazione, ha generato sia il primo spazio storico in cui si è formato lo Stato-nazione, che la più ampia collezione di Stati-nazione del mondo per territorio. Stato (istituzione) e nazione (popolo) sono due enti che si tende a far coincidere nel dibattito pubblico, ma così come il primo nucleo di molte nazioni europee data al IX-X secolo cioè molto prima che diventassero “Stato”, così si può immaginare uno Stato fatto di più “nazioni”, come più spesso è capitato fuori Europa. Considerando che dal punto di vista geografico per Europa s’intende anche la Russia al di qua degli Urali e considerando l’estensione territoriale che è più o meno pari per USA, Cina ed Europa, nei primi due casi abbiamo un solo Stato, nel terzo quarantacinque più quattro.

Dopo la lunga fase medioevale che subentrò al collasso dell’Impero romano, a partire dal XIV secolo e fino al XVI secolo, si formarono in sequenza i più o meno attuali stati di: Svizzera, Francia, Inghilterra (solo molto dopo Gran Bretagna (1707) e poi Regno Unito (1801)), Portogallo e Spagna, non a caso stati della parte geografica europea più certa, quella nord-occidentale. Gli Stati-nazione europei nacquero non per esigenze interne ma per esigenze esterne, belliche per la precisione[1]. Gli svizzeri per difendersi dagli Asburgo[2], i francesi e gli inglesi l’un contro l’altro alla fine della Guerra dei cent’anni, la Spagna contro i musulmani che avevano invaso l’Iberia sin dal ’700, il Portogallo per differenziarsi dalla Spagna. Le vicende che porteranno agli Stati nazionali anche fuori di questa parte dell’Europa occidentale sono molto complesse e durano almeno fino al 1861 per l’Italia ed il 1870 per la Germania.

L’Europa dell’est, tra il 1917 ed il 1993, ha registrato nove cambi di confine e quattro diversi sistemi ordinativi (impero, indipendenza, periferie dell’URSS, autonomia). Anche Norvegia (1905) e Finlandia (1917) sono nazioni giovani. La decomposizione sovietica ed jugoslava, la separazione dei cechi e degli slovacchi ed il timore si esprimano nuovi diritti di nazionalità (fiamminghi-valloni, scozzesi, catalani) dicono di quanto rimanga inquieta la geografia politica europea. Ma se ai primi del Novecento, quando si chiude gran parte del processo di formazione stato-nazionale europeo, il mondo contava 1.5 miliardi di persone, oggi siamo 7.5 miliardi, tra trenta anni saremo 10 miliardi. Cambia quindi radicalmente il contesto in cui continua a svolgersi il nastro storico europeo. […]

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Foto filkaman/pixabay CC0
Foto: bibliotecabne cc-by-nc-nd

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