Min. Finanze: il PIL crescerà del 3,3% quest’anno, e l’occupazione dell’1,8%

L’economia slovacca dovrebbe registrare quest’anno una crescita del 3,3%, come nel 2016, e aumentare ulteriormente il ritmo negli anni seguenti. Questo il succo dell’ultima prognosi macroeconomica presentata ieri dall’Istituto di Politica Finanziaria (IFP), braccio analitico del ministero delle Finanze slovacco, in cui viene indicata una struttura della crescita ben bilanciata, con l’economia nazionale trainata soprattutto dalla domanda interna ed estera, un aumento degli investimenti nel settore pubblico e in quello automobilistico, e la costruzione della nuova tangenziale di Bratislava.

Gli analisti del ministero hanno leggermente abbassato le attese per il 2017, precedentemente fissate al 3,5%, ma hanno rinforzato le stime per il prossimo anno e il 2019, quando secondo l’IFP il PIL aumenterà rispettivamente del 4 e del 4,4%, con la spinta dei nuovi stabilimenti produttivi. Per entrambi gli anni prossimi è prevista una crescita delle esportazioni intorno al 7%, sulla scia del lancio della nuova produzione di automobili nella fabbrica Jaguar Land Rover.

Ci sono buone prospettive per il mercato del lavoro, scrive IFP,  con 42.000 nuovi posti di lavoro quest’anno che faranno crescere il tasso di occupazione dell’1,8%, mentre la disoccupazione scenderà ulteriormente all’8,4%. Nel frattempo l’istituto si aspetta una crescita dei salari nominali del 3,5% medio praticamente in tutti i settori. I salari reali dovrebbero aumentare anch’essi, del 2,4%.

Dopo tre anni di deflazione i prezzi al consumo dovrebbero riprendere a crescere, dell’1,1% nel 2017 secondo gli analisti di IFP, a causa del rincaro dei prodotti petroliferi e dunque dei carburanti, che a cascata faranno aumentare i prezzi di prodotti alimentari e servizi.

Sulle prospettive economiche del prossimo futuro pendono alcuni interrogativi, impossibili da valutare oggi, legati in particolare all’incertezza politica nell’Unione europea, che quest’anno si trova diversi appuntamenti elettorali importanti, alle conseguenza di una ‘hard Brexit’, e l’avvio di una politica di protezionismo nel commercio mondiale sull’onda dell’insediamento di Trump come presidente degli Stati Uniti. L’IFP cita tra i rischi continentali anche l’instabilità del settore bancario in Italia.

(Red)


Foto lorenzoc/CC0

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