Tacchegi in aumento a livello globale, in Slovacchia aumento maggiore nell’UE

Uno studio preparato dal Center for Retail Research mostra che il numero dei casi di taccheggio in Slovacchia lo scorso anno è cresciuto di un decimo (+9,8%). Gli slovacchi rubano nei negozi più degli altri Paesi dell’Unione Europea, ma sono secondi ai cechi. La proporzione di casi di furti rispetto alle vendite al dettaglio rappresenta l’1,5% in Slovacchia, mentre nella Repubblica Ceca è più dell’1,6%. La media europea è leggermente inferiore all’1,4%.

Anche in Italia il fenomeno è cresciuto, del 6,2%, portando il Belpaese in testa alla lista in Europa occidentale, e costa alla grande distribuzione itlaiana 3,8 miliardi di euro all’anno. Secondo lo studio è la recessione il maggior responsabile dell’aumento dei furti a livello mondiale (+5,9%). I prodotti preferiti a livello globale sono abbigliamento (capi firmati e accessori), e cosmetici. In Italia invece al top sono gli alimentari freschi (!), seguiti da articoli per la cura e l’igiene del corpo, e l’abbigliamento è solo al quinto posto.

In Italia oltre la metà dei taccheggi è commesso dai clienti (50,8%). I dipendenti disonesti sono la seconda causa (30,9%) dei furti. Frodi di fornitori/produttori e furti nelle consegne valgono un 6,1% delle perdite. A pagarne però le spese sono i consumatori onesti, costretti in Italia a «sopportare annualmente una sorta di tassa invisibile che ricade sull’acquisto dei prodotti, pari a 190 euro per nucleo familiare», rileva Sandro Castaldo, chairman marketing della SDA Bocconi ed esperto di Retailing.

(La Redazione)

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