Stanno forse maturando le condizioni per l’annullamento delle amnistie di Vladimir Meciar

La cancellazione delle controverse amnistie concesse vent’anni fa dall’ex primo ministro Vladimir Meciar (in foto, nel 1996) mentre era presidente della Repubblica ad interim sarebbe legittima, hanno detto pochi giorni fa un certo numero di avvocati tra i più importanti della Slovacchia. Meciar, hanno spiegato, con quell’atto del 1998 non ha né difeso gli interessi dei cittadini slovacchi, né la Costituzione. Egli ha poi, come presidente facente funzione, fermato l’indagine di due casi: il rapimento del figlio dell’ex presidente Michal Kovac del 1995 e un l’aver contrastato con il suo governo un referendum nel 1997 che poi è andato deserto.

Il gruppo di avvocati sostiene che il Parlamento della Slovacchia dovrebbe assolutamente decidere di cancellare le amnistie nel corso della corrente sessione. Tra le personalità firmatarie della dichiarazione vi sono giudici (ex ed attuali) della Corte Suprema e della Corte Costituzionale, un ex presidente della Corte Costituzionale, un giudice della Corte di Giustizia Europea, il direttore dell’Istituto di diritto dello Stato dell’Accademia Slovacca delle Scienze e un ex rappresentante della Slovachia nella Corte Europea per i Diritti dell’Uomo.

Ma pressione per l’abrogazione delle amnistie continua a venire anche dalla società civile, e decine di note personalità slovacche dei più svariati campi di azione hanno sottoscritto un appello ai parlamentari perché agiscano, sostenendo che si tratterebbe di un passo estremamente «importante per garantire che la Slovacchia torni alla giustizia e che questa inizi a valere per tutti allo stesso modo». Tra gli oltre ottanta nomi della lista si trovano imprenditori, sportivi, attori, alcuni di essi vere e proprie leggende nel proprio campo. C’è ad esempio l’ex hockeysta Peter Stastny, membro della Hockey Hall of Fame statunitense, Michal Handzus, altro hocekysta vincitore di una Stanley Cup, Marián Vajda, allenatore del campione di tennis serbo Novak Djokovic, gli attori Milan Lasica, Tana Pauhofova e Richard Stanke, cantanti di grande seguito come Celeste Buckingham o Jana Kirschner, fondatori di ONG, il rettore dell’Università Comenius Karol Micieta, giornalisti come Stefan Hrib (direttore della rivista .tyzden), Michal Havran o Juraj Porubsky (direttore di Forbes Slovakia), un firmatario di Charta 77 come Marian Zajicek, Fedor Gal, tra i fondatori del partito VPN (Pubblico contro la violenza) nato sull’ondata della Rivoluzione di Velluto, artisti. C’è poi l’ex primo ministro Iveta Radicova, il cui governo è durato poco (due anni) ma la cui popolarità e ancora molto forte malgrado ormai da cinque annui estranea alla politica. E un gran numero di imprenditori e amministratori delegati di aziende giovani e dinamiche, impegnate in settori  innovativi o della nuova economia come Simon Sicko di Pixel Federation, Juraj Vaculik di Aeromobil, Milan Mesko di Martinus, Dalibor Jakus fondatore di Profesia.sk, Jan Cifra di Websupport, Michal Hrabovec di Anasoft, Ivo Stefunko di Neulogy Ventures, Marian Gazdik di BrainTrust, Zdenko Hoschek di ZlavaDna.sk. A questa pagina la lista completa dei firmatari.

Le amnistie di Meciar riguardano sia il sequestro del 1995 di Michal Kovac Jr., figlio dell’allora presidente della Repubblica, che l’assassinio di Robert Remias, che si presume fosse coinvolto nel commando dei rapitori. Secondo molti indizi, e alcune certezze, fu il servizio di intelligence slovacco (SIS), guidato da Ivan Lexa, ad eseguire il rapimento, portando Michal Kovac junior oltreconfine, in Austria. Mandante presunto del crimine sarebbe stato il primo ministro Vladimir Meciar, promotore della divisione della Cecoslovacchia e leader del partito HZDZ, nel corso di un grave conflitto istituzionale tra lui e il presidente della Repubblica.

Il deputato Jan Budaj (OLaNO-NOVA, foto sopra), volto conosciuto della rivoluzione del 1989, presentò nell’ottobre scorso, sull’onda dell’emozione per la morte dell’ex presidente Kovac, una sua proposta parlamentare per l’abrogazione delle amnistie di Meciar, dopo che già altre cinque volte nel corso degli anni proposte simili erano fallite per mancanza dei 90 voti sufficienti. Budaj ha parlato di nuovo ieri, in una conferenza stampa, e ha detto che su sua richiesta la direzione del Parlamento ha rimandato alla sessione di marzo la discussione sul suo progetto di revoca delle amnistie. Lui, ha detto, ha voluto dare più tempo ai partiti della coalizione di maggioranza (Smer-SD, Partito Nazionale Slovacco / SNS e Most-Hid) di accordarsi su come agire rispetto alla mozione. Diamoci un altro mese e dopo vedremo se fissare una data per il dibattito e la votazione, ha affermato Budaj. In questo lasso di tempo il parlamentare si augura che i tre partiti al governo abbiano modo di farsi una opinione chiara e sincera sulle amnistie, e la smettano di «usare bugie e scuse».

Budaj è convinto che ci potrebbe essere in Parlamento un numero abbastanza numeroso di deputati per dare il via a una indagine completa e decisiva del rapimento di Michal Kovac Jr. e dell’omicidio di Robert Remias, che nell’aprile 1996 saltò in aria nell’esplosione della sua automobile a Bratislava, e nel cui assassinio si crede fosse coinvolto anche il capo della malavita nella capitale Miroslav Sykora.

La coalizione di governo negli ultimi mesi si è limitata a sostenere una condanna ufficiale del Parlamento contro le amnistie, avvenuta con il voto a una dichiarazione politica comune il 7 dicembre 2016 che è stata approvata con 88 voti. Il documento dice che «La società slovacca ha da tempo espresso preoccupazione per l’incapacità di fare chiarezza e punire i colpevoli del sequestro dell’Ing. Michal Kovac Jr., portato all’estero [in Austria-ndr]. L’amministrazione della giustizia è stata impedita dalle amnistie concesse dal primo ministro Vladimir Meciar», mentre godeva di alcuni privilegi presidenziali.

Il primo ministro Fico ha più volte detto che le amnistie di Meciar non possono essere annullate: «Chiunque abbia un titolo di avvocato lo sa», aveva detto, ammettendo invece la possibilità di una dichiarazione parlamentare per la condanna politica dell’operato dell’ex premier Meciar. Opinione condivisa dal capo dell’assemblea parlamentare Andrej Danko (e leader di SNS), dato che nessun organismo autorizzato – «intendo la Corte Costituzionale e il suo senato», ha mai «dichiarato che il Parlamento può annullare le amnistie con una legge costituzionale». Si tratta di una questione strettamente giuridica, roba «per gli avvocati costituzionali». Lui è d’accordo nel dire che il rapimento del figlio dell’allora presidente Kovac abbia creato «una grande macchia sullo sviluppo della democrazia slovacca», ma ciò non significa che il Parlamento abbia il potere di abrogare delle amnistie presidenziali, mentre invece «può e deve» adottare una dichiarazione per condannarle.

(La Redazione)

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.