Continua a Nitra e dintorni l’integrazione dei rifugiati iracheni

Dopo oltre un anno dall’arrivo a Nitra dei 149 rifugiati cristiani dall’Iraq, i duri mesi di lavoro svolto dai membri dell’associazione Pace e bene e dalla Chiesa locale, con l’insegnamento della lingua slovacca e l’opera di superamento delle barriere culturali, ora il processo di integrazione è nella fase dell’ulteriore passaggio, quello dell’apertura alla società locale, scrive l’agenzia Sir. Sistemati a Nitra e in cittadine e villaggi circostanti, i rifugiati possono interagire con i residenti in un centro comunitario aperto questa estate che offre opportunità per migliorare la comunicazione con gli abitanti locali che il vescovo di Nitra, mons. Viliam Judak, auspica servirà a promuovere le buone relazioni tra i cristiani iracheni e la popolazione slovacca.

Non tutto è andato per il meglio in questi mesi, come racconta padre Brenkus dell’associazione Pace e bene (Pokoj a dobro), e due gruppi di iracheni hanno deciso di tornare in patria: alcuni per ragioni affettive e di mancato superamento dello shock culturale (in particolare persone anziane), e altri in vista della liberazione della regione di provenienza, intorno alla città di Mosul, che avevano lasciato mentre veniva conquistata dalle milizie dello Stato Islamico. Questi ultimi, secondo il sacerdote, sono rimasti fortemente delusi una volta tornati in Iraq, e al momento sarebbero in un campo rifugiati nel Jurdistan iracheno. Purtroppo non possono più rientrare in Slovacchia a causa delle rigididità della politica di asilo.

Chi è rimasto (86 persone secondo il ministero degli Interni) è grato dell’accoglienza e intenzionato a restare e integrarsi nella società slovacca, consapevole del ‘miracolato’ di essere sfuggito a grandi persecuzioni. Uno dei rifugiati, insegnante di teologia, ha ammesso che la Slovacchia è il primo paese in cui «nessuno mi obbliga a fare cose che non voglio fare».

I minori, scrive Pravda, stanno tutti frequentando le scuole locali, cinque bambini alla scuola materna e 18 alle elementari e 5 alla scuola superiore. Ci sono anche due ragazzi che frequentano da esterni corsi all’Università di Santa Elisabetta a Bratislava, e altri tre che sono all’Università Comenius di Bratislava dove fanno formazione linguistica per iniziare da settembre i corsi di studio regolare. Mentre gli adulti, soprattutto uomini, stanno iniziando ad essere impiegati in aziende locali (mobili, carpenteria, industria meccanica e ristorazione). Tra le donne, un paio sono commesse o bidelle, e quelle più anziane creano prodotti artigianali che l’associazione cerca di vendere.

(Fonte agensir.it, pravda.sk)


Foto: il centro di prima accoglienza di Humenne – iom.sk

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