UE: dai cambiamenti climatici già danni per 400 miliardi di euro

A quanti guardano soltanto al portafogli l’Agenzia europea dell’ambiente ricorda oggi che «i costi economici legati ai cambiamenti climatici possono essere molto elevati», e che il conto sta diventando di anno in anno sempre più salato. Guardando solo ai danni provocati dagli eventi estremi legati al clima che cambia, dal 1980 ad oggi le perdite economiche in Europa sono state «superiori ai 400 miliardi di euro».

Presentando ieri il nuovo rapporto Climate change, impacts and vulnerability in Europe 2016, il direttore esecutivo dell’Agenzia Hans Bruyninckx ha sottolineato che «i cambiamenti climatici continueranno per molti decenni a venire. La portata dei futuri cambiamenti climatici e il loro relativo impatto dipenderà dall’efficacia dell’attuazione degli accordi globali per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Altrettanto importante sarà la predisposizione delle giuste strategie e politiche di adattamento per ridurre i rischi derivanti dagli eventi climatici estremi attuali e previsti».

Ai continui record per le temperature globali ed europee – sempre più calde – si sommano già oggi un incremento del livello del mare, un diverso carattere delle precipitazioni atmosferiche, una diminuzione in volume dei ghiacciai e del manto nevoso; a crescere in frequenza e intensità sono invece gli eventi climatici estremi, quali «ondate di calore, forti precipitazioni e siccità».

Spiace avere conferma che l’Italia più di altri paesi si trova in prima fila. Tutte le regioni europee sono vulnerabili ai cambiamenti climatici, ma alcune subiranno ripercussioni più negative rispetto ad altre. Secondo le stime – riporta l’Agenzia – l’Europa meridionale e sud-orientale è destinata a essere una zona sensibile ai cambiamenti climatici, in quanto si prevede che dovrà affrontare il maggior numero di ripercussioni negative. Questa regione sta già affrontando forti aumenti degli eventi estremi relativi a ondate di calore e diminuzioni nelle precipitazioni e della portata dei fiumi, che hanno incrementato il rischio di siccità più gravi, di calo dei rendimenti dei raccolti, di perdita della biodiversità e di incremento del rischio di incendi boschivi. Le ondate di calore più frequenti e i cambiamenti nella distribuzione delle malattie infettive sensibili ai cambiamenti climatici, dovrebbero aumentare i rischi per la salute e il benessere dell’uomo». Tra gli altri, aumenta anche «il rischio di insorgenza di malattie quali la malattia di Lyme, l’encefalite da zecche, la febbre del Nilo occidentale, la dengue, la chikungunya e la leishmaniosi».

Anche i crescenti flussi migratori sono e saranno profondamente influenzati dai cambiamenti climatici. Tutta Europa – si legge nel rapporto – è «interessata dalle ripercussioni che i cambiamenti climatici hanno al di fuori del suo territorio sugli scambi commerciali, sulle infrastrutture, sui rischi geopolitici e la sicurezza e sui flussi migratori». Incomprensibilmente i temi che riguardano l’ambiente sono ancora troppo spesso in coda nella scaletta delle notizie come delle agende politiche, quando invece rappresentano ormai una questione di sicurezza nazionale. Oggi, e sempre più in futuro.

«Le stime disponibili relative ai costi futuri dovuti ai cambiamenti climatici in Europa considerano solo alcuni settori e mostrano una notevole incertezza», ma in ogni caso «si prevede che i costi dovuti ai danni legati al cambiamento climatico saranno più elevati nella regione del Mediterraneo».

Non si tratta di una condanna già eseguita, ma di un processo avviato sul quale è possibile – e indispensabile – agire da subito con la massima decisione. «L’integrazione dell’adattamento ai cambiamenti climatici in altre politiche è in corso, ma può essere ulteriormente migliorata – osservano dall’Agenzia – Altre possibili ulteriori azioni comprendono il miglioramento della coerenza delle politiche tra i diversi settori di intervento e i livelli di governo (Ue, transnazionale, nazionale e sub-nazionale), approcci relativi ad una gestione adattativa più flessibile e alla combinazione di soluzioni tecnologiche, approcci basati sugli ecosistemi e misure “leggere”».

(L.A., Greenreport.it)

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