US Steel Kosice, futuro in bilico con la politica “America First” dell presidente Trump

Il quotidiano Pravda scriveva ieri che le acciaierie di Kosice US Steel, oggi proprietà del colosso metallurgico nordamericano United States Steel, potrebbe presto cambiare proprietari dopo l’elezione del nuovo presidente Donald Trump che vuole riportare le aziende americane a produrre di nuovo negli Stati Uniti, offrendo loro varie forme di sgravi fiscali.

L’azienda, che è la più grande acciaiera slovacca e una delle maggiori nell’Europa centrale, impiega al momento oltre 10.000 persone direttamente, e altre 2.000 nelle imprese fornitrici, ed è il maggiore datore di lavoro nel paese e la principale fonte di occupazione nella seconda città della Slovacchi. Molte voci da tempo affermano che gli americani vogliono vendere, voci che si ripetono anche dopo il protocollo siglato con il precedente governo che li obbliga a mantenere la proprietà dello stabilimento fio alla fine del 2018.

La recente crisi dell’acciaio ha colpito duramente l’Europa sotto le mazzate dell’acciaio cinese offerto sottoprezzo, e nel settore si sono creati molti malumori e problemi finanziari, con diverse aziende che hanno dovuto chiudere. Il gruppo di Pittsburg aveva ammesso che la priorità al momento era concentrarsi sulle fabbriche in America e sul mercato americano. In autunno erano state segnalate trattative con investitori cechi, ma anche cinesi e russi. A quelle voci il primo ministro Fico aveva reagito dicendo che US Steel è una azienda strategica per la Slovacchia e se ci sono le condizioni ha detto che lo Stato è pronto a fare una offerta agli americani per acquisire una partecipazione.

Ora il colpo di grazia al mantenimento dell’azienda in Slovacchia potrebbe essere dato dalla nuova politica “America First” del presidente Trump. Per indurre gli investitori americani a tornare a lavorare negli Stati Uniti sono sul tavolo diverse agevolazioni fiscali, tra cui riduzioni d’imposta (dal 35% al ​​15%) e semplificazione burocratica, mentre le società americane che operano all’estero rischiano una imposizione al 41% sui propri redditi.

(Red)


Foto usske.sk

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