Fico a commemorazione massacro nazista di Klak e Ostry Grun: il fascismo è qui tra noi

Nel corso della commemorazione del 72° anniversario del massacro perpetrato nel 1945 dalle truppe tedesche nei villaggi di Kľak e Ostrý Grúň, sulle montagne metallifere Slovenské Rudohorie, il primo ministro slovacco Robert Fico ha rivolto domenica parole dure verso gli abitanti, come verso l’intera popolazione della regione di Banská Bystrica. «Non capisco come [sia possibile che] nei villaggi dove sono stati così evidenti massacri e devastazioni dovuti al fascismo, possano ottenere il vostro voto alle elezioni una persona e un partito che esprimono apertamente idee fasciste», ha detto Fico.

Il riferimento era alle ultime elezioni parlamentari del marzo 2016, nelle quali entrambi i villaggi hanno visto risultati sorprendenti per il Partito Popolare Nostra Slovacchia (LSNS) di Marian Kotleba. Fico ha detto che si dovrebbe parlare apertamente di questi temi, negando, come affermano alcuni, che in Slovacchia «stia sorgendo il fascismo». «Non sta sorgendo, il fascismo è già qui. È rappresentato nel Parlamento nazionale e basta guardare alle opinioni della gente. Il fascismo viaggia in treno con magliette verdi e parla di un certo ordine, eppure sta semplicemente diffondendo un’ideologia a nome della quale qui il 21 gennaio del 1945 è stata commessa una strage», ha rimarcato il premier socialdemocratico.

Il 21 gennaio 1945 era una domenica, e viene ricordata come la “Krvavá nedeľa”, Domenica di sangue. L’unità nazista anti-partigiana Edelweiss delle forze militari tedesche, insieme a collaborazionisti slovacchi, uccise 146 persone nei villaggi Ostry Grun e Klak, tra cui 56 donne e 38 bambini, dando poi fuoco ai due abitati, accusati di aver dato aiuto a formazioni partigiane. Non solo per il numero di vittime, ma anche per il metodo in cui è stato perpetrato, questo viene considerato come il crimine di guerra più brutale commesso sul territorio della Slovacchia.

Secondo la testimonianza di un sopravvissuto della tragedia, nascosto sotto un mucchio di cadaveri, l’ordine di raccogliere i vecchi e i bambini in una baracca fu dato da Ladislav Niznansky, comandante della Edelweiss, condannato da una corte slovacca nel 1962 alla pena capitale, sentenza commutata in ergastolo con verdetto definitivo del 2006. Dopo un tentativo non riuscito ai tempi della Cecoslovacchia, nel novembre 2011 la giustizia della Slovacchia aveva fatto richiesta di estradizione dalla Germania, dove Niznansky è morto 94enne poche settimane dopo. Prima di allora un tribunale di Monaco di Baviera lo aveva assolto per mancanza di prove, risarcendolo per 15 mesi trascorsi in custodia. Niznansky era stato anche agente per la Cia, infiltrato nei servizi segreti cecoslovacchi, e ha lavorato per Radio Free Europe a Monaco di Baviera.

(La Redazione)


Foto Marian Sabo cc-by-sa

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