A Bratislava, dove nascono e si evolvono gli antivirus Eset

Bratislava è una città strana, di quelle che non ti verrebbe mai in mente di visitare in vita tua, salvo scoprire che dista solo una quarantina di minuti di auto dall’aeroporto di Vienna. E che ci devi andare comunque per forza, per lavoro, perché qui ha sede Eset, uno dei colossi mondiali della sicurezza informatica. Il quartier generale dell’azienda si trova ufficialmente al sedicesimo piano dell’Aupark Tower della capitale slovacca. Una torre moderna, stipata di uffici di startup e belle speranze tecnologiche, a pochi passi da un opulento centro commerciale e dal Most SNP, il principale ponte della città che attraversa il Danubio.

Dico “ufficialmente” al sedicesimo piano perché Eset occupa anche dei piani più sotto e più sopra, e mentre salgo in ascensore a velocità Warp altri giornalisti fantasticano su cosa ci possa essere di così segreto negli ambienti della sede che non visiteremo. Sorrido, visto che è la seconda volta che entro in questo edificio, e mi preparo alle facce deluse di chi viene a visitare una società di sicurezza informatica pregustando macchinari del futuro.

E si ritrova, invece, davanti alla solita scena: stanzette con computer e spoglie scrivanie. Succede sempre, con tutte le visite a questo genere di società, e non può che succedere anche in Eset. Dopotutto, a pensarci bene, che diavolo di macchinari dovrebbe avere chi si occupa di sicurezza informatica? Ma noi, piccolo particolare, siamo in realtà al piano 17 della torre, che viene considerato uno di quelli “top secret”.

E quindi, dopo aver passato in rassegna le suddette stanzette, una cucina bella colorata, e un giardino interno che si sviluppa su tre piani e vanta alcune piante tropicali che invidio molto e vorrei tanto a casa mia, arriviamo in un’altra, nota, conoscenza di chi bazzica nei laboratori di questo tipo: la “sala della mappa”. Questa consiste in una serie di grandi schermi in cui si espande un mappamondo che mostra, in tempo reale, gli attacchi informatici sferrati in ogni istante, in tutto il mondo. Ha una funzione più scenica che altro, perché il grosso del lavoro si fa nelle decine di computer presenti nella sala. Visto che è quasi sera, qui sono rimasti a lavorare solo un paio di ricercatori. Sono affiancati da qualche libro su assembly e “deep learning”, e smanettano a caccia di codice malevolo che si è innestato in alcune applicazioni.

Questa è una delle principali attività in Eset, azienda nata ufficialmente nel 1992 e che, a oggi, vanta circa 1300 dipendenti in tutto il mondo. Ventiquattro anni passati a cercare malware varrebbero poco, però, se non si fossero tradotti in software capaci di eliminare le bestiole digitali dai nostri computer e dispositivi. Ed ecco che l’occasione è buona per assistere alla presentazione delle nuove tecnologie slovacche dedicate a farlo, che nel complesso prendono il nome di V10 (che sta per “decima generazione”). Senza, naturalmente, farsi mancare una disanima delle principali minacce da combattere con questi strumenti e, come ripetono a più riprese i ricercatori Righard Zwienenberg e Peter Kosinar, con l’aiuto degli stessi utenti. Infatti, nessun software può bloccare un utente che ha deciso di aprire un allegato invitante, per esempio un video o un bel PDF con ricca offerta di lavoro annessa, e che in realtà cela un temibile ransomware. Mi riferisco, naturalmente, a quei malware che, una volta installati in un sistema, ne bloccano i file costringendo l’utente a pagare un riscatto.

I ricercatori Eset sono molto preoccupati dal fenomeno, che dopo essersi rivelato la “star” della sicurezza informatica nel 2016, si appresta a fare vittime anche nel 2017. Tuttavia, la principale minaccia dei mesi a venire sarà la sicurezza dei dispositivi dell’Internet of Things, visto che oltre il 15% utilizza credenziali di accesso standard (nome utente admin e password admin, per dire), prestando il fianco ad attacchi massicci come quello che ha messo ko DYN nell’ottobre del 2016.

Ecco perché le nuove tecnologie Eset si prenderanno cura anche di analizzare la sicurezza dei router, per bloccare eventuali accessi indesiderati e farci fare sonni tranquilli. Però, occhio sempre agli allegati, intesi?

(Riccardo Meggiato via Wired.it, cc-by-nc-nd)


Foto: la sede di Bratislava
foto eset.com/sk, roebot cc-by-sa

Rispondi

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

news giorno x giorno

ottobre: 2017
L M M G V S D
« Set    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  

ARCHIVIO

pubblicità google