Tre successi e tre fallimenti di Obama, il presidente che doveva cambiare il mondo

Sono arrivata negli Stati Uniti il giorno prima che Obama si insediasse alla Casa Bianca. Inutile dire che all’età di 18 anni, seppur appassionata di politica e di giornalismo, non riuscivo a capire appieno la storicità dell’evento a cui stavo assistendo in prima persona.

È stato chiaro il giorno dopo, quando la cerimonia di apertura della mia Università è andata a coincidere con il discorso d’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca. Se dovessi riassumere Obama in un’immagine, è in quella di una professoressa incarnazione della middle class bianca di non so quale materia, che commossa abbraccia persone a caso della mia classe, composta all’80 percento da orientali, ripetendo “we are making history, we are making history”.

Da allora sono passati otto anni, e nonostante sia innegabile che la storia Barack Hussein Obama l’abbia fatta, la sua presidenza è un percorso difficilmente riassumibile in uno slogan o in un giudizio netto.

Obama ha preso una nazione che era nel mezzo della crisi economica più imponente dai tempi della Grande Recessione, e l’ha risollevata creando sei milioni di posti di lavoro e facendo ripartire l’economia  Alla storia, verrà ricordato molto probabilmente per aver cambiato, con l’aiuto della famiglia, l’immagine della Casa Bianca e come uno dei più grandi oratori del nostro tempo. Al di là di questo, ci sono cose che Obama è riuscito a fare, e cose in cui non è riuscito. Ho cercato di individuare tre successi e tre insuccessi della presidenza di Barack Obama, per fare un parziale bilancio dell’eredità che ci lascia.

I successi della Presidenza Obama

La riforma sanitaria –  La cosiddetta Obamacare è probabilmente la prima cosa che viene in mente se si pensa all’operato di Barack Obama, e il suo cavallo di battaglia fin dalla prima campagna elettorale. Obama, nonostante quanto promesso, non è riuscito a rivoluzionare il sistema sanitario americano: è riuscito però, al contrario dei cinque presidenti che lo hanno preceduto e che ci hanno provato, a migliorarlo – facendo passare una riforma frutto di mediazioni e compromessi, l’unica che aveva possibilità di essere approvata.

Il sistema sanitario americano resta un sistema costosissimo (parliamo di una media di circa 200 dollari al mese a persona), in cui il cittadino stesso deve pagarsi le cure rivolgendosi quasi esclusivamente a polizze private. Obama è intervenuto per rendere le assicurazioni sanitarie accessibili – tramite aiuti statali alle persone con i redditi più bassi e l’estensione di alcuni programmi di copertura federali – a un numero più vasto di persone. Oggi, mentre la riforma sanitaria, dopo alti e bassi, raggiunge il picco più alto di popolarità tra i cittadini americani, la percentuale di persone senza assicurazione è quasi dimezzata dalla data della sua introduzione, arrivando all’8,6 percento della popolazione.

Let’s now move forward. Obamacare is here to stay. Get over it.

Al di là di questo risultato, non mancano le critiche e i problemi che la riforma presenta. Tra questi, i più importanti riguardano il fatto che le persone che si sono munite di un’assicurazione sono state meno del previsto e di conseguenza il prezzo mensile da pagare per chi ne ha una è salito. Per questi e per altri motivi, Trump ha più volte dichiarato di voler stracciare la Obamacare–nonostante, ad oggi, non abbia un piano concreto per sostituirla e sia stato stimato che così facendo sarebbero 18 milioni le persone, solo nel primo anno, rimarrebbero sprovviste di qualsiasi assicurazione sanitaria.

Cambiamento climatico e green economy – Quella del cambiamento climatico è sempre stata definita da Obama la più grande minaccia a lungo termine che il nostro pianeta deve affrontare, e fin dal suo insediamento alla Casa Bianca ha lavorato al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema – nonostante si trattasse di un argomento che non è mai riuscito a scaldare l’elettorato.

Alle parole e all’opera di sensibilizzazione, sono seguite politiche che hanno portato gli Stati Uniti a maggiori controlli sull’inquinamento di mezzi e centrali elettriche, divieti in materia di trivellazioni, e a ampi investimenti sulla green economy.

Nel 2015, Obama ha provato a dare un’ulteriore accelerata in questa direzione tramite il Clean Power Plan, ovvero un piano di regole governative con lo scopo di ridurre le emissioni di diossido di carbonio delle centrali elettriche degli Stati Uniti del 32 percento entro il 2030, che per adesso rimane però bloccato, su giudizio della Corte Suprema.

Uno dei più grandi risultati di Obama in materia rimane l’accordo sul clima approvato a Parigi nel 2015, fortemente sostenuto dall’ormai ex presidente degli Stati Uniti. Con questo, 196 paesi hanno accettato di impegnarsi concretamente per ridurre le emissioni al fine di combattere il riscaldamento globale.

I rapporti con Cuba – Il 17 settembre 2014 è una di quelle date destinate a rimanere nella storia. Quel giorno, Barack Obama ha annunciato infatti la revoca totale delll’embargo tra Stati Uniti e Cuba, che dal 1962 caratterizzava il rapporto tra i due paesi impedendo, tra le altre cose, ai cittadini americani di visitare l’isola.

Press conference, Havana
L’incontro di Obama con Raul Castro a L’Avana nel marzo 2016

Si è trattato di una mossa che da tempo era nell’aria, e che è avvenuta in seguito a una facilitazione dei rapporti voluta da Obama nel 2009. All’annuncio ha seguito la riapertura delle ambasciate cubane e americane nei rispettivi paesi ,e la prima visita ufficiale di un presidente americano all’Havana da più di mezzo secolo.

Ci sono ancora diversi nodi da sciogliere, e le critiche sulle conseguenze di questa apertura rimangono molte, ma ciò che è certo è che si è trattato di un accordo storico e del successo più importante della presidenza Obama dal punto di vista diplomatico.

Gli insuccessi di Barack alla Casa Bianca

Politica estera, le guerre in Siria e in Afghanistan – La politica estera è il punto su cui Obama è stato più spesso criticato, in quanto gli si rinfaccia un approccio troppo indeciso e poco interventista. Nonostante Obama abbia realizzato durante la sua presidenza importanti obiettivi sul fronte estero, primi tra tutti l’uccisione di Osama Bin Laden e lo storico accordo sul nucleare con l’Iran, è indubbio che la situazione che Obama lascia nel medio-oriente è ben lontana da quella che un presidente si può augurare di trovare.

Presidential visit to Fort Stewart
B
arack e Michelle Obama in visita nel 2012 alla base militare di Fort Stewart in Georgia

Il primo punto dolente riguarda la guerra in Afghanistan. Quando Obama si è insediato alla Casa Bianca, veniva da una campagna elettorale in cui aveva criticato il suo predecessore per non essere riuscito a realizzare i suoi obiettivi in Afghanistan e dichiarava di voler fare della lotta ad Al Qaeda e ai Talebani una delle sue priorità. Inoltre, prometteva di concludere la guerra in tempi relativamente brevi.

Gli Stati Uniti hanno dichiarato la fine di quella che Obama definiva la “good war” nel 2014. Nel 2017, su territorio afghano sono ancora presenti più di 8mila soldati americani. I dati del Pentagono mostrano che che sotto la presidenza di Obama le morti di civili sono aumentate, così come continuano a morire i soldati di entrambi gli schieramenti, in quella che è la guerra più lunga della storia degli Stati Uniti.

Inoltre, Obama viene indicato come uno dei responsabili della disastrosa guerra civile che da sei anni affligge la Siria – per aver contribuito a crearne il contesto, e per essersi rifiutato di intervenire direttamente.

Guantanamo – Una delle prime azioni di Obama nel 2009, è stata quella di firmare l’ordine esecutivo per la chiusura della prigione militare di Guantanamo –un simbolo della lotta al terrorismo di George W. Bush, scenario, ormai accertato, di torture sui prigionieri e di detenzioni in condizioni inumane.

8 anni dopo, la prigione di Guantanamo è ancora operativa e i detenuti sono 41 – che nel 2016 sono costati allo stato americano 445 milioni di dollari.

Obama ha sempre sostenuto la sua volontà di chiudere Guantanamo, e ha provato diverse volte a farlo – trovandosi davanti una fortissima opposizione. A questo proposito, in una lettera risalente a ieri notte ha ribadito il ruolo fondamentale giocato dal Congresso per evitare di chiudere la prigione. Qualunque siano i veri motivi, Guantanamo rimane aperta e Trump ha dichiarato di volerla “riempire”.

Controlli sulle armi – Negli otto anni della sua presidenza, Barack Obama si è trovato per 14 volte a pronunciare un discorso in seguito a una sparatoria. Orlando, Sandy Hook, Charleston, e moltissime altre tragedie che rendono gli Stati Uniti il paese in cui avvengono un terzo delle sparatorie totali che avviene nel mondo, con una frequenza che a giugno del 2016 era di una sparatoria ogni cinque giorni. In questo inizio del 2017, sono già state 16.

Nel 2013 e nel 2016, Obama ha presentato un piano per rendere più controllata la vendita di arme, in entrambi i casi invano. Ha sempre incontrato infatti la forte resistenza del partito repubblicano, ma anche quella dell’opinione pubblica—dato che il diritto di possedere armi è sancito nella Costituzione statunitense.

(Flavia Guidi via Fanpage.it cc-by-nc)

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Foto secdef cc-by, dr.coop cc-by-nc,
IIP Photo Archive cc-by-nc, The U.S. Army cc-by

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