Trump, gli Usa e il Mondo: Cosa cambia?

Venerdì 20 gennaio Donald Trump presterà giuramento come 45° presidente degli Stati Uniti.

La sua elezione ha colto di sorpresa molti studiosi e osservatori: per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, a vincere le elezioni è stato un candidato che declina il suo messaggio facendo leva su populismo, nazionalismo e isolazionismo. In un contesto internazionale di globalizzazione e interdipendenza, l’eventuale ripiegamento su se stessi degli Stati Uniti rischia di aprire prospettive inedite, tanto sul piano politico quanto su quello economico-commerciale.

E adesso cosa ci aspetta? Che ne sarà dell’eredità di Obama e quale sarà l’impatto sulle relazioni tra Stati Uniti, Europa e Russia? Come si muoveranno gli Usa nel complicato puzzle mediorientale? Quali conseguenze sui fragili equilibri in Asia e in America Latina?

Uno dei principali fattori che generano incertezza sulle future scelte di Trump è il fatto che il prossimo presidente degli Stati Uniti non ha mai ricoperto un incarico elettivo, al contrario ha sfidato apertamente buona parte dei pilastri dell’ortodossia repubblicana e si è circondato di un limitato manipolo di fedelissimi i cui profili, soprattutto in politica estera, non sono affatto utili per tentare di comporre una visione coerente di ciò che potrebbe avvenire.

Da qui l’oscillare confuso fra due scenari estremi: quello che attribuisce alla presidenza Trump un ruolo di rottura radicale e quello che prevede invece semplici aggiustamenti di tiro rispetto a una traiettoria peraltro già tracciata negli ultimi anni. Quale dei due prevarrà?

Trump: un presidente di rottura

Secondo il primo scenario, Donald Trump, forte del controllo repubblicano sia della Camera che del Senato, sarà in grado di attuare una parte significativa della sua piattaforma elettorale, mettendo in discussione i principali pilastri dell’ordine liberale delineatosi dopo la seconda guerra mondiale: il sostegno al libero commercio (con la cancellazione di accordi esistenti e il blocco di quelli in corso di negoziazione) e un sistema di relazioni internazionali incentrato sulla presenza e l’impegno USA in Europa, Asia e Medio Oriente (con un ridimensionamento del ruolo della NATO e maggiori spazi di manovra per la Russia e alcune potenze regionali).

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Foto (15/12/2016) Michael Vadon cc-by

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