L’Ambasciatore Martini lascia la Slovacchia. Intervista di fine mandato


Conclude in questi giorni il suo viaggio in Slovacchia l’Ambasciatore Roberto Martini (sopra con la moglie Flavia – foto Z.Hanout/IIC). Arrivato a Bratislava nell’estate 2012, lo avevamo intervistato nell’agosto dello stesso anno dove ci ha detto come era entrato in carriera diplomatica e cosa si proponeva nel suo mandato a capo dell’Ambasciata italiana in Slovacchia. Lo abbiamo risentito a fine anno per fare un sunto di questi quattro anni e mezzo in questo paese. Di seguito il resoconto. Martini è sposato con Flavia, anche lei senese, conosciuta ai tempi dell’università, e ha due figli, Duccio e Jacopo.


Martini con il presidente slovacco Ivan Gašparovič nel 2012 per la presentazione delle credenziali

Ambasciatore Martini, in una intervista del 2012, all’inizio del suo mandato a Bratislava, diceva di voler fare i suoi primi passi in Slovacchia “in automobile”, «per conoscere il Paese, che mi dicono tutti essere molto bello, ricco di cultura e di prospettive economiche». Dopo quattro anni che cosa ricorderà del Paese Slovacchia?

La Slovacchia è un paese bellissimo: con mia moglie siamo stati qui oltre 4 anni. È stato il posto, tra tutte le missioni all’estero, dove complessivamente io e mia moglie siamo rimasti più a lungo. Pensi che soltanto nella nostra città natale, Siena, abbiamo vissuto più a lungo che a Bratislava! Insomma è stata una seconda casa. Ci porteremo dietro ricordi stupendi: Bratislava, il Danubio, Košice, le foreste, le montagne e ancora, i castelli, l’arte, i musei, la Filarmonica, l’Opera, ecc. Ma soprattutto, il ricordo dell’amicizia e del dinamismo della popolazione, e delle sue attività, come abbiamo avuto modo di apprezzare anche visitando il padiglione slovacco alla Expo di Milano nel 2015! Abbiamo incontrato in questo paese  tanti amici nuovi… siamo due popoli molto vicini  e non è un caso che “ciao” è il saluto comune e caloroso che si usa tanto in Italia che in Slovacchia! Sono contento poi che anche il pubblico italiano conosca ed apprezzi sempre di più questo paese: nel 2015 i turisti italiani sono quelli che sono aumentati maggiormente tra tutti, e passeggiando nelle vie di Bratislava è frequente sentire parlare italiano; inoltre, la prestigiosa mostra sul Gotico slovacco apertasi ad ottobre al Quirinale ha attirato grande attenzione a Roma. È un ottimo sviluppo. Da parte loro, poi, gli slovacchi amano la cultura italiana, promossa con grande successo dall’Istituto Italiano di Cultura a Bratislava: in questi anni passati in Slovacchia abbiamo visto girare a Bratislava scrittori, musicisti, registi, artisti italiani di ogni tipo… ma anche gli Etruschi (!) con la bellissima mostra organizzata al Castello di Bratislava. Diverse centinaia di studenti seguono ogni anno con passione i corsi d’italiano del nostro Istituto di Cultura: tra questi abbiamo uno studente illustre, il vice primo  ministro Peter Pellegrini.


Martini con la moglie Flavia, il generale Amedeo Magnani e il colonnello Onofrio Picarelli, rispettivamente addetto alla Difesa e addetto per l’Esercito

Sempre in quella intervista diceva di vedere un potenziale per le imprese italiane nelle grandi infrastrutture slovacche. A questo proposito, in questi anni si sono visti alcuni grandi lavori presi da ditte italiane, come per impianti chimici o infrastrutture autostradali.

Certo, l’impresa italiana è ricca di eccellenze e ricca di alta-tecnologia: può pertanto contribuire molto ai grandi progetti infrastrutturali e ad altre joint ventures, nonché a forniture in Slovacchia. Nuove prospettive per lavori congiunti sono state esaminate con particolare successo nel corso di una missione dell’ANCE (l’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili) che si è svolta per la prima volta in Slovacchia a fine 2015. Il titolo dell’evento era “Italy and Slovakia Building Together” e decine di imprese italiane di costruzioni (autostrade, ponti, abitazioni, poli ospedalieri, centrali, ferrovie, impianti, ecc.) sono venute appositamente dall’Italia e sono entrate in contatto con società slovacche specializzate. Possiamo fare molto insieme, anche in altri paesi di questa importante area geografica, mettendo insieme le nostre “expertises” e facendo ricorso anche ai fondi europei.


L’Ambasciatore Martini alla missione Ance nel dicembre 2015 (foto CCIS)

 

Per le imprese italiane la Slovacchia non è più quel “paradiso” con tasse basse e costo del lavoro molto conveniente come era qualche anno fa. L’afflusso di imprenditori italiani si è un po’ affievolito. Cosa ne pensa?

Il ricambio è un fenomeno naturale: mentre alcune imprese italiane si ‘diversificano’ e cercano anche altre zone di espansione, nuovi operatori italiani si affacciano per la prima volta con grande interesse sul mercato slovacco e così, proprio la scorsa estate, ho inaugurato, ad esempio,  gli stabilimenti di una nuova fabbrica a Galanta che si inserisce nel settore dell’automotive. Come loro, altri imprenditori si rivolgono a noi per avere informazioni e per rapporti di interscambio commerciale. Il “made in Italy” è apprezzato ed in crescita. La nostra presenza imprenditoriale è forte: a cominciare dalle banche, nel settore dell’energia, nell’indotto dell’automobilistico, nella componentistica, macchinari, forniture aeronautiche, mezzi e dotazioni per la protezione civile e la sicurezza, costruzioni, agroalimentare, tessile, moda… L’interscambio viaggia sui 5 miliardi di euro all’anno. La Camera di Commercio Italo-Slovacca è molto attiva ed in questi anni abbiamo dimostrato che si può ‘fare sistema’ tra Ambasciata, Istituto di Cultura, Camera di Commercio, in raccordo anche con l’ICE di Vienna, con successo.
Un grande aiuto ci è venuto anche dal vostro giornale, Buongiorno Slovacchia, che ringrazio di cuore per la quotidiana opera di informazione su tutto quello che “si muove” per la collaborazione tra i nostri due paesi!


Roberto e Flavia Martini con il ministro degli Esteri Lajcak (foto BS)

Nel corso del suo mandato ha visto due semestri di presidenza del Consiglio dell’UE, quello dell’Italia nel 2014 e quello della Slovacchia appena concluso. Quali sono i risultati che i due paesi possono rivendicare dalla loro presidenza di turno?

I tempi cambiano così rapidamente che è difficile tracciare bilanci mentre sono in piena evoluzione gli eventi internazionali! L’Italia ha sicuramente contribuito con la propria Presidenza della UE nel 2014 a portare i temi dell’occupazione in Europa e delle migrazioni al centro dell’agenda di Bruxelles, richiamando l’attenzione prioritaria di tutti i partner e tirando forte i campanelli di allarme. La Presidenza slovacca ha affrontato da parte sua importanti nuove sfide e impegni, come il percorso della Brexit, il  trattato di commercio con Canada, eccetera. Il terrorismo rimane in filigrana grave minaccia comune nel continente con cui dovremo confrontarci nei tempi a venire. In ogni caso, l’organizzazione della Presidenza UE a Bratislava ha funzionato benissimo e dall’Italia sono intervenuti numerosissimi ministri, parlamentari e personalità varie, oltre al Presidente del Consiglio dei Ministri per il Summit del 16 settembre.
Anche la nostra Ambasciata a Bratislava ha contribuito al successo della partecipazione italiana a tutti gli eventi organizzati dalla Presidenza slovacca, adempiendo agli accresciuti  impegni: ricevimento delle delegazioni, assistenza alle visite, partecipazione agli incontri, logistica, stampa. Sono molto soddisfatto del lavoro del nostro personale che, nonostante le piccole dotazioni, è riuscito così a conciliare queste esigenze con le attività di tutti i giorni.
Ora guardiamo tutti con attenzione ai prossimi appuntamenti per il rilancio del nostro lavoro comune, con la celebrazione del 60° anniversario dei Trattati di Roma nel 2017.


Martini con i deputati Číž e Jarjabek al Gala Italia 2016 (foto Igor Stančík & Rudolf Baranovič)

Il 25 marzo 2017 saranno 60 anni dalla firma dei Trattati di Roma. Cosa ci si aspetta davvero da questo appuntamento? In quali condizioni l’Europa si presenterà alle celebrazioni? Ed inoltre cosa si prospetta a livello della più ampia scena internazionale?

Per quanto riguarda l’Europa, abbiamo bisogno certamente di un nuovo stimolo congiunto per affrontare le diverse crisi, e l’Italia intende proseguire nel suo impegno diretto a tale fine, a cominciare dalle questioni migratorie. Come abbiamo cercato di illustrare con un’azione quotidiana e capillare, il nostro Paese si trova esposto, per il suo collocamento geografico nel centro del mediterraneo e per i precisi obblighi di assistenza previsti a livello internazionale dal diritto del mare, nei confronti dell’emergenza migratoria. L’Italia si sta facendo carico in prima linea e da anni delle operazioni di soccorso, identificazione, assistenza, accoglienza, ed ha promosso l’importante iniziativa del “migration compact”, ossia un programma a largo spettro per affrontare le questioni migratorie partendo dall’origine dei flussi, e  facendo anche ricorso  agli aiuti allo sviluppo per i rispettivi paesi, oltre alla collaborazione rinforzata delle forze dell’ordine, e diverse altre misure. L’Italia porterà avanti queste proposte, nell’ottica di una rinnovata solidarietà europea, con grande determinazione nel 2017, quando Roma ricoprirà tra l’altro  la Presidenza di turno del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e la Presidenza del G7 che culminerà con il vertice di maggio a Taormina. Sono questi importanti anelli di congiunzione tra la scena europea (e le relative celebrazioni dei Trattati di Roma), e la più ampia cooperazione a livello internazionale.


Visita all’azienda di Bruno Mrak, uno degli italiani da più tempo in Slovacchia

La Slovacchia guarda alla Germania come motore dell’Europa e maggior cliente della propria economia. Guarda ai vicini paesi di Visegrad come a popoli e governi con i quali raggiungere obiettivi comuni all’interno dell’Unione. Guarda ai Balcani per le tradizionali relazioni storiche e alla Gran Bretagna per il gran numero di lavoratori slovacchi che di recente vi sono emigrati. Ma come vede l’Italia? È cambiato qualcosa in questi ultimi anni nella percezione del nostro Paese in Slovacchia?

L’Italia, anche se con velocità e risultati variabili nel corso degli anni, mostra sicuramente un trend positivo di lungo periodo: percorso di riforme, miglioramento dei conti, progressiva ripresa della crescita,  potenziamento del ruolo in Europa e nel contesto internazionale. Si tratta di sviluppi che non sfuggono all’opinione pubblica slovacca: sempre più persone ci chiedono con curiosità dettagli riguardo ad iniziative italiane (penso tra le altre alle start–up, ma anche alla riforma della pubblica amministrazione).


Martini con Marek Hamšík a Expo Milano 2015

Nella seconda parte del 2016, come ha ricordato, molti politici, ministri e parlamentari italiani si sono recati a Bratislava per partecipare a incontri e vertici nell’ambito delle attività della presidenza slovacca dell’UE. Prima di allora, ricordiamo in particolare una visita nel luglio 2015 dell’allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Quali sono le questioni di maggior collaborazione tra i due governi e le loro maggiori istituzioni?

La missione nel luglio 2015 a Bratislava dell’allora Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, e oggi Presidente del Consiglio, è stata molto importante per rilanciare ulteriormente i rapporti tra i due paesi, dopo diversi anni dall’ultima visita a livello di ministri degli Esteri. Gli incontri ad alto livello si sono del resto veramente moltiplicati in questi anni: personalmente, ho avuto il grande onore di accompagnare il Presidente della Repubblica Slovacca, Andrej Kiska, per ben tre volte in Italia: due, per incontri al Quirinale con il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ed una, proprio per inaugurare il padiglione slovacco a Expo Milano, come ricordavo sopra (in quel caso c’era con noi anche Marek Hamšík, che non ha bisogno di presentazioni, specie tra il pubblico partenopeo!). Gli scambi di visite sono importanti: non basta incontrarsi a Bruxelles; vedersi direttamente sui rispettivi territori è fondamentale per conoscersi meglio e lavorare insieme.


L’Ambasciatore Martini e la moglie Flavia cucinano insieme per la serie “Cuciniamo con l’ambasciatore” di The Slovak Spectator e del quotiano Sme

Questo era il suo primo incarico da Ambasciatore. In cosa consiste questo ‘lavoro’ nella pratica quotidiana, e come si è evoluto nel tempo? Cosa è cambiato in questo campo da quando lei è entrato in diplomazia?

È vero, era la prima volta! Da quanto ho potuto sperimentare, il lavoro di Ambasciatore è forse più vario di quello che si legge nei libri del passato. Oggi ci viene richiesta una azione a 360 gradi: oltre a curare i rapporti diplomatici, politici, economici internazionali, prende corpo tutta una serie di attività legate all’“illustrazione” del proprio paese, per le quali veniamo chiamati ad intervenire in prima persona. Solo per fare qualche esempio, può capitare di andare in televisione insieme alla moglie per cucinare un risotto e parlare della gastronomia italiana, e delle nostre bellissime tradizioni di ricezione; oppure, presentare gli eccezionali piloti delle Frecce Tricolore al grande pubblico del Festival aeronautico di Sliac; o ancora, intervenire alla radio per commentare partite di calcio tra squadre slovacche e italiane, partecipare a mostre di pittura interattive; lavorare con Twitter e Facebook…
Per non parlare del lavoro fondamentale che svolgono i/le consorti degli ambasciatori: non si tratta solo di affiancare l’ambasciatore (o l’ambasciatrice), ma di promuovere con intraprendenza iniziative di ogni genere che spesso aggiungono davvero ‘colore’, alle normali attività di rappresentanza o protocollari,  come ha fatto mia moglie Flavia.
Quello di Ambasciatore è in ogni caso un lavoro avvincente oltre che impegnativo che raccomando a tutti i giovani che amano il proprio paese e vogliono contribuire (naturalmente, tutti nel nostro piccolo!) alla conoscenza e all’amicizia tra i popoli.


L’Ambasciatore Martini con Loris Colusso, editore di Buongiorno Slovacchia

(La Redazione)

 

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