40 anni da Charta 77

Cadono questo gennaio i 40 anni dalla pubblicazione del manifesto di Charta 77, la più importante manifestazione del dissenso al regime comunista in Cecoslovacchia. Non bastarono la presenza delle truppe sovietiche nel paese, né le politiche restrittive introdotte dopo la Primavera del 1968 per mettere a tacere l’opposizione della società civile al regime totalitario, e un gran numero di intellettuali e cittadini di diversa estrazione, in parte come reazione all’arresto della band cecoslovacca di musica psichedelica Plastic People of the Universe, sottoscrissero una dichiarazione di forte critica al governo della Cecoslovacchia per la mancata attuazione degli impegni sottoscritti in materia di diritti umani. Tra i maggiori problemi indicati si citava la non attuazione della Costituzione dello Stato, l’atto finale della conferenza di Helsinki sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa (1975) e gli accordi delle Nazioni Unite sui diritti politici, civili, economici e culturali.

Il documento fu redatto da personaggi noti del dissenso come il drammaturgo Václav Havel, il filosofo Jan Patočka, il politico Zdeněk Mlynář, l’avvocato e poi diplomatico Jiří Hájek e lo scrittore Pavel Kohout e originariamente firmato da 239 persone (altre fonti dicono 242 o 247). Havel, che già due anni prima aveva scritto una lettera al presidente Husák e 12 anni dopo sarebbe divenuto egli stesso il primo presidente della Repubblica di una Cecoslovacchia finalmente democratica, fu arrestato, insieme a  Ludvík Vaculík e Pavel Landovský mentre tentava di portare la dichiarazione all’Assemblea Federale e al governo della Cecoslovacchia. Nonostante gli originali furono confiscati, copie clandestine circolavano come samizdat e il 6 gennaio 1977 il testo fu pubblicato su diversi quotidiani dell’Occidente, tra cui Le Monde, il Frankfurter Allgemeine Zeitung, il Times e il New York Times e trasmesso da Radio Free Europe e Voice of America.

La reazione del regime fu immediata. Chi sottoscrisse la Charta dovette affrontare dure rappresaglie sotto forma di interrogatori, arresti e vessazioni della polizia politica, la ŠtB, che inoltre cercò di fermare la diffusione del documento. Jan Patočka, che aveva 69 anni ed è considerato la mente principale della dichiarazione, fu la prima vittima delle azioni di polizia: morì di insufficienza cardiaca il 13 marzo 1977 dopo un interrogatorio di ben dieci ore. Anche il suo funerale divenne una manifestazione contro il regime. Havel si fece cinque anni di prigione.

Il governo lanciò una grande operazione di propaganda contro la Charta culminante il 28 gennaio 1977, quando le autorità organizzarono un incontro di personalità provenienti dalla vita sociale e culturale al Teatro Nazionale di Praga. Molti di questi personaggi firmarono la cosiddetta Anti-Charta, nella quale si prendevano le distanze dalle opinioni dei firmatari originari. Nonostante, o forse proprio a causa di questa campagna repressiva, il numero dei firmatari di Charta 77 aumentò nel corso dei successivi dodici anni fino a quasi 1.900.

(La Redazione)

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