È morto Zygmunt Bauman, il teorico della modernità liquida

Il filosofo e sociologo polacco Zygmunt Bauman è morto all’età di 91 anni. Ad annunciarlo, il quotidiano polacco Gazeta Wyborcza. A confermare la notizia, anche l’editore italiano di Bauman, Laterza, che lo saluta come “intellettuale che ha saputo leggere il nostro tempo”.

Baumanera nato a Poznan in Polonia nel 1925: noto per il concetto di società liquida, era docente emerito di sociologia nelle Università di Leeds e Varsavia.

Origini ebree, si era rifugiato in Russia nel corso del secondo conflitto bellico, per poi riparare in Inghilterra. Dopo la perdita della moglie Janina, scrittrice polacca da cui aveva avuto tre figlie, si era risposato con Aleksandra Kania, sociologa e scrittrice.

L’indagine filosofica e sociologica di Bauman ha investito diversi ambiti, come i rapporti fra modernità e totalitarismo, fino ad approdare a un’analisi su più livelli del modo in cui ansia e insicurezza si generano, nella società del capitalismo liberale, a causa di processi identitari liquidi. Una liquidità, quella identitaria, che nasce nelle società contemporanee da una crisi di sistemi dati, come quelli di appartenenza e inclusione anche in relazione a parametri sovraindividuali, statali e politici, che vanno scomparendo.

Una chiave di lettura con cui Bauman spiegava anche, più recentemente, le paure e le insicurezze che lacerano l’Europa e che, come dichiarava in un’intervista dello scorso luglio al Corriere della Sera, “affondano nel nostro modo di vivere, sono segnate dall’indebolimento dei legami interpersonali, dallo sgretolamento delle comunità, dalla sostituzione della solidarietà umana con la competizione senza limiti [...] La paura generata da questa situazione di insicurezza, in un mondo soggetto ai capricci di poteri economici deregolamentati e senza controlli politici, aumenta, si diffonde su tutti gli aspetti delle nostre vite”.

Non del tutto critica, ma nemmeno totalmente benevola, la visione di Bauman sulla rete e sui social, visti come ambiti in cui troppi, anziché cercano una nuova visione o un confronto dialettico altro, si adagiano una comfort zone prossima alle proprie opinioni di partenza. Secondo Bauman, però, come argomentava in un intervento che risale al 2011, “mai dare al messaggero la colpa di ciò che, nel messaggio che ci consegna, non ci aggrada, né attribuirgli il merito di quello che invece ci garba… […] Ebbene, ciò che vale per i messaggi e i messaggeri, vale anche – e in modo analogo benché lievemente diverso – per le offerte di Internet”.

Tra le sue opere più celebri, pubblicate in Italia, Modernità liquida, Stranieri alle porte, La società dell’incertezza, Consumo, dunque sono, Vite che non possiamo permetterci. Tra i riconoscimenti assegnati a Bauman, il Theodor W. Adorno Award nel 1998 e il premio Principe di Asturie nel 2010. La University di Leeds ha inoltre intitolato a Bauman  un omonimo istituto che si occupa dei temi cari al filosofo e sociologo polacco.

(Fonte Wired.it cc-by-nc-nd)

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Foto re:publica cc-by

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