CCCE: in Europa inverno demografico. In Slovacchia il minor tasso di fecondità

«L’Europa sta entrando in un periodo di inverno demografico». L’allarme è stato lanciato la scorsa settimana da mons. Carlos Simon Vazquez, sottosegretario del Pontificio Consiglio per la Famiglia, parlando a Zagabria ai presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa che hanno dedicato questa prima parte dell’Assemblea plenaria Ccee al tema della famiglia e del calo demografico. Il rappresentante vaticano ha presentato ai presuli europei il quadro della natalità oggi in Europa dal quale emerge che l’indice di fecondità è quasi dappertutto al di sotto di 2,0 per donna in età fertile. Nei Paesi dove persiste una forte immigrazione il dato diventa meno preoccupante (Belgio, Germania, Lussemburgo, Scozia, Spagna…). Dove invece non c’è immigrazione, come nell’est dell’Europa, l’invecchiamento è più rapido.

Il Paese europeo con il pericolo più forte di invecchiamento sarà la Slovenia dove l’indice di fecondità sarà di 1,2 e dove oltre il 40% degli abitanti avrà più di 65 anni. Attualmente, invece, l’indice di fecondità più alto è in Islanda (2,2), mentre quello più basso è in Slovacchia (1,22). Le ricadute del calo demografico sulla famiglia, ha detto mons. Vazquez, «sono notevoli perché in questo contesto è fortemente indebolita e fragile. La famiglia è sempre meno allargata e sempre più nucleare ed isolata: il modello diffuso è una coppia più un figlio, o anche un genitore e un figlio».

Purtroppo i Governi europei, è l’avvertimento allarmistico dell’Istituto per la politica famigliare (IPF, una rete di studiosi europea), non si sono ancora resi conto dei problemi che stanno per esplodere. Hanno una visione limitata, a breve termine, e pensano ancora che si possa intervenire con politiche come il prolungamento dell’età lavorativa. Sbagliano, perché non risolvono la situazione all’origine. E non si tratta nemmeno soltanto dei 27 Paesi membri dell’Unione, ma dell’inteto continente, inclusa la Russia. Anche peri aiuti pubblici per le famiglie o la maternità siamo ancora in alto mare: «Purtroppo, il quadro è pessimo»; la Spagna, su questo fronte, è il fanalino di coda d’Europa e l’Italia non è messa molto meglio.

Uno degli aspetti più preoccupanti, già sottolineato dall’IPF lo scorso Novembre, è l’incremento esponenziale delle interruzioni volontarie di gravidanza: dal 1990 «sono stati realizzati 28 milioni di aborti nell’Unione Europea» e ormai «sono diventati la prima causa di mortalità» nel continente. Una cifra agghiacciante, la metà della popolazione dell’Italia.

Le preoccupazioni per la situazione demografica futura sono mitigate dall’effetto dell’immigrazione, che continuerà a caratterizzare la vita del continente europeo (attizzando peraltro chi grida all’islamizzazione dell’Europa-NdR). Interessanti in questo senso i dati relativi ai ragazzi di 14 anni: se nel 1960 la popolazione under 14 era del 27,1%, nel 2010 la percentuale è crolalta al 15,9%. Le proiezioni al 2050 parlano però di una popolazione under 14 di appena l’11,9%.

Aumentano invece in modo esponenziale gli anziani: se nel 1960 gli over 65 erano il 13,5% nel 2050 saranno il 34% della popolazione, di cui un terzo con 85 anni. Sotto osservazione a Zagabria soprattutto i dati relativi alla natalità: ad eccezione di Francia, Svezia e Islanda, che mantengono un indice sopra il 2 per donna fertile, l’indice medio di fecondità in Europa è all’1,52. Dal quadro generale delle famiglie europee risulta che il 41% è senza figli, il 27% con un solo figlio, il 24% con due figli e appena il 6% delle famiglie in Europa ha tre figli. Crescono inoltre i bambini che nascono fuori dal matrimonio e in alcune nazioni del Nord e dell’Est arriva a superare il 50% delle nascite.

(Fonte Toscana Oggi, La Redazione)

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