Quando Lenin inventò la polizia politica

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Quella del 20 dicembre, di novantanove anni fa, fu una data significativa per la storia del regime comunista russo: Lenin, l’allora primo ministro nonché capo del partito bolscevico, conferì a Feliks Dzerzinskij, bolscevico di origine polacca, l’incarico di fondare una polizia segreta russa che avesse il compito di combattere i nemici del regime.

Mosso da questo intento Dzerzinskij, il 20 dicembre del 1917, diede vita ad  una commissione speciale chiamata Cereswitianaja  komissijia, familiarmente abbreviata in Ceka, divenuta successivamente madre del più celebre KGB. L’emblema del nuovo organismo era uno scudo sormontato da una spada: lo scudo per proteggere la rivoluzione, la spada per colpire i suoi nemici. Lo stesso contrassegno fu poi adottato nel 1954 dal neonato KGB.

Le pratiche adottate da tale organismo, fondate sull’infiltrazione nelle compagini controrivoluzionarie e la conseguente eliminazione fisica dei ribelli, diedero vita ad un sanguinario scenario che passò alla storia sotto il nome di “terrore rosso”.

La statua di Dzerzhinsky davanti al palazzo della Lubyanka. L'edificio ancora oggi è sede dell'FSB, i servizi di sicurezza russi. La statua invece fu rimossa nel 1991 dopo il tentato colpo di stato contro Mikhail Gorbachev. Dal 1926 fino al 1991 quella che è oggi Piazza Lubyanka era chiamata Piazza Dzerzhinsky

La statua di Dzerzhinsky davanti al palazzo della Lubyanka. L’edificio ancora oggi è sede dell’FSB, i servizi di sicurezza russi. La statua fu rimossa nel 1991. Dal 1926 fino al 1991 quella che è oggi Piazza Lubyanka era chiamata Piazza Dzerzhinsky. Foto Wikimedia

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Tra i  tanti episodi brutali riconducibili alla Ceka, quello dell’uccisione di un famoso clown, Bim Bom, che durante uno dei suoi spettacoli rimase vittima di un attentato cekista solo perché soleva intrattenere il pubblico facendo battute di spirito sui bolscevichi, o ancora quello delle sparatorie avvenute nel 1918 a Kolpino, nei pressi di Pietroburgo, su una lunga fila di persona in marcia per protestare a causa della scarsità di cibo.

Si stima che tra il 1918 e il 1922 le esecuzioni capitali furono circa duecentocinquantamila.

Dopo quasi cent’anni, dunque, alla luce dei massacri avvenuti in nome di un agognata dittatura del proletariato, fulcro programmatico dell’ attività bolscevica, ci si accorge che  il pensiero marxista secondo cui “..Ogni qualvolta viene posta in discussione una determinata libertà, è la libertà stessa in discussione” non valesse, in realtà, per tutti coloro che non intesero prendere parte alla rivoluzione.

(Marianna de Simone)

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Foto Wikimedia/CC0

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