Il Parlamento slovacco approva una dichiarazione di condanna delle amnistie di Meciar

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Grazie al voto dei deputati della coalizione di governo il Parlamento ha approvato ieri una dichiarazione di condanna delle amnistie concesse nel 1998 dall’allora presidente ad interim Vlamidir Meciar che fermarono tutte le indagini e i procedimenti a carico dei responsabili del rapimento nel 1995 del figlio del primo presidente della Repubblica Michal Kovac. La dichiarazione è stata approvata in prima lettura con 88 voti, mentre una proposta dell’opposizione per abrogare le amnistie, questione di carattere costituzionale e che ha bisogno dei voti dei due terzi del Parlamento, ha ricevuto 78 voti, meno dei 90 necessari.

«La società slovacca ha da tempo espresso preoccupazione per l’incapacità di fare chiarezza e punire i colpevoli del sequestro dell’Ing. Michal Kovac Jr., portato all’estero [in Austria-ndr]. L’amministrazione della giustizia è stata impedita dalle amnistie concesse dal primo ministro Vladimir Meciar», mentre godeva di alcuni privilegi presidenziali, si legge nella dichiarazione. Il figlio dell’ex presidente Michal Kovac fu rapito il 31 agosto 1995, le amnistie emesse tre anni dopo. Nella dichiarazione il Parlamento condanna il rapimento di un cittadino slovacco, un fatto che è non solo un atto grave di lesione dei diritti umani e libertà fondamentali di quel cittadino, ma anche un atto che ha danneggiato la reputazione della Slovacchia. Il Parlamento condanna anche – a 18 anni da quei fatti – la sanatoria emessa dal primo ministro, che ha impedito la scoperta e punizione dei colpevoli.

Un emendamento dell’opposizione chiedeva l’inserimento anche di questa frase: «Il Parlamento esprime la volontà di agire contro queste azioni vergognose con l’adozione di una legge costituzionale per l’abrogazione di alcune decisioni di amnistia». Il testo non è però stato approvato.

La proposta del deputato Jan Budaj (OLaNO-NOVA) per annullare i condoni è passata alla seconda lettura, ma avrà bisogno di almeno 90 voti per essere approvata, e in prima lettura ha ottenuto solo 78 voti.

I deputati di opposizione considerano la dichiarazione di condanna solo un gesto vuoto e meramente simbolico, e insistono nel voler arrivare all’abrogazione delle amnistie, che hanno protetto fino ad oggi diversi presunti colpevoli del rapimento del figlio del presidente Kovac nel 1995, salvandoli da un processo e dal fare luce completa su quella pagina oscura della recente storia slovacca.

Il presidente Andrej Kiska si era rivolto a tutti i deputati, dopo la morte dell’ex presidente Kovac, chiedendo loro di fare qualcosa per porre rimedio alle conseguenze di un atto vergognoso come il rapimento del figlio di un presidente, a cui è seguito l’omicidio di Robert Remias, uno dei presunti colpevoli.

Il ministro della Giustizia Lucia Zitnanska (Most-Hid), che ha presentato la proposta di dichiarazione all’esame parlamentare, ha detto di avere sempre sostenuto l’annullamento delle amnistie e le voterebbe anche oggi, ma lei si riconosce nella formulazione del testo, che è «una dichiarazione politica, senza conseguenze legali e senza impatto diretto sulle posizioni dei singoli partiti o parlamentari in relazione alle proposte per l’abolizione delle amnistie». È una condanna politica sulla quale «la maggior parte del Parlamento può trovare un consenso», cosa che «evidentemente non vale per l’abrogazione», ha aggiunto.

Il primo ministro Fico ha ribadito la sua opinione che le amnistie di Meciar non possono essere rottamate come richiesto dall’opposizione. «Chiunque abbia un titolo di avvocato lo sa», aveva detto, ammettendo invece la possibilità di una dichiarazione parlamentare per la condanna politica dell’operato dell’ex premier Meciar.

L’opinione è condivisa dal capo dell’assemblea parlamentare Andrej Danko (SNS), dato che nessun organismo autorizzato – «intendo la Corte Costituzionale e il suo senato», ha mai «dichiarato che il Parlamento può annullare le amnistie con una legge costituzionale». Si tratta di una questione strettamente giuridica, roba «per gli avvocaati costituzionali». Lui è d’accordo nel dire che il rapimento del figlio dell’allora presidente Kovac abbia creato «una grande macchia sullo sviluppo della democrazia slovacca», ma ciò non significa che il Parlamento abbia il potere di abrogare delle amnistie presidenziali, mentre invece «può e deve» adottare una dichiarazione per condannarle.

Secondo le indagini del tempo, i responsabili del rapimento, e del successivo omicidio di Remias, furono un gruppo di agenti dei servizi di intelligence slovacchi in combutta con ambienti della malavita. In entrambi i casi è ritenuto essere coinvolto l’allora capo del SIS (Servizio di Intelligence Slovacco). Ma non si è mai arrivati a un processo grazie alle amnistie di Meciar che con il presidente Kovac aveva un conto aperto in una stagione di gravissimo conflitto istituzionale.

(Red)

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