Gheddafi, per capire chi era bisogna rileggere cosa scriveva sulle donne

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[Khalifa Abo Khraisse, regista, Internazionale.it] – Il 20 ottobre è stato l’anniversario della morte di Muammar Gheddafi. Molti ne hanno approfittato per rimpiangerlo, diffondendo le solite falsità su di lui attraverso siti e blog.

Quest’anno la nostalgia per Gheddafi è sembrata più forte che in passato, non solo in Libia ma anche nel resto del mondo. Il fatto è che molti avversari di Hillary Clinton hanno usato l’anniversario contro di lei. Non sto dicendo che preferisco un candidato in particolare alle presidenziali statunitensi, ma se qualcuno dovesse puntarmi una pistola alla tempia costringendomi a scegliere tra Hillary Clinton e Donald Trump, be’, sceglierei Hillary. E visto che la Libia è diventata uno degli argomenti di discussione preferiti nella campagna elettorale, immagino che anche i libici possano avere voce in capitolo.

“Non avreste dovuto rovesciare Gheddafi, guardate il caos che avete provocato”: accuse del genere sono molto diffuse, anche se a nessuno importa davvero della Libia. Se a queste persone importasse qualcosa del genere umano, invece di chiedere ai candidati cos’hanno o non hanno fatto in Libia, perché non gli chiedono cosa faranno per Aleppo? Dal loro punto di vista, la Libia sta subendo le conseguenze dell’ingerenza occidentale, mentre in Siria pagano la mancata ingerenza. I due scenari si sono verificati più o meno nello stesso periodo, perciò quello che è successo in un paese è la risposta alle domande sull’altro.

Dai commenti di queste persone emerge una totale assenza di empatia, l’incapacità di immaginare come si viva realmente sotto il regime di un tiranno. Pensare che tutto quello che accade nel mondo le riguardi e discutere di qualsiasi crisi solo in base alle conseguenze per il loro stile di vita è davvero egocentrico. Chi vive nei paesi in via di sviluppo non è considerato davvero umano.

Nonostante tutto questo, fino a un certo punto posso anche capire alcune domande e alcuni commenti. Quello che è inaccettabile e irrispettoso è il tentativo di dipingere Gheddafi come un eroe. Qualcuno è perfino arrivato a paragonarlo a Gesù, che “loro” avrebbero crocifisso perché minacciava i loro interessi economici. La nostra memoria collettiva come nazioni è corta, e alcuni si sono assunti la responsabilità di scegliere quali pezzi del passato dovremmo ricordare.

Il culto della personalità del “cane pazzo del Medio Oriente”, come lo aveva definito l’ex presidente statunitense Ronald Reagan, è ancora vivo. È facile per un sedicente esperto scrivere e condividere informazioni fabbricate ad arte, basate in gran parte su film stupidi come 13 hours: the secret soldiers of Benghazi. Questi sedicenti esperti continuano a ripetere cose come: “Ai suoi tempi in Libia non c’erano le bollette dell’elettricità. Non c’erano interessi sui prestiti, Gheddafi aveva giurato che i suoi genitori non avrebbero avuto una casa finché non l’avessero avuta tutti gli altri libici, tutti i novelli sposi in Libia ricevevano sessantamila dinari dal governo”.

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Foto thierry ehrmann cc-by

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