WWF: la fauna selvatica nel mondo è crollata del 58% in 40 anni

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La fauna selvatica del mondo è diminuita del 58% dal 1970. A svelarlo è il Living Planet Report, un rapporto che viene pubblicato da Wwf ogni due anni con lo scopo, per l’appunto, di monitorare periodicamente lo stato della fauna selvatica sul nostro pianeta. Gli autori del rapporto hanno analizzato lo stato di oltre 14mila popolazioni di 3.706 diverse specie di uccelli, pesci, mammiferi, anfibi e rettili, dal 1970 a 2012, fornendo così un indici dello stato dell’abbondanza della biodiversità: i risultati ottenuti evidenziano, in particolare, che gli animali che vivono in laghi, fiumi e zone umide stanno subendo le più grandi perdite (solamente per le specie di acqua dolce il calo si aggira intorno all’81% dal 1970). La causa principale che ha contribuito alla decimazione delle specie è, purtroppo, l’attività umana, e in particolare il commercio della fauna selvatica, l’inquinamento e il cambiamento climatico.

Secondo la valutazione del Wwf, se questo trend dovesse continuare il declino potrebbe raggiungere i due terzi dei vertebrati entro il 2020.

“È abbastanza evidente che la decrescita delle popolazioni di animali selvatici sia destinata a diminuire: non possiamo più permetterci di ignorare il problema”, ha spiegato alla Bbc Mike Barrett, del Wwf. “Sappiamo quali sono le cause e sappiamo l’entità dell’impatto che gli esseri umani stanno avendo sulla natura e sulle popolazioni della fauna selvatica: è davvero arrivato il momento di agire”.

Il rapporto ha inoltre evidenziato che altre specie hanno subito un forte declino: gli elefanti africani, per esempio, hanno subito enormi cali negli ultimi anni con l’aumento della caccia di frodo, e gli squali, che sono minacciati dalla pesca eccessiva.

I ricercatori spiegano che le popolazioni di vertebrati sono in calo in media del 2% ogni anno, e avvertono che se non si interviene, le popolazioni della fauna selvatica potrebbero risultare, rispetto al 1970, del 67% in meno entro la fine del decennio. “E se le pressioni – come per esempio, lo sovrasfruttamento e il commercio illegale di specie selvatiche – dovessero aumentare, la situazione tenderà sempre di più a peggiorare”, spiega alla Bbc Robin Freeman, capo della Società Zoologica di Londra(Zsl), uno degli enti che ha partecipato al rapporto.

Tuttavia, il Living Planet Report ha ricevuto alcune critiche. Come spiega la Bbc, infatti, il rapporto sembra essere troppo concentrato su alcune regioni del mondo e sembra averne ignorato delle altre. “Ci sono analisi estremamente dettagliate, ma altre, invece, molto più superficiali”, afferma Stuart Pimm della Duke University (Usa). “Si nota, per esempio, un massiccio sbilanciamento del rapporto verso l’Europa occidentale. Ci sono pochi dati relativi al Sud America e all’Africa tropicale”.

(Marta Musso, via Wired.it cc-by-nc-nd)

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Foto Mariamichelle/CC0

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