Patto di stabilità, braccio di ferro nell’UE. Italia e Slovacchia per una linea morbida

A Bruxelles sono in corso modifiche al Patto di stabilità dell’Unione monetaria, per evitare che capiti un nuovo “caso Grecia”, come un nuovo attacco della finanza internazionale sull’eurozona. E l’Europa si è spaccata sulle misure tra nord e sud. L’eurozona si divide tra fautori di una linea dura con tanto di sanzioni, anche di tipo politico, per gli Stati che sgarrano, e chi invece rifiuta un patto blindato. In mezzo, la Commissione Europea chiamata oggi a presentare le nuove regole. Compito ostico visto che la riunione di Lunedì dell’Eurogruppo si è conclusa con un nulla di fatto.

A guidare la linea dura il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, affiancato da Germania, Olanda e Finlandia, che sosteranno le sanzioni preparate dal Commissario agli Affari economici e monetari, Olli Rehn. Chi non rispetterà i vincoli europei su deficit (3% del PIL) o debito (60%) potrà incorrere in sanzioni (automatiche) pari allo 0,2% del PIL, mentre la sanzione sarà dello 0,1% del PIL se l’UE constaterà altri squilibri come, ad esempio, un’impennata nei salari che renda l’economia meno competitiva. Ma la Germania è in prima linea anche a contestare ai trasgressori lo stesso diritto di voto.

All’altro lato c’è il blocco meridionale dell’Europa, con Italia e Belgio (entrambi hanno il debito oltre il 100%), la Francia che non sopporta i diktat di Bruxelles, Spagna, Irlanda, Portogallo e Slovacchia (che comunque non sfora, come solo altri tre Paesi dell’eurozona, il 60% del debito). Per questi Paesi, che hanno sempre in vista l’obiettivo del rigore, la soluzione deve essere trovata con criteri politici e non sulla base di rigide tabelle contabili.

(Fonte Velino)

Patto di stabilità, braccio di ferro nell’UE. Italia e Slovacchia per una linea morbida

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