Fico e Kiska ai ferri corti

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Sono scintille in questi giorni nei rapporti tra il presidente Andrej Kiska e il primo ministro Robert Fico, dopo due fatti avvenuti negli ultimi dieci giorni. Il premier ha criticato le recenti osservazioni del presidente sulla posizione del Gruppo di Visegrad (v4 / Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia) nei confronti dell’immigrazione, che, a suo parere, avrebbero indebolito l’immagine dei quattro stati centroeuropei in Europa. Fico ha definito inadeguate le parole del capo dello Stato, perché «se non fosse per il V4, ora avremmo la redistribuzione di migranti con quote obbligatorie, e se non fosse per i paesi del V4 la Slovacchia non riuscirebbe a difendere in modo efficace i propri interessi sulla questione del gas, che ora viene trasportato [in Occidente] attraverso il nostro paese». Il premier ha ribadito come anche la riunione dei leader del V4 a Bruxelles, prima del vertice UE della scorsa settimana, ha confermato la capacità dei quattro paesi membri – grazie anche alla popolazione complessiva di oltre 60 milioni di persone – di coordinare le loro posizioni e avere un peso nelle decisioni dell’Unione europea.

Fico ha poi ricordato al presidente che forse dovrebbe dare meno ascolto ai suoi consiglieri. L’incontro di Kiska con il Dalai Lama una settimana fa ha provocato toni bruschi da parte delle autorità cinesi, e ha «chiaramente danneggiato le relazioni slovacco-cinesi», ha detto Fico, sottolineando che è compito del primo ministro avere buone relazioni economiche e opportunità di affari con i paesi esteri.

Il ministro degli Esteri Miroslav Lajcak aveva detto all’inizio della settimana scorsa che, incontrando il Dalai Lama, Kiska aveva ignorato la “forte opposizione” della Cina, e che l’iniziativa era del resto contraria all’impegno della Slovacchia a rispettare la politica di “una sola Cina”, con il Tibet come parte integrante della Repubblica Popolare Cinese. Lajcak aveva inviato una lettera al ministro degli Esteri cinese, tramite l’albasciatore in Slovacchia Lin Lin, dove affermava che il presidente slovacco, il governo e tutti i funzionari dello Stato slovacco rispettano pienamente la sovranità e l’integrità territoriale cinese.

L’analista politico Juraj Hrabko ha detto a Tablet.tv, come riportato da Tasr, che Kiska aveva il diritto di incontrare il Dalai Lama, come Fico e il capo del Parlamento Andrej Danko avevano il diritto di non farlo. Ma Kiska ha sbagliato a chiedere il permesso all’ambasciata cinese, che lo ha fermamente rifiutato, e poi ha ricevuto comunque l’autorità spirituale buddista in un incontro “privato”. Un atteggiamento ondivago e traballante, ha detto Hrabko, che non ha portato nulla di buono. Kiska è presidente 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, e non è possibile per lui avere “incontri privati” con una autorità straniera in esilio senza che sia intesa come una iniziativa formale.

(Red)

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